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''IL FEMMINICIDIO E' UNA FERITA DA CURARE E GUARIRE'', UN CONVEGNO A L'AQUILA SU STALKING E VIOLENZA DI GENERE

Pubblicazione: 27 novembre 2018 alle ore 15:00

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L’AQUILA - "Un dramma dei nostri giorni, ma comunque un fenomeno che attraversa la storia e le classi sociali indistintamente. Oggi possiamo dire che stiamo mettendo in campo tutti i mezzi e le risorse per contrastarlo con delle leggi ad hoc, tutte le istituzioni sono in prima linea e hanno approntato metodologie di contrasto".

Così ha definito il fenomeno della violenza contro le donne il questore dell'Aquila, Orazio D'Anna, intervenuto questa mattina al convegno "Dallo stalking al femminicidio" organizzato dal Siap Abruzzo (sindacato italiano appartenenti alla Polizia) presso la sede dell'Ance in via Alcide De Gasperi.

Grande attesa per la partecipazione della nota psicologa forense e volto della tv italiana Roberta Bruzzone che però, intorno alle 10, ha fatto sapere di non poter intervenire per sopraggiunti problemi di salute.

La Bruzzone, va ricordato, proprio in questi giorni è stata nominata come consulente di parte civile e della famiglia di Pamela Mastropietro, ennesima giovane vittima della follia brutale di un uomo, Innocent Oseghale, che dopo averla uccisa con diverse coltellate ne ha fatto a pezzi il corpo per occultarlo.

Il convegno è stato patrocinato dall'assessorato alla Cultura del Comune dell'Aquila e dalla Regione Abruzzo e voluto dal Siap, in concomitanza con gli eventi del 25 novembre per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Sono interveuti tra gli altri, Stefania Pezzopane, deputata del Partito democratico, Sabrina Di Cosimo, assessore comunale con delega alla Cultura, Roberta D'Avolio, sostituto procuratore dell'Aquila, Francesca Bafile, del Comitato Pari opportunità dell'Ordine degli Avvocati, Alberto Ravanetti, segretario generale del Siap Abruzzo, Simona Giannangeli, avvocato e presidente del Centro antiviolenza dell'Aquila e Tiziana Ciavardini, giornalista e antropologa.

Ha portato un saluto anche Alessandro Piccinini, avvocato e assessore comunale con delega allo Sport, erano presenti inoltre alcune classi degli istituti superiori cittadini, il convegno era accreditato dall'Ordine degli avvocati e riconosciuto come aggiornamento professionale per la Polizia di Stato.

Per Ravanetti, "sul tema tanto è stato fatto e tanto è da fare anche e soprattutto a livello giurisprudenziale, nell’attesa ci vuole molta pazienza. Ogni donna racchiude dentro di sè emozioni profonde e quando un motivo per andare avanti non ce l’hanno, vanno avanti lo stesso. Sono classe, sono bellezza, hanno tanta dignità".

Per il sostituto procuratore Roberta D'Avolio, "l'evoluzione giurisprudenziale dà già la percezione che su tutto il territorio nazionale ci sia l'intenzione di mantenere il polso duro per contrastare il fenomeno. Una battaglia che portiamo avanti da tanti anni e che adesso si trova di fronte a una vera e propria rivoluzione giudiziaria del sistema. E se riusciamo a prevenire tanti reati è anche grazie all'opera solerte delle forze dell'ordine presenti sul territorio".

La dottoressa D'Avolio nelle vesti di pubblico ministero partecipò a uno dei delitti ai danni di una donna di Teramo, Adele Mazza, considerato tra i più feroci degli ultimi anni, uccisa e poi fatta a pezzi dal suo compagno e gettata in una scarpata.

"È apprezzabile che il sindacato della Polizia di stato esca dai canoni tradizionali della sua organizzazione per costruire un percorso informativo su un tema così importante - è il commento della Pezzopane -  c'è impegno da parte di tutti per reagire alle violenze senza subire passivamente. La cosa importante da fare è anche uscire fuori dagli stereotipi, fare quindi una battaglia in parallelo culturale, affinchè si scoprano i reati e vengano denunciati".

"Parlarne è il primo passo per infondere sicurezza nelle donne vittime di abusi - ha detto Francesca Bafile - quello che noi chiamiamo fenomeno in realtà è una vera e propria piaga sempre aperta. È importante coinvolgere le nuove generazioni, i nostri giovani, educarli al rispetto, all'amore, alla dignità sempre e comunque, al non tollerare nulla neppure uno schiaffo, ma denunciare subito, attivando un sistema di protezione per le vittime  e punitivo nei confronti degli autori della violenza".

"La violenza è una vera è propria malattia - ha ggiunto l'avvocato Andrea Filippi De Santis presente in rappresentanza di Carlo Peretti, presiente dell 'Ordine dell'Aquila - e dobbiamo trovare il farmaco giusto affinchè non diventi epidemica".

Per l'avvocato, la "terapia" e quindi quella "di trovare antidoti e gli anticorpi perchè non insorga più, questa sarà la vera vittoria".

"Se siamo più sicuri è grazie anche al lavoro delle forze di polizia - ha aggiunto la Di Cosimo - con il mio assessorato ci faremo sempre promotori di giornate di incontro come questa dove è importante parlare, soprattutto ai giovani, affinchè siano più attenti a questi temi molto drammatici. Bisogna togliere i veli dal silenzio e dall'omertà, in modo che la donna possa sentirsi al sicuro e trovare la forza di reagire ai soprusi".

Per la Di Cosimo inoltre la violenza nei confronti della donna è un fenomeno, "la cui punta dell'icerberg è lo schiaffo e l'aggressione fisica ma, può estrinsecarsi in vari modi: dalla gelosia ossessiva, dalla mancanza di fiducia, all'imposizione di determinati comportamenti".

Una violenza che "può essere anche invisibile agli occhi e passare attraverso la mente, con risultati molto più dolorosi e difficili da cancellare. Dico alle mie donne, alle mie concittadine, non fatevi mai schiacchiare da nessuno, non dovete essere messe in un angolo per nessun motivo, non dimenticatevi mai che siete preziose e che nessuno può permettersi di calpestare la vostra dignità", ha concluso l'assessore.

"Con il nostro Centro antiviolenza dell'Aquila dedicato alle donne abbiamo voluto dare una risposta concreta a questo fenomeno crudele, accogliendo tante vittime di disagi seguendole in percorsi importanti e significativi per uscire fuori da questo buco nero".

Queste le parole della Giannangeli, da sempre in prima linea per il problema dello stalking e della violenza di genere. "Abbiamo accolto in questi 11 anni di lavoro nel nostro Centro 450 donne e altrettante sono state seguite per uscire da vortice della violenza maschile", ha aggiunto.

"È importante denunciare, è fondamentale che se ne parli e che ci siano momenti di confronto come questo, affinchè le donne possano superare l'impatto che la violenza maschile ha nella vita di tutti noi", ha concluso.

La violenza contro le donne è un fenomeno sociale in preoccupante ascesa. Tante sono le donne che hanno subito minacce, che sono state strattonate, spintonate, prese a calci, pugni e schiaffi dall’uomo che diceva di amarle e nel peggiore dei casi, uccise brutalmente.

Alcuni ordinamenti giuridici sud-americani prevedono il femminicidio come reato autonomo. Nell'ordinamento penale italiano il termine ha fatto la sua comparsa con il decreto legge del 14 agosto 2013, n. 93 (convertito nella legge 15 ottobre 2013, n. 119) denominato "Nuove norme per il contrasto della violenza di genere che hanno l'obiettivo di prevenire il femminicidio e proteggere le vittime".

Nel 2017 inoltre è stato diffuso  studio sugli orfani di vittime di femminicidio che stima che in Italia in 15 anni, fino al 2014, ci sono stati 1.600 casi di orfani che hanno perso la madre perché uccisa dal padre. La ricerca è stata realizzata grazie al progetto europeo "Switch-off", svolto in cooperazione con la rete DiRe. Donne in Rete contro la violenza. 

Davanti a questi dati mai prima rilevati in Italia è in fase di approvazione di una legge che tratta il tema degli orfani delle vittime di femminicidio.

Nel 2017 è stata invece istituita dal Senato la Commissione d'inchiesta parlamentare sul femminicidio, per analizzare il fenomeno in Italia e per trovare soluzioni per arginare il problema. 

La presidente Francesca Puglisi, insieme a 19 tra senatrici e senatori, ha svolto i lavori nell'ambito della delibera istitutiva del 18 gennaio 2017 e il lavoro è stato terminato con la relazione finale del 6 febbraio 2018.

Solo nel 2018, in tutta Italia sono state circa 400 le donne che hanno perso la vita per ano omicidiaria e di queste ben 32 rientrano nella fenomenologia del femminicidio.



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