LA PERIZIA DI UNO SPECIALISTA EVIDENZIA LE CONSEGUENZE SUI GENITORI
DELLE INFORMAZIONI ERRATE, altalena di emozioni li ha danneggiati

''DISSERO CHE STEFANO ERA VIVO'', I FENIELLO
ORA CHIEDONO DANNI A PROVOLO E CHIAVAROLI

Pubblicazione: 30 novembre 2017 alle ore 10:36

Alessio Feniello

PESCARA - L'allora prefetto di Pescara, Francesco Provolo, fece anche il nome di Stefano Feniello tra quelli dei sopravvissuti al disastro di Rigopiano, rivolgendosi ai familiari degli ospiti dell'hotel riuniti nell'aula magna dell'ospedale nel capoluogo adriatico.

"Siamo riusciti a farli parlare e a farci dire i loro nomi", disse nel tardo pomeriggio del 20 gennaio, "loro stessi hanno parlato con i soccorritori e hanno detto mi chiamo Tizio, Caio e Sempronio. Vi leggiamo i nomi di queste persone che stanno per essere aiutate a uscire".

Solo quattro giorni più tardi, si scoprì che il 28enne di Valva (Salerno) non era affatto tra i superstiti, ma gli era toccata la stessa drammatica sorte delle altre 28 vittime.

Per questo ora al vaglio della procura della Repubblica di Pescara, che ha già aperto un fascicolo con 23 indagati, c'è anche la perizia medica presentata dal dottor Andrea Aielli, frutto di due mesi di incontri con Alessio Feniello e Maria Perilli.

La memoria, svela Il Centro, è stata presentata due giorni fa dal legale della famiglia, l'avvocato Camillo Graziano il quale, con quanto prodotto, chiede ora ai carabinieri forestali, a cui aveva già presentato una querela a riguardo lo scorso giugno, di valutare la sussistenza del reato di lesioni colpose nei confronti di Provolo, già indagato nell'inchiesta, della sottosegretaria alla Giustizia Federica Chiavaroli, che avrebbe detto alla madre del giovane che questi era ancora vivo, e della funzionaria a cui il prefetto, dopo il discorso ai familiari in attesa disperata di quelle notizie, passò il microfono per i nomi.

Graziano chiede per i genitori della vittima il riconoscimento del danno psicologico esistenziale evidenziato dalla diagnosi medica richiesta dagli stessi investigatori che nella loro informativa arrivavano a ipotizzare il reato di lesioni volontarie, e non semplicemente colpose, in quanto "causabili anche da un'azione morale".

La famiglia Faniello chiederà un risarcimento danni in sede civile o alla fine del procedimento penale se la Procura valuterà la possibilità di avviarlo.

La mamma del giovane ha raccontato agli investigatori come la Chiavaroli, durante la sua visita in ospedale ai parenti dei dispersi, "a mia domanda sul perché mio figlio non era ancora arrivato mi rispose 'signora stia tranquilla suo figlio era in un posto difficile e pericoloso da recuperare, i soccorritori stanno scavando un tunnel dal lato opposto per recuperarlo in sicurezza'. Io le dissi che ero preoccupata per il freddo che stava soffrendo mio figlio. Lei mi rispose testualmente: 'Signora lei deve stare tranquilla poiché suo figlio è alimentato e riscaldato'. Io gli chiesi ancora su come era possibile alimentarlo e riscaldarlo e lei mi rispose 'loro sanno quel che fanno'. Ho chiesto scusa per gli strilli iniziali e da lì sono stata tranquilla per due giorni insieme a mio marito in attesa di rivedere mio figlio".

Trascorrono altri giorni fino al 24 gennaio, quando i carabinieri mostrano al fratello Andrea i tatuaggi e gli effetti personali di Stefano, per avere finalmente la verità.

È questa altalena di emozioni che secondo lo specialista non ha permesso alla famiglia di elaborare il lutto e che è, ora, alla base della richiesta di risarcimento.



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