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''BUSSI, MESSA IN SICUREZZA INESISTENTE'',
ESPOSTO DEL M5S, ''OMISSIONI MINISTERO?''

Pubblicazione: 13 aprile 2017 alle ore 12:40

PESCARA - "Persistente e grave stato di contaminazione dei terreni e delle acque superficiali e sotterranee attinenti il Sito di interesse nazionale (Sin) di Bussi", sede della cosiddetta megadiscarica dei veleni.

Èquanto denuncia il Movimento cinque stelle, che domani presenterà un esposto in Procura, firmato dai consiglieri regionali Sara Marcozzi e Domenico Pettinari, dal deputato Gianluca Vacca e dall'avvocato Isidoro Malandra.

Nell'illustrare i contenuti dell'esposto, Marcozzi e Malandra sottolineano che "dal 2008 ad oggi numerosi sono stati i contaminanti, cancerogeni e non, rilevati nella zone di Bussi e Piano d'Orta", spiegando che la denuncia "non è solo una ulteriore caccia al responsabile dell'inquinamento, di questo a più riprese si è già occupata la magistratura ordinaria" e si chiedono "perchè, a distanza di 10 anni, il sito è ancora contaminato, non è stato messo in sicurezza e non è stato bonificato".

La Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila ha certificato proprio il 17 febbraio scorso che il sito industriale e le discariche dei veleni dello stabilimento Montedison hanno effettivamente avvelenato le acque di falda e riconosciuto che sul disastro colposo esistono dei comportamenti aggravati che impediscono la prescrizione del reato. Una sentenza rivoluzionata rispetto al primo grado che, due anni e tre mesi dopo la contestata sentenza della Corte d'Assise di Chieti, apre scenari nuovi sulla vicenda. La sentenza riconosce infatti l'avvelenamento delle falde, seppure prescritto, e condanna dieci imputati per disastro colposo, con provvisionali milionarie: ma se nella sentenza di primo grado nulla sarebbe successo, stavolta i giudici aquilani hanno spiegato che invece ci sono colpe precise e l'inquinamento è assodato.

"Ciò che emerge, a distanza di dieci anni dalla scoperta della discarica Tremonti - osservano oggi i grillini - è un quadro desolante, fatto di omissioni ed errori che hanno causato e continuano a causare la contaminazione delle falde acquifere e dunque danni ambientali enormi. È per questo che abbiamo deciso di depositare un ulteriore esposto che chiarisca le ragioni dei ritardi e le eventuali responsabilità".

Nel ricostruire l'iter della vicenda e i livelli di inquinamento rilevati all'epoca e a oggi ancora persistenti, i grillini sottolineano che "pochi dei soggetti obbligati effettuarono alcuni lavori di messa in aicurezza d'emergenza (Mise) e prevenzione. Già allora, però - affermano - l'Arta contestò le operazioni ritenendo che la messa in sicurezza, in particolare quella attuata dal commissario Adriano Goio, non fosse funzionale a garantire il confinamento della contaminazione delle acque sotterranee, visti i superamenti dei valori per solventi clorurati e altri paramentri rilevati in campioni di acque a valle della discarica".

"Con recenti note del 2015 e del 2016 - illustrano gli esponenti pentastellati - Arta continua a rilevare il persistente inquinamento e la persistente contaminazione delle acque sotterranee, dovuta ancora soprattutto a solventi clorurati a valle della discarica. A oggi, in merito all'Area ex Montecatini - Piano d'Orta, non si hanno notizie di indagini, caratterizzazioni, misure di Mise-Prevenzione, né nell'area Sin né nelle aree limitrofe in cui risiedono migliaia di cittadini. Anche le indagini effettuate, tra marzo e giugno 2016, da Società Chimica Bussi spa nelle aree interne e a valle dello stabilimento delineano un quadro idrochimico paragonabile a quello riscontrato nelle precedenti indagini. Le validazioni di Arta si spingono sino agli inizi di febbraio 2017 ed attesterebbero, al contrario di quanto affermato dalla Società Chimica Bussi spa, un aumento dei livelli di contaminazione, in particolare per quanto riguarda l'esacloroetano ed il tetracloroetano".

Chiedendo l'immediata messa in sicurezza d'emergenza e parlando di "una procedura che da dieci anni viaggia di rimpallo in rimpallo, di rinvio in rinvio", i grillini chiedono di chiarire in particolare due aspetti: accertare se costituiscano reato a carico dei responsabili dell'inquinamento o dei proprietari dei siti le omissioni e gli errori che hanno condotto all'attuale stato di contaminazione; accertare se possa configurarsi un reato di natura omissiva anche da parte del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare laddove non sia intervenuto o non intervenga in sostituzione e in danno ai fini dell'immediata messa in sicurezza d'emergenza dei siti contaminati ricompresi nel Sin Bussi".



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