''DOTTOR GOOGLE C'E' ED E' UN PROBLEMA''
SUL WEB LE AUTODIAGNOSI DA CYBERCONDRIA

Pubblicazione: 17 marzo 2018 alle ore 07:15

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L’AQUILA - "Il web rappresenta una grossa sorgente di informazioni. Purtroppo, l’ansia legata al proprio benessere, la voglia di ottenere informazioni rapidamente e gratuitamente, la necessità assoluta di condividere ogni aspetto della nostra vita sui social network, hanno portato ad enfatizzare l’ansia intorno al tema salute: è nato un nuovo tipo di malattia, detta cybercondria".

Lo spiega ad AbruzzoWeb Michele Marchese, chirurgo endoscopista dell’ospedale "San Salvatore" dell’Aquila, dopo un recente dibattito nel capoluogo d'Abruzzo nel quale si è parlato del rapporto tra medico e paziente nell’era di internet.

Dunque, sempre più frequentemente gli italiani si rivolgono al "dottor Google" per avere una diagnosi sulle malattie; circa il 30 per cento (dati Censis) degli italiani cerca l'autodiagnosi digitando i sintomi sui motori di ricerca.

E di questa percentuale, il 93% è composto da donne.

"Coloro che si sono già diagnosticati da soli tramite Google ma desiderano un secondo parere, per favore controllino su Yahoo", è la frase che un paio di mesi fa è apparsa fuori la porta dello studio di uno specialista dell'Istituto nazionale tumori di Milano, facendo in pochi giorni il giro del web e dei social, aprendo un dibattito su un fenomeno che a detta degli specialisti, sta diventando preoccupante.

"Il dottor Google esiste e noi medici dobbiamo farci i conti - spiega Marchese - ma dopotutto è anche normale. Internet è entrato prepotentemente nelle nostre vite e in circa vent'anni si è trasformato in compagno di ciò che facciamo. Guida le nostre macchine, ci connette a distanza con in nostri cari, ci consente di acquistare ciò che vogliamo a prezzi contenuti. Un aspetto ancora più importante è, però, aver messo a nostra disposizione una quantità immensa di dati e informazioni, che spesso non siamo in grado di filtrare e interpretare correttamente".

Il tutto "deriva dalle continue e ossessive ricerche su internet su sintomi e malattie e i dati che il web ci mette a disposizione e che spesso non sono supportati da adeguate conoscenze mediche. E che sono distorti dall’ansia”.

"Una ricerca svolta dall’Osservatorio della comunicazione sanitaria dell’Università di Pisa, i cui risultati non sono ancora pubblicati, dicono che il 60% degli italiani sono cosiddetti analfabeti sanitari, cioè non sono in grado di comprendere correttamente i termini medici, anche semplici come posologia, day surgery, criticità, e non sono in grado di scegliere liberamente le opzioni di cura che loro si offrono".

Per Marchese questo fenomeno porta con se il proliferare delle fake news che portano "ad alimentare atteggiamenti complottistici e pregiudiziali verso la sanità e medici: un esempio su tutti la crociata antivaccinista, sbarcata addirittura in Parlamento".

"La sfida vera non è tra medici e pazienti, né tra medici e dottor Google. Credo che si debba necessariamente agire con il buonsenso e non a colpi di mouse. Migliorare l’informazione dei pazienti, aumentando il loro grado di comprensione verso il mondo medico".

"E anche attraverso il web, che comunque resta una fonte e una risorsa preziosa dell'era moderna. Possiamo arginare questa difficolt, promuovendo siti certificati, aggiornati continuamente su cui cercare informazioni attendibili e scientificamente provate", conclude.

 

 



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