''I SOCIAL ALTRO NON SONO CHE UN MONDO DI VAPORI'', LA DERIVA DEI ''TEMPI NUOVI'' PER ENNIO FANTASTICHINI Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

''I SOCIAL ALTRO NON SONO CHE UN MONDO DI VAPORI'',
LA DERIVA DEI ''TEMPI NUOVI'' PER ENNIO FANTASTICHINI

Pubblicazione: 05 aprile 2018 alle ore 14:56

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L'AQUILA - "Sembra di vivere eternamente su un palcoscenico e invece è la realtà. Ci confrontiamo tutti i giorni con un panorama avvilente, disastrato dall'uso smodato dei social e dalla voglia di apparire a tutti i costi. Sono questi i tempi nuovi di cui tanto si parla, forse sarà che ho qualche anno in più, ma non so davvero dove andranno a finire le nuove generazioni".

C'è amarezza nelle parole dell'attore 63enne Ennio Fantastichini, protagonista del teatro e del cinema italiano, che ha portato a Pescara, il 4 e 5 aprile, al Teatro Circus, la commedia Tempi nuovi, di Cristina Comencini, in cui, affiancato da Iaia Forte, mette in scena un nucleo familiare investito dai cambiamenti veloci e sorprendenti dell'epoca attuale: elettronica, mutamento dei mestieri e dei saperi, nuove relazioni. 

Lo spettacolo ha chiuso la 52esima stagione teatrale della società del teatro e della musica "Luigi Barbara".

"Un terremoto che sconvolge comicamente la vita dei quattro protagonisti - spiega Fantastichini ad AbruzzoWeb - un padre, una madre e i due figli e li pone di fronte alle contraddizioni, alle difficoltà di un tempo in cui tutto appare troppo veloce per essere capito, ma in cui siamo costretti a immergerci e a navigare a vista".

Giuseppe è uno storico, che vive circondato da migliaia di libri, carico di tutto ciò che ha studiato e scritto. 

"Il figlio Antonio - spiega ancora - vola invece leggero nella sua epoca fatta di collegamenti rapidi e senza legami col passato, tranne quando deve scrivere il compito sulla resistenza e ha bisogno del sapere del padre". 

In scena quindi le differenze analogiche e dinamiche tra queste due generazioni, questo padre alla fine si metterà di punta e diventerà una star del web, nel "mondo dei vapori", come lo definisce l'attore.

"Odio i social - afferma senza mezzi termini - non li uso e non li userò mai. Facebook è il distruttore dell’umanità, la fabbrica dell' egocentrismo e dei drammi personali di ogni persona".

"Saranno gli anni - aggiunge - ma io per comunicare uso il ph della pelle, un abbraccio, un sorriso, le parole. I social sono un luogo molto pericoloso, di ignoranti che hanno perso il contatto con la lettura".

Fantastichini sarà quindi ancora una volta un padre, una figura a lui cara, e che ha ricoperto spesso nella sua lunga carriera, come per esempio Nel film recente della Rai su Fabrizio De André, o Vincenzo, il padre borghese preoccupato di salvare le apparenze davanti alla notizia dell'omosessualità dei figli in Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek, per il quale ha vinto il David di Donatello, come miglior attore non protagonista.

E ancora Salvatore, nel film Viola di Mare, un padre severo e antico, che non accetta la sessualità "diversa" della figlia, tanto da chiuderla in cantina, temendo i giudizi del paese, in una Sicilia di fine '800.

"Mi è piaciuto tanto entrare nelle biografie di questi genitori. E lavorare su Giuseppe De Andrè, il padre di Fabrizio, è stato molto interessante. Ne è uscito un bel film, senza nessuna ipocrisia, dove sono stati portati sullo schermo anche i vizi e i disagi di questo grande cantautore, quando solitamente si tende a santificare un personaggio, soprattutto se morto".

"E poi ho conosciuto Luca Marinelli, assolutamente sorprendente. Una persona che finalmente mi ha fatto ritrovare quella luce e quelle speranze, che avevamo noi ragazzi degli anni '70.".

Una carriera quella di Fantastichini, cominciata negli anni '80, insieme ad un "grande" del panorama nazionale, Gian Maria Volontè, con cui lavorò in Porte aperte.

E proseguita poi, tra teatro e cinema, ininterrottamente, passando anche per le fiction, interpretando anche un realistico e toccante Giovanni Falcone, il magistrato ucciso dalla mafia.

"Mi piace molto calarmi nel ruolo genitoriale - spiega - avendo un figlio, cerco di ridurre il danno che ho fatto con il mio. I padri sono importanti, sono quelli che determinano i futuri cittadini, sono la coniugazione di un percorso didattico e pedagogico, quelli che cercano di capire le motivazioni, le pulsioni, le incertezze. È un percorso dolente in alcuni casi, perchè i genitori alla fine non possono sostituirsi nel caso di un disagio".

Un figlio, quello di Fantastichini, che ha deciso di intraprendere la carriera del padre.

"La cosa mi inorgoglisce da una parte, evidentemente sono stato un modello positivo, dall'altra mi preoccupa. Non c'è meritocrazia in questo Paese, fatto sempre più di presentatori e non di attori qualificati. Per fare un percorso serio nel settore bisognerebbe lasciare l'Italia, oggi abbandonata a cianfrusaglie pseudo comiche e da personaggi ammalati di tuttologia".

Un Paese, che reputa "cattofascista" e che lo preoccupa. "Siamo intrisi di cattolicesimo, avvolti da una Chiesa oscurantista che è entrata prepotentemente in tutti gli ambiti di azione. Gesù era un uomo meraviglioso, ma non aveva nulla a che vedere con quello che cercano di propinarci oggi".

E un pensiero anche per il panorama politico che reputa, "malato" e "senza alcun interesse per i propri elettori".

"Da una parte mi fa ben sperare questa ascesa del Movimento 5 stelle, che hanno abbracciato tante persone della seconda onda, stanche di un sistema che è diventato insopportabile".

Per l'attore la politica era molto diversa nei suoi anni giovanili e ricorda con piacere le lotte e le battaglie portate avanti insieme a Dario Fo.

"Tutt'oggi resto della mia visione, che non abbraccia alcun colore, ma è solamente antifascista. Sono figlio della guerra, mio padre nel 1943 si tolse la divisa da carabiniere e andò con i partigiani a rischiare la vita per liberarci. E da ragazzo, con Dario, si faceva teatro con l'obiettivo di raccogliere i soldi per i detenuti, per chi aveva bisogno".

"Una volta almeno c'erano le ideologie. Oggi è tutto confuso, amalgamato in un pappone fatto di luoghi comuni".

Luoghi comuni che ha cercato di raccontare più di 20 anni fa, con Silvio Orlando e una giovanissima Sabrina Ferilli, nel film Ferie d’agosto, vincitore di un David di Donatello, in cui il protagonista vero era una sinistra disorientata di fronte all’avanzare del nuovo. 

E dopo questa tournée sarà di nuovo al cinema, con il regista romano Gianni Di Gregorio.

"Questa volta sarà una commedia molto civile e attuale. Sarò un anziano, che insieme ad altri 2, dovrà confrontarsi con la problematica della pensione".



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