''IL TUO PAPA' DEL CUORE E' SEMPRE CON TE''
FLOCCO E IL SUO LATO PIU' INTIMO: QUELLO PATERNO

Pubblicazione: 13 dicembre 2016 alle ore 17:34

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TERAMO - "Sto riportando in Abruzzo tutti i grandi marchi internazionali nel comparto territoriale delle zone della Val Vibrata, gruppi che producono Gucci e Balenciaga, per esempio, cosa che porterà un indotto lavorativo recuperando intere aree industriali dismesse, riportando così lavoro in alcuni paesi che si erano svuotati".

Un progetto concreto e ambizioso, quello che sta portando Filippo Flocco, stilista teramano di fama internazionale, a puntare sull’Abruzzo, dove risiede, dove ha famiglia, e dove in un giorno di pioggia ha incontrato anche l’amore, quello viscerale, per un bambino che oggi lo chiama papà.

"Io e Momò ci siamo incontrati per caso - racconta Flocco ad AbruzzoWeb - Ero con un collaboratore sulla superstrada di Teramo, pioveva, a un certo punto vidi un mucchietto di stracci che si muoveva e ho inchiodato: sotto quegli stracci c’era un bambino contuso e denutrito".

Momò stava scappando, da mesi, dal terrore dell’Afghanistan e delle sevizie dei talebani. Un bambino che, all’età di 4 anni circa, ha rischiato di morire arso vivo, che ha visto milioni di civili perire per una guerra assurda, tanto da decidere di scappare dalla sua terra.

"Non sapevamo nemmeno quanti anni avesse - continua - siamo risaliti tramite la misurazione del polso a una età approssimativa, all’epoca doveva avere circa 10 anni".

Momò non parlava nessuna lingua e con la pazienza, l’amore e i disegni ha ricostruito il suo lungo pellegrinaggio, che dall’Afghanistano lo ha portato a piedi attraverso Iran e Iraq, tra i pericoli di quelle zone, e poi ancora in Grecia, dove attaccato ad un camion ha raggiunto L’Italia.

"Arrivato in Abruzzo - continua Flocco - ci raccontò di essere stato scaricato in una piazzola di sosta dal guidatore del camion, che come lo ha visto ha capito che potesse essere un problema".

Una storia emotiva molto forte, che ha reso il famoso stilista 'il suo papà del cuore' come lo definisce lo stesso Momò.

Grazie a una pratica ammessa in Italia, ovvero l’affido al singolo, il ragazzino ha avuto Filippo come tutore, supportato dalla struttura che poi lo ha accolto e dal suo compagno.

"Desideravo essere genitore - racconta ancora - il mio primo matrimonio fu segnato dalla perdita del bambino, oggi sono felice, Momò ha 18 anni e vive a Parigi, dove studia ortoprotesistica".

"Si reputa un bambino più fortunato di alcuni suoi connazionali mutilati dalle bombe e per ringraziare la vita di quello che ha avuto, sta facendo la domanda per entrare tra i volontari di Medici senza frontiere e andare a prestare la sua opera nei Paesi dove i bambini hanno perso a causa di guerre assurde la loro infanzia".

Flocco e il consorte non si sono fermati a Momò, ma aiutano tanti bambini, che hanno sulle spalle un bagaglio fatto di storie dolorosiissime di violenza e di soprusi che vengono allontanati dalle case di origine e vivono nei vari istituti abruzzesi.

Il desiderio di allargare la famiglia ci sarebbe e non lo nega "una sorellina per esempio - spiega - ma Momò non vuole, e noi rispettiamo questo suo desiderio, ha intanto molti cugini, perché, mio marito proviene da una famiglia molto numerosa".

"Stiamo aiutando tante coppie sia etero che omo affettive a cercare di dare una casa a tanti bambini che hanno bisogno, supportando strutture private e non gestite da associazioni religiose".

"La genitorialità - ammette - è una grossa responsabilità, i figli non sono di chi li fa, ma di chi li cresce. Le chiamano mamme, ma solo perché li hanno messi al mondo, per tantissime che sono brave, altre buttano i neonati nei cassonetti, o li uccidono in maniera atroce, o li crescono in maniera approssimativa, con tutto che in Italia è possibile partorire e rinunciare al proprio figlio, o ancora prima, si è tutelati per non metterli al mondo".

Uno stilista di fama quindi, con un cuore nobile e ricco di buoni sentimenti umanitari che ci tiene tra l’altro a lanciare un messaggio sociale "vanno coltivate con cura e passione le proprie differenze. Omofobia… che brutta parola! Un grave problema che genera violenza soprattutto in chi la prova che in chi la subisce è una paura e come tutte le paure ha delle profondità".

Flocco ci tiene a ricordare come sia importante inoltre coltivare la parte migliore di noi stessi e ridisegnarci per la nostra armonia.

Disegna i suoi vestiti e alcuni tratti dell’animo umano "cosa penso io dell’altro? è la gabbia peggiore in cui possiamo rinchiuderci. Cosa importa, vivi sereno, libero, sapendo che la tua libertà ha un limite e coincide con la libertà di chi hai vicino".

La sua vita, la sua storia, la sua passione per il lusso e per il bello e il suo incontro con Momò, viene da chiedere in conclusione: perché non ha pensato a un libro? "Me lo hanno proposto, ma non ho tempo. Sto riportando appunto una massiccia produzione in Abruzzo, ho 9 campionari internazionali all’attivo e 1000 persone che lavorano per me. Lo farò, magari insieme a mio figlio, quando saremo un pò più grandi".



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