''AIUTO I BAMBINI AFRICANI ANCHE FACENDOLI RIDERE'',
L'UMANITA' DI COVATTA, ''LE ONG SONO UNA COSA SERIA''

Pubblicazione: 26 gennaio 2018 alle ore 18:59

Giobbe Covatta all'Aquilone
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L'AQUILA - "Basta poco che ce vò! Con il nostro piccolo contributo, con una piccola rinuncia, noi, che siamo stati più fortunati a nascere in questa parte del mondo, possiamo davvero dare una mano a tantissimi bambini la cui aspettativa di vita media è ancora sui 16 anni, nati in Paesi svantaggiati e senza alcuna prospettiva di sviluppo".

Con queste parole il comico, attore e scrittore Giobbe Covatta ha cercato di smuovere le coscienze del suo pubblico di studenti, all'Aquila nel centro commerciale L'Aquilone, dove ha portato non solo la sua esperienza come testimonial di Save the children e Amref, una organizzazione non governativa (ong) si propone di migliorare la salute in Africa attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali, ma ha premiato i ragazzi della Scuola media” “Patini-Mazzini”, che hanno partecipato ad un concorso di sensibilizzazione verso queste realtà più svantaggiate.

“Basta poco che ce vò'” è lo slogan di Covatta che porta avanti da quasi 25 anni, da quando si è trovato per la prima volta a contatto con le realtà di questi bambini a cui manca tutto, dalla scolarizzazione, al cibo, a condizioni igienico-sanitare elementari.

“Bambini miei, dovete studiare! - è stato l'appello del comico che non ha risparmiato a nessuno la sua risata comunicativa e le sue battute - Il problema del nostro mondo è proprio l'ignoranza, il non sapere, il far finta, oppure pensare che non ci riguardi perché collocato in una parte del mondo troppo lontana!”.

“I ragazzi di oggi hanno tutto, anche quello che dovrebbe essere un privilegio - ha spiegato Covatta ad AbruzzoWeb - come ad esempio gli smartphone. In Africa, in molti Paesi islamici i bambini hanno invece solo doveri. Sembrerà strano, ma è così ed è anche colpa nostra!”.

“La storia come maestra di vita e come mezzo per progredire", è il pensiero del comico che ha ricordato figure importanti nel panorama italiano come Indro Montanelli, uno dei giornalisti più importanti della storia d’Italia, a una platea giovanissima che forse non ne ha mai nemmeno sentito parlare.

“Da Indro io ho imparato un sacco di cose - ha ricordato - e sarebbe bene che anche questi ragazzi, le nuove generazioni, trovassero un loro mentore, un maestro. Sarebbe bene che spegnessero ogni tanto tutti questi attrezzi che gli vengono dati per passare il tempo e che cercassero di scoprire il mondo con i loro occhi, Anche perché viviamo un momento delicatissimo, fatto di fake news che passano attraverso la rete e che io chiamo ancora con il nome: vere e proprie stronzate”.

Spegnere la tv e i cellulari quindi, ma non del tutto.

“Devono riconoscere - ha ammesso il comico - che sono stati e sono tutt'ora mezzi importantissimi. Non dimentichiamo che negli anni'50 le prime tv hanno unito il Nord e il Sud di questo Paese, permettendo ad un napoletano, a un calabrese di avvicinarsi alla lingua di uno di Torino o di Milano, alle abitudini, ai costumi, fino ad allora sconosciuti!”.

“I ragazzi di oggi, sia quelli fortunati che quelli che vivono in situazioni di disagio, in qualunque posto del mondo, hanno bisogno di un'iniezione di speranza, che deve partire da noi adulti”, ha aggiunto.

Covatta lavora da anni con le ong, negli ultimi mesi nell'occhio del ciclone per via dei presunti illeciti negli sbarchi dei migranti e in tutto ciò che ruota intorno a questo triste e spesso tragico fenomeno di migrazione.

Però lui non ci sta, o quantomeno è dalla parte di chi lavora con bontà d'intenti.

“Le organizzazioni non governative sono una cosa seria, da quasi cinquant’anni collaboro con varie organizzazioni umanitarie, cercando di portare ovunque quell'iniezione di speranza di cui parlo. C'è tanta serietà, c'è un lavoro di volontariato importante e si cerca dove si può di arginare la tragedia dei tanti che perdono la vita durante questo viaggio alla ricerca della serenità”.

All’orizzonte, per Covatta non ci sono solo progetti umanitari nell'immediato ma anche cinema: è tornato infatti a Natale con Poveri ma ricchissimi, il fortunato sequel, campione di incassi, con Enrico Brignano e Christian De Sica nel quale interpreta un pittoresco prete della borgata romana.

“Quanto è santa una risata! Mi piace tanto, dopotutto nasco come comico  e si può fare e dire tanto anche facendo ridere il tuo interlocutore, mi è piaciuta questa esperienza, lo faccio sempre tanto volentieri. Un film tutto mio? Chissà...”, conclude sibillino.



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