''ALL'OMBRA DELLA JENCA'' DELL'AQUILANA PELLICCIONE, INEDITO TRA PASSATO E FUTURO, ''RIPARTIRE DA STORIA''

Pubblicazione: 21 dicembre 2018 alle ore 09:00

L'AQUILA - "La letteratura, ma anche il turismo, possono essere dei veicoli di promozione importanti per il territorio, nel mio caso, essendo particolarmente radicata in terra d'Abruzzo, in me è vivissima l'aquilanità e l'amore per la mia città. Mi sono sempre caratterizzata, anche negli scritti, con una formazione che trae origine dalla mia terra, tutti i miei libri parlano dell'Aquila e dell'Abruzzo".

 

Così la giornalista e scrittrice aquilana, Monica Pelliccione, reduce dal premio Racconti Abruzzo e Molise 2018 del concorso del concorso di letteratura contemporanea, indetto dalla casa editrice emiliana Historica edizione che ha ricevuto nella sala convegni dell'hotel Villa Maria, a Francavilla al Mare (Chieti), domenica scorsa, racconta ad AbruzzoWeb la sua nuova opera.

Pelliccione ha ottenuto il riconoscimento con il racconto inedito “All’ombra della Jenca”: una storia che si snoda alle falde del Gran Sasso d’Italia, sull'onda della tradizione centenaria degli antichi pastori, custodi di greggi e armenti. È qui, nell'alveo genuino di una cultura rurale intrisa di misticismo e semplicità, che prende forma l'incontro fortuito tra un pastore di Assergi e Giovanni Paolo II.

"Nella trama del racconto l'incontro si traduce in una riflessione su quella che è stata la vita pastorale nei secoli, ma anche l'esistenza sulle Montagne abruzzesi, fatta di stenti, ma anche di vicinanza con la natura. Da questo incontro, poi, il pastore trae spunto per capire quanto profonda possa essere la vita che fino a quel momento lo ha caratterizzato, è una prospettiva diversa verso il futuro", ha spiegato la scrittrice.

Lo scenario spazia dalla chiesetta di San Pietro della Jenca, abbarbicata sulle rocciose montagne abruzzesi, ultimo baluardo dell’omonimo borgo, di recente eretto a santuario dedicato a Papa Wojtyla, ai paesaggi tibetani di Campo Imperatore. 

Una storia vera, calata ad arte nel silenzio ovattato del borgo di San Pietro della Jenca dove l'universo irto di contraddizioni della vita pastorale sposa il riscatto in un futuro migliore. Tra tratturi e sentieri scoscesi, ai piedi del maestoso Gran Sasso. 

Il contesto inedito dell'ambientazione del racconto da sì che l'incontro tra il Santo Padre e il pastore Giovanni, muti per sempre la visione pessimistica della vita pastorale, declinandola in una rinnovata esaltazione di un mestiere antico e autentico. Pelliccione, che a settembre scorso è stata insignita del premio nazionale Rotary Agape per la cultura è autrice di tre volumi: “L’Aquila e il polo elettronico. Retroscena di una crisi”, edito nel 2005, “Nel nome di Celestino”, pubblicato nel 2009 e “San Pietro della Jenca” (2013). 

"Il prossimo anno ci sono due possibilità importanti che riguardano l'Unesco: da una parte la candidatura della Perdinanza celestiniana e la transumanza. In questo senso bisogna ricordare che l'Abruzzo, il Gran Sasso, la piana di Campo Imperatore, sono stati la culla, l'alveo della transumanza verso le Puglie e hanno caratterizzato per secoli l'economia aquilana, un fattore che andrebbe sottolineato, molti, infatti, non conoscono questo aspetto", ha aggiunto Pelliccione.

"La città dell'Aquila ebbe il suo momento fiorente, soprattutto in campo economico, quando la pastorizia consentì a questa città di essere il centro non soltanto degli scambi in Italia, ma addirittura in Europa - ha concluso - Dobbiamo ripartire anche da qui, dalla tradizione rirale, dalla cultura e dalla storia del nostro territorio, ma sempre con lo sguardo rivolto al futuro". (a.c.p.)



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