''DEMOCRAZIA RICHIEDE RESPONSABILITA''': INCONTRO A L'AQUILA CON DI SALVATORE PER DIRITTI DI LIBERTA'

Pubblicazione: 30 gennaio 2019 alle ore 18:39

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L’AQUILA - "Era il 1945 quando Piero Calamandrei cominciò a interrogarsi sul concetto di libertà. Cosa è rimasto 70 anni dopo? All'epoca si è posto dei problemi che anche adesso sono attualissimi, dopo 70 anni non è cambiato nulla, anzi, c'è molta confusione tra il concetto di democrazia e libertà".

A parlare, intervistato da AbruzzoWeb, è Enzo Di Salvatore, docente di diritto costituzionale all'Università di Teramo, intervenuto all'Aquila per un incontro che si è svolto nella sede del Comune di Palazzo Fibbioni, promosso da Coalizione Sociale, per parlare dell'avvenire dei diritti di libertà, partendo proprio dall'omonimo manoscritto di Calamandrei, antifascista e politico del secolo scorso, che nel 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, decise di interrogarsi sul significato delle libertà.

A moderare l'incontro il consigliere del Comune dell'Aquila Carla Cimoroni.

Calamandrei con il suo scritto, introdusse la ripubblicazione di un libro dello storico Francesco Ruffini, dato alle stampe e circolato clandestinamente vent’anni prima. In quelle pagine, curate oggi nella ristampa dal professore Di Salvatore, Calamandrei affermava che il liberalismo economico del XIX secolo era "uno strumento di cui la borghesia si servì per escludere tutti gli altri dal godimento delle libertà politiche. Non fu, dunque, garanzia di progresso sociale, ma privilegio, sfruttamento dei più poveri da parte dei più ricchi, in quanto era l’appartenenza a una determinata classe sociale ad assicurare la partecipazione attiva alla vita dello Stato. Poi sopraggiunse il fascismo e i diritti vissero il loro momento più buio".

"Solo quando nuove forze sociali riuscirono a emergere, si riconquistò anche la libertà perduta. E fu subito chiaro che la proclamazione delle libertà implicasse anche un’azione dello Stato volta a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale» come recita l'articolo 3 della Costituzione, per garantire davvero libertà e uguaglianza", chiarisce Di Salvatore.

"Le tesi di Calamandrei sono attuali sempre, in ogni epoca, poneva dei problemi che mettendoli oggi davanti all’attenzione pubblica ci fanno vedere che 70 anni dopo non è cambiato nulla", aggiunge.

Tesi che si rifanno a una Costituzione che all'epoca stava vedendo la luce e che secondo il professore, "occorre problematizzare, aggiungendo nuovi diritti, come per esempio il riconoscimento dei beni comuni o l'ambiente, come all'epoca si fece con la cura del paesaggio introducendo l'articolo 9".

"All'epoca - ricorda - i Padri Costituenti avevano ben altri problemi, però hanno avuto comunque l'accortezza di tutelare il nostro patrimonio paesaggistico, quanta sensibilità c'era da parte di persone che uscivano da una guerra e con ben altri problematiche da affrontare! Oggi il paesaggio è scontato, ma ieri non lo era affatto: per cui cosa bisogna fare? Per esempio ampliare lo spettro dei diritti".

E per il professore quindi, "non basta proclamare solo le libertà classiche ma occorre riconoscere anche i diritti sociali perché così le persone sono messe in condizione di esercitare il proprio arbitrio. Devo essere curato se sto male, devo avere un lavoro, per costruire poi la comunità politica".

E secondo le sue tesi, Calamandrei si poneva già all'epoca questi problemi, "come tutelare queste libertà da tentazioni autoritarie, se affidarsi a una tutela sovranazionale dei diritti come ad esempio il diritto europeo, insomma poneva una serie di questioni fondamentali: perché oggi il riconoscimento dei diritti sociali è condizionato fortemente dalla disponibilità economica? Per parlare non ho necessità di grandi cose, ma per tenere aperto un ospedale c'è bisogno di soldi e su uno Stato incide oggi la pendenza europea e da qui si ricomincia discutere dei diritti".

E secondo il costituzionalista "è la crisi economica attuale a incidere sui diritti e fa si che la gente sia sempre più arrabbiata perché non ci sono rimozioni agli ostacoli di ordine economico e sociale. E da qui la confusione: ci si affida spesso al pensiero più populista, innescando una polarizzazione della politica, perché c'è l'illusione che ci sia qualcuno che possa salvarci, insomma adesso è più facile parlare alla pancia piuttosto che alla testa e al cuore".

Calamandrei nel 1955 agli studenti di Milano disse che, "la libertà manca quando non c'è" e anche oggi Di Salvatore è convinto che queste parole siano attuali: "gli italiani hanno poco a cuore la libertà perché pensano che il valore fondamentale sia la democrazia, e si sta creando sempre più prepotente la convinzione che si possa dire sempre la propria soprattutto dall’avvento dei social network che in qualche modo consente di partecipare al gioco della democrazia".

"La democrazia non è uno scherzo, richiede responsabilità, la convinzione comune è che quello che conta è la democrazia e non la libertà, che invece deve prevalere; perché i diritti vanno esercitati sempre, a prescindere da ciò che pensa la maggioranza", conclude.



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