''CHI SUONA E CANTA IMPARA TUTTE
LE SCIENZE'': A LEZIONE DA NANDO CITARELLA

Pubblicazione: 27 novembre 2016 alle ore 08:23

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L'AQUILA - Andrea Sacco, indimenticato contadino e cantore di Carpino, in Puglia, alla domanda "che cosa provi quando altri musicisti popolari ti rubano le canzoni e le mettono nei loro cd?" rispose con sincera ingenuità, "E come è possibile rubare una canzone!".

In questo aneddoto lo spirito profondo della musica popolare di cui è interprete e promotore anche Nando Citarella, campano di Nocera inferiore, musicista, attore, e studioso delle tradizioni popolari, che ha collaborato con artisti del calibro di Eduardo De Filippo, Dario Fo, Lindsay Kemp, Roberto De Simone e Ugo Gregoretti. E che con l'Abruzzo ha un legame profondo.

Nei mesi precedenti al  6 aprile 2009, mentre la terra ballava lanciando sinistri e inascoltati allarmi, infatti, lui era all'Aquila per preparare un concerto assieme all'Orchestra sinfonica abruzzese. Ed è anche lui figlio del terremoto, destino tipico comune lungo gli Appennini irrequieti: la sua casa di Nocera inferiore andò distrutta nel sisma del 1980 e ha perso molti amici e parenti tra le macerie.

AbruzzoWeb lo ha incontrato a Santo Stefano di Sessanio, antico borgo del Gran Sasso aquilano, all'ombra della sagoma di tubi che evoca l’esistenza della torre medicea distrutta dal sisma, e dove è stato protagonista di uno dei tanti laboratori organizzati dall'associazione aquilana Officina del Counseling, dedicato questa volta alla conoscenza degli aspetti culturali e la padronanza delle tecniche del ballo sul tamburo meglio conosciuta come tammurriata.

Ma il punto è che, per lui, non è tanto importante insegnare come da manuale una tecnica musicale o un passo di danza, quanto favorire una breve, ma intensa, immersione nelle note interiori e ancestrali di una musica che, secondo Citarella, che pure è uno dei maggiori virtuosi del tamburo a cornice, resta un fatto di cuore, di devozione e, tutto sommato, un gioco che si fa “sotto lo stesso cielo e il manto della Madonna”.

"In questi  laboratori - spiega Citarella - provo gioia nel vedere le facce delle persone che, dopo le prime difficoltà dell'impatto, diventano rilassate e sorridenti, nel vedere le mani che vanno per proprio conto, ma seguendo i ritmi, i respiri, i piedi dell'altro, gli occhi che da sgranati si rilassano In fondo anche questa è felicità. Le persone in questi laboratori ti si affidano, e tu devi condurli, devi far scoprire loro che questo mondo della musica tradizionale già lo conoscono, perché quella è la musica delle tue radici, del tuo paese, della terra dove sei nato, ‘pasciuto’ e cresciuto, e che se anche se sei andato via, tuo malgrado te la porti appresso”.

In tutto il Sud, e anche in Abruzzo, negli ultimi anni la musica popolare ha conosciuto una spettacolare rinascita. Sono nate centinaia di gruppi musicali, che propongono pizziche, saltarelli, tammuriate e tarantelle.

Inevitabile che questo importante movimento di riscoperta diventasse anche preda degli ingranaggi dell'industria culturale, con conseguente isterilimento causato dalla monocultura del profitto, della competizione e anche  dell’”esagerazione”.

"Il cachet è importante, per carità - sostiene Citarella - anche chi si è improvvisato musicista popolare deve pur campare. Eduardo De Filippo, però, diceva che ‘come stai sul palco, così sta la gente in sala’. E se la gente capisce che quando suoni pensi solo al cachet non è contenta e non vede l’ora che finisca lo spettacolo. Nei cerchi delle feste popolari capita che alcuni suonatori esagerino, si mettano in competizione con altri musicisti. Ma nella tradizione basta poco, una ‘refola’, l'esagerazione non è un bene".

"Gli amici di mia zia, che appartenevano a una famosa paranza di musicisti dell'agro Nocerino sarnese, quando dovevano indicare chi era un bravo suonatore non dicevano è bravo o non è bravo, ma ‘suona’ o ‘non suona’, ovvero è bravo chi fa accendere il ballo quando comincia a suonare - prosegue Citarella - E non è un fatto di tecnica, è un fatto di condivisione, è un fatto di cuore e di rispetto”.

Perché, insomma, la musica tradizionale è una forma di devozione, prima ancora di uno spettacolo sopra a un palco e sotto le luci della ribalta.

“Si dice che chi suona e chi balla sta sotto lo stesso cielo, e sotto il manto della Madonna - ripete l'artista - ed è là sotto che accade una trasformazione. Il vecchio diventa giovane e il giovane diventa vecchio, infatti nella tarantella e nella tammurriata, se ci si fa caso, i bambini che danzano assumono la postura da vecchio. Uso la parola vecchio perché molto più profonda di anziano”.

La tradizione, ha più volte spiegato Citarella a Santo Stefano, non vuol dire passato, vuole dire incontro e contaminazione, perchè la musica  popolare è il mettere insieme suoni, voci e canti da diversi paesi e terre.

Cafè Loti è, per esempio, uno dei lavori più apprezzati di Nando Citarella, realizzato assieme a Stefano Saletti, musicista e compositore che suona strumenti della tradizione mediterranea come il bouzuki, l’oud e tzouras, e l'iraniano Pejman Tadayon, riscopritore dell’antico repertorio della musica classica persiana e di strumenti come il târ e setâr.

Un incontro, insomma, nel mare nostrum, crocevia di civiltà, e che ora è una frontiera d’acqua dove ogni giorno muoiono affogati nella generale indifferenza tanti disperati, in fuga da guerre e miseria, o semplicemente in cerca di una terra più ricca e ospitale.

“Un tempo, intorno al Mediterraneo - ricorda Citarella - si parlava una stessa lingua, il sabir, un esperanto ante litteram, un miscuglio di italiano, arabo, francese e portoghese. In molti Paesi del nostro Sud esiste anche un'altra lingua comune, usata nelle cerchie dei musicisti, la 'parlèsia', dai vocaboli per gli altri incomprensibile, e ovviamente molto musicale".

"Figlio della contaminazione, di un’altra condivisione è il saltarello abruzzese, nato lungo i tratturi che pastori percorrevano per scendere in inverno in Puglia con le loro greggi, sostando nelle chiese consacrate alle Madonne del cammino, e che nei momenti di festa si incontravano con i musicisti di altre terre,  dove prendevano forma, contaminandosi, nuovi ritmi e accordi e passi di danza", aggiunge ancora.

Tutto ciò premesso, è di lapalissiana evidenza che una buona scuola dovrebbe fare grande importanza all'educazione musicale.

“Le ore di musica nelle scuole primarie e secondarie sono diminuite, nei licei psicopedagogici addirittura cancellate - il rammarico - Ci vorrebbero più licei musicali. Eppure la musica è una delle prime cose con cui un essere umano comunica. Appena nati si fa  'nghè nghè', e il cuore batte. Ovvero una voce e un tamburo. La  musica apre la mente, chi fa musica pratica le differenti scienze".



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