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PRIMI INTERROGATORI MAXI INCHIESTA SUL TERRORISMO ISLAMICO DELLA PROCURA DISTRETTUALE ANTIMAFIA DELL'AQUILA

''CON IL TERRORISMO NON C'ENTRO'', EX IMAM DI MARTINSICURO NEGA OGNI COINVOLGIMENTO

Pubblicazione: 11 settembre 2019 alle ore 10:45

TERAMO - "Con il terrorismo io non c'entro".

Così l'imam risponde al giudice e nega ogni coinvolgimento. 

I primi interrogatori di garanzia scandiscono, come si legge sulle colonne del quotidiano Il Centro, la maxi inchiesta sul terrorismo islamico della Procura distrettuale antimafia dell'Aquila che nei giorni scorsi ha portato a dieci arresti tra la Val Vibrata e Torino. 

Secondo l'accusa i dieci attraverso giri di fatturazioni false di alcune società avrebbero creato fondi neri per finanziare attività riconducibili all'organizzazione radicale islamica "Al-Nusra".

Ieri mattina nel carcere ascolano di Marino del Tronto è stato interrogato per rogatoria Atef Argoubi, tunisino residente a Castorano, ex imam di Martinsicuro. 

L'uomo è comparso davanti al gip Annalisa Giusti assistito dal suo avvocato Felice Franchi. 

"L'imam è stato arrestato per fatturazioni nell'ambito della sua attività lavorativa che per l'accusa sarebbero inesistenti e non per fatti legati al terrorismo con il quale non ha assolutamente nulla a che fare - ha detto l'avvocato Franchi al Centro - il mio assistito ha risposto alle domande del giudice e mi riservo di chiedere nei prossimi giorni l'attenuazione della misura". 

Le ordinanze di custodia cautelare hanno raggiunto otto persone di origine tunisina e due italiani, tra cui una commercialista di Torino.

E questa mattina nel carcere di Torino, sempre per rogatoria, sono in programma gli interrogatori di garanzia degli altri arrestati tra cui Jameleddine Brahim Kharroubi, il 57enne imprenditore tunisino residente nella città piemontese ma nei fatti domiciliato ad Alba Adriatica, assistito dall'avvocato Gabriele Rapali. 

L'uomo potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere. Secondo l'accusa Kharroubi è una delle figure chiavi dell'inchiesta. 

Per la Procura sostenenva economicamente imam di ispirazione radicale in Italia e in altri Paesi. 

Nell'arco degli anni avrebbe avuto contatti con diversi imam coinvolti in inchieste per terrorismo.



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