''CRATERE: FINE RICOSTRUZIONE NEL 2025'',
MA PER ESPOSITO ''LO STOP&GO NON AIUTA''

Pubblicazione: 05 aprile 2017 alle ore 07:00

Un cantiere post-terremoto a Barisciano (L'Aquila)
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FOSSA - Con 53 piani di ricostruzione approvati su 55 e 1,7 miliardi di euro impegnati, la ricostruzione post-terremoto del 2009 è a pieno regime nei territori del cosiddetto "cratere", seppur a doppia velocità tra centri nei quali è ormai aperto più di un cantiere e paesi nei quali non c'è neppure l'ombra di un ponteggio.

C'è un equilibrio tra la ricostruzione pubblica e quella privata, nonostante le difficoltà legate alla riforma del Codice degli appalti, e con le risorse umane formate in questi anni si sta anche riuscendo a dare un supporto alle azioni legate all'emergenza dei nuovi terremoti che hanno colpito il Centro Italia.

AbruzzoWeb fa il punto con il titolare dell'Ufficio speciale (Usrc), Paolo Esposito, che indica nel 2025 la fine della ricostruzione, purché si diano certezze alla macchina amministrativa.

Qual è l'orizzonte temporale che è in grado di indicare per il completamento della ricostruzione dentro e fuori dal cratere?

A oggi abbiamo impegnato quasi 1 miliardo 700 milioni di euro con una forte accelerata soprattutto negli ultimi 3 anni, il 70 per cento di questo miliardo e sette è il frutto del lavoro dell'ultimo trienni e, quindi, del lavoro congiunto Usrc-Utr con le singole amministrazioni. Proiettando questo miliardo e sette sulla necessità totale, che è di almeno 4,3 miliardi, siamo ben oltre il 30 per cento del cammino finanziario, contiamo di impegnare tutte le risorse della ricostruzione privata, ossia di istruire tutte le pratiche che ci presenteranno, entro un periodo che io vedo tra il 2021 e il 2022. Per quello che riguarda l'agibilità delle singole abitazioni, tra cratere e fuori cratere noi stimiamo di avere avuto oltre 26 mila singole abitazioni inagibili all'indomani del 6 aprile 2009, di queste ne sono tornate agibili 7.200 singole. Quindi anche qui siamo quasi al 30 per cento. Contiamo di rendere agibili tutte le case, quindi di avere la fine lavori di ogni singola unità, entro il 2025. Parliamo di 56 comuni, alcuni arriveranno prima e altri dopo. In questo senso stiamo facendo approfondite analisi, territorio per territorio: una volta che avremo questi dati li analizzeremo con ogni singola amministrazione, però al di là del dato medio nei prossimi mesi sicuramente andremo a dare dei dati comune per comune perché dobbiamo continuare a supportare quelli che hanno una certa velocità, grazie anche al grande lavoro che stanno facendo le singole amministrazioni, ma dobbiamo concentrare i nostri sforzi per quelli che sono invece in ritardo.

Da che cosa dipende questa differenza di velocità?

Di sicuro dal numero di pratiche presentate. Abbiamo notato che c'è una certa linearità tra pratiche presentate e approvate, quindi invitiamo sempre a inoltrarle pur con tutte le difficoltà che abbiamo negli Utr, perché se non vengono ricevute sicuramente non verranno istruite. Poi sicuramente la conoscenza che i tecnici e gli amministratori locali hanno della normativa, scheda parametrica Mic dentro i centri storici e Opcm fuori i centri storici: laddove la pratica viene presentata e richiede un minor numero di integrazioni chiaramente l'istruttoria è più veloce. I giorni medi per l'istruttoria sono circa 200, di questi oltre 150 vengono spesi nella cosiddetta prima fase delle integrazioni o del rigetto perché mancano alcuni elementi fondamentali.

Non è possibile semplificare le procedure per velocizzare gli iter di approvazione?

Stiamo cercando di lavorare su una migliore comprensione iniziale: quanto più c'è dialogo tra uffici e tecnici della check-list iniziale, quindi di ciò che serve per poter istruire la pratica, tanto più mi aspetto che la pratica presentata abbia un percorso veloce. Dovremmo tornare a incontrare progettisti, committenti e amministratori per dire assieme agli Utr cosa mi serve in fase di preparazione della pratica.

La fine della ricostruzione dentro e fuori cratere, a questo punto si può immaginare che sarà precedente o successiva a quella dell'Aquila?

Vedo che il capoluogo indica 2021-2022 come termini. Noi sicuramente scontiamo una polverizzazione, è chiaro che riuscire a coordinare processi di ricostruzione su un ambito così vasto non è semplice. Io mi preoccuperei di un'altra cosa: oggi do questi dati con questa macchina amministrativa e conoscendo gli iter, noi stiamo lavorando per rendere questi processi robusti e affidabili indipendentemente dalle persone che li occupano, parlo in primis del sottoscritto. Una cosa a cui tengo e che, secondo me, è garanzia del rispetto di questi target, è la messa in sicurezza di questo modello. Non si può lavorare su risultati di medio e lungo termine, lo dico alla luce della mia esperienza di manager di organizzazioni complesse, se non hai la certezza della macchina organizzativa.

Come si dà questo tipo di certezza?

Questo continuo stop and go dei contratti non fa bene alla macchina. La certezza dei flussi finanziari a sostegno è la certezza, non per me che sono un manager che è stato assunto con una mission che cerca di portare a termine e poi farà altro nella vita, ma della squadra. Perché su questa squadra sono investiti dei processi organizzativi di breve, di medio e di lungo periodo.

La squadra è stata erosa dopo i terremoti che hanno colpito il Centro Italia negli ultimi mesi?

No, a rotazione stiamo dando una mano alla Protezione civile, che ce l'ha chiesta per la verifica degli esiti di agibilità, con due o tre giornate medie mensili per persona. Nella normativa del nuovo sisma è previsto che il commissario Vasco Errani possa avvalersi di nostro personale, ma c'è anche scritto che questo può essere sostituito. Sono i processi che devono essere robusti, se qualcuno va via deve essere sostituito.

All'Aquila la ricostruzione pubblica è al palo mentre quella privata sembra ormai incardinata e procede spedita. Nel resto del cratere c'è più equilibrio tra i due comparti?

I 126 milioni di euro per la ricostruzione pubblica della prima delibera Cipe gestiti da noi sono al momento impegnati per l'80 per cento, tant'è che il governo, con una nuova delibera del Comitato per la programmazione, la scorsa estate ha fornito al cratere altri 14 milioni. Stiamo cominciando a scontare un rallentamento in progetti da noi approvati che non riescono tutti ad andare in affidamento a causa del fatto che i Comuni non sono più autorizzati come singole centrali di committenza, devono fare l'unione ma è un percorso non semplice, e della riforma del Codice degli appalti che ha sicuramente generato qualche dubbio. Sull'edilizia scolastica sono oltre 160 i milioni affidati a questo ufficio per oltre 150 progetti, abbiamo un approvato di oltre il 65 per cento, ma anche qui scontiamo un rallentamento in fase di affidamento. Tuttavia possiamo dire che tra pubblica e privata abbiamo una settantina di grossi cantieri attualmente aperti.

Sui piani di ricostruzione si è discusso a lungo, con il senno di poi si può dire che servivano o no?

Non si sarebbe potuto fare senza. I piani di ricostruzione hanno garantito uniformità in ambito della programmazione finanziaria e tecnica. A valle di questa esperienza sicuramente possono essere migliorati, tutto è migliorabile. Sui 55 piani che dovevamo chiudere ne abbiamo chiusi 53 con grande soddisfazione in meno di quattro anni. Sono processi complessi e non sempre sono stati compresi appieno dal territorio.



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