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ANNO GIUDIZIARIO TRIBUNALE ECCLESIASTICO: AUMENTANO CAUSE NULLITA' MATRIMONI

Pubblicazione: 12 febbraio 2020 alle ore 16:41

CHIETI - Aumento del numero delle cause per annullamento di matrimonio iscritte a ruolo, 99 del 2018 alle 103 del 2019. In aumento anche le sentenze di dichiarazione di nullità, dalle 126 del 2018 alle 136 nel 2019. con motivo prevalente "l'immaturità psico-affettiva". 

Dimezzamento, da due ad un solo anno, della durata delle cause.

Sono i dati snocciolati dell’attività 2019 del Tribunale ecclesiastico interdiocesano Abruzzo e Molise, organismo della chiesa cattolica che giudica le cause matrimoniali, in occasione dell’inaugurazione dell'anno giudiziario 2020 celebrato nella sede del Seminario Regionale San Pio X. 

Ad introdurre i lavori Bruno Forte, arcivescovo metropolita di Chieti e Vasto. La relazione sull'attività giudiziaria del 2019 è stata svolta dal vicario generale don Antonio De Grandis, presidente del Tribunale ecclesiastico.

A seguire la prolusione di monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo metropolita di Cagliari, dedicata al ruolo della Conferenza episcopale italiana nella riforma dei Tribunali ecclesiastici italiani. Presenti in sala l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, della Lega, e il prefetto di Chieti, Giacomo Barbato, il presidente della Corte di Appello dell’Aquila, Fabrizia Ida Francabandera.

Il Tribunale ecclesiastico, ha subito esordito il vescovo Forte, “è un grande servizio di carità e giustizia”.

Ha poi commentato ad Abruzzoweb, che ha seguito in diretta l’evento: “Perchè le famiglie sono fragili? Perchè forse non si arriva al matrimonio con l'adeguata consapevolezza e preparazione. Incidono anche fattori esterni, come la mancanza di lavoro, e le crisi che abbiamo attraversato. Il messaggio della Chiesa è di dare fiducia alle famiglie, e sostenerle nel loro cammino".

Nello snocciolare i dati della relazione, il vicario De Grandis, ha evidenziato innanzitutto che "l’attività del nostro tribunale registra un percorso di conversione della struttura organizzativa per rispondere all'esigenza di rendere le procedure per il riconoscimento della nullità matrimoniale più accessibili ed agili, in attuazione dei principi cardine della riforma che sono la celerità la prossimità e la gratuita”.

Altro spunto di riflessione De Grandis l'ha riservato ai motivi di nullità matrimoniale che oramai, ha spiegato, da alcuni anni confermano la tendenza ad evidenziare come motivo prevalente le “problematiche psichiche” e il “grave difetto di discrezione di giudizio”, soprattutto per “immaturità psico affettiva” e “incapacità ad assumere gli oneri matrimoniali essenziali” che hanno raggiunto il numero di 110 cause.

“Questa descrizione – ha commentato De Grandis - stimola le nostre comunità sia diocesane che parrocchiali, ad una più attenta pastorale di accompagnamento dei fidanzati, sul piano della formazione umana e cristiana, e prevenga la superficialità ed immaturità, con cui ci si accosta spesso alle nozze".

Per quanto riguarda “la riduzione dei tempi processuali - ha sottolineato De Grandis - l'obiettivo è stato raggiunto soprattutto grazie ad una riduzione dei tempi della fase istruttoria dovuta alla nomina di un nuovo giudice, e la fase discettatoria invece non si è ancora centrato l'obiettivo di ridurre al minimo i tempi che vanno dalla conclusione in causa la fissazione della sessione sentenza. Ha inciso anche il crescente ricorso al processus brevior”.

Interessanti i numeri complessivi relativi alle ragioni di nullità nei matrimoni definite dalle sentenze: 110 per “grave difetto di discrezione di giudizio”, 45 per “esclusione della indissolubilità”, 16 per “incapacità di assumere gli oneri matrimoniali essenziali”, 9 per “esclusione della prole, 2 per “dolo” e ancora 2 per “simulazione totale”.

Nella sua prolusione, monsignor Baturi, ha tracciato un bilancio degli effetti della riforma sui processi di nullità matrimoniale voluta da papa Francesco, con il Motu Proprio Mitis Iudex Dominus Iesus, del settembre 2015.

“Nel 2005 papa Giovanni Paolo II, ha detto che i vescovi non possono disinteressarsi ai tribunali ecclesiastici, considerandoli come organi meramente tecnici. Ed è quello che è si compiuto con la riforma, a quattro anni dal Motu propriu di Papa Francesco. I vescovi sono ora vicini e attenti all’attività giudiziaria, sono nate nuove strutture diocesane e interdiocesane, sono state riorganizzate ed efficientate quelle esistenti”.

Baturi ha poi affrontato il tema dei costi e dell’accesso ai tribunali ecclesiastici. “L’intero fabbisogno dei tribunali ecclesiastici ammonta 15 milioni di cui 13 milioni sono coperti dalla Cei, con i fondi dell’8 per mille. Il Papa ha evidenziato che giustamente che per quanto è possibile, l’accesso deve essere gratuito. Ma invita i fedeli abbienti a versare un obolo, per il servizio di giustizia ricevuto. In questi ultimi tempi si è esteso l’accesso al gratuito patrocinio”. (f.t.)

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