''IN GERMANIA PER UN LAVORO CHE IN ITALIA NON HO''
DORA DI VITTORIO, L'OSTETRICA 23 ENNE CHE AMA L'AQUILA

Pubblicazione: 26 luglio 2017 alle ore 07:00

Dora Di Vittorio
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L'AQUILA – Una carriera nel campo sanitario che comincia presto, “grazie alle opportunità che mi hanno offerto in Germania, non in Italia”.

Dora Di Vittorio è una ragazza di 23 anni, è nata e cresciuta a Rieti e per tre ha studiato, con profitto, all'università dell'Aquila, corso di laurea di Ostetricia diretto dal professor Gaspare Carta che è anche primario del reparto di Ginecologia e Ostetricia dell'ospedale 'San Salvatore' del capoluogo d'Abruzzo.

Allieva del professor Giulio Mascaretti, una laurea da 110 e lode con i complimenti della commissione, la ragazza racconta ad AbruzzoWeb come si è sviluppata, nel giro di pochissimo tempo, l'occasione di approdo in Germania, alla Oberhavel Kliniken Krankenhaus della città di Oranienburg, a una trentina di chilometri da Berlino.

“Ero lì lì per laurearmi nel novembre del 2015 – le sue parole a questo giornale – e mentre scrivevo la tesi è uscito il concorso per la magistrale. Che alla fine ho vinto. Dopodiché, mi sono laureata con 110 e lode e complimenti della commissione con una tesi sul nuovo vaccino per il papilloma virus. A quel punto, con la volontà di mantenermi all'Aquila, ho cominciato a lavorare in una pizzeria, esperienza purtroppo conclusa dopo pochi mesi perché l'orario di lavoro si era ridotto praticamente all'osso”.

E allora, continua nel racconto la Di Vittorio, “ho provato a seguire la strada di una mia compagna di studi, inviando il mio 'giovane' curriculum a un'agenzia che in cinque giorni mi ha fatto assumere in Germania”.

Un 'cotto e mangiato' che l'ha sorpresa ulteriormente, perché, spiega, “io non conoscevo la lingua tedesca. L'ospedale che mi ha assunto, mi ha pagato un corso intensivo di cinque mesi, per cinque giorni a settimana”.

Il motivo di tutto ciò, dice questa ragazza che considera L'Aquila la sua vera e propria casa, è semplice: “In Germania hanno un corso di ostetricia e non una vera e propria università, dunque hanno bisogno di personale dall'estero per carenza di personale 'in casa'. E lo trattano benissimo”.

“Sono tante le colleghe italiane che hanno avuto le stesse grandi opportunità che ho io – svela la Di Vittorio –. Ora devo aspettare l'equipollenza del titolo universitario italiano, nel frattempo il mio contratto mi permette di lavorare come ostetrica. Una volta ottenuta l'equipollenza, mi verranno restituiti i soldi del contratto vero e proprio da ostetrica”.

“Mi sarebbe piaciuto moltissimo lavorare all'Aquila, una città che ho scelto nonostante fosse ferita dal terremoto del 2009 e che sento mia più di Rieti – ammette quindi  –. Certo, l'esperienza all'estero l'avrei fatta comunque. Purtroppo, però, in Italia è difficile intraprendere una strada professionale, perché nella maggior parte delle situazioni c'è la richiesta di una precedente esperienza lavorativa".

Sul cattivo stato di salute italiano, Dora Di Vittorio crede che "la colpa sia tutta della classe dirigente. In fondo la colpa è soprattutto nostra, di noi italiani, che non riusciamo a trovare il modo e la forza per cambiare in meglio le cose per dare una prospettiva diversa al Paese”.

Sulla Germania che sta conoscendo, la giovane ostetrica dice che “è senza dubbio molto diversa dall'Italia: routine diversa, orari diversi, i locali chiudono presto, funziona, in generale, tutto alla perfezione, pure se mi rendo conto che l'essere così 'inquadrati' abbia pure dei risvolti non proprio positivi, essere flessibili ogni tanto può servire. Però dal punto di vista degli incentivi alle persone non c'è paragone. E il rispetto che 'respiro' qui per le professioni, in Italia manca totalmente”.

E poi, “noi riceviamo incentivi di continuo, il nostro ospedale punta molto sulla nostra formazione e sulla crescita del livello di assistenza e competenza nel nostro ambito”.

“Insomma – conclude – ho trovato un pezzo di strada da fare, ma l'idea di tornare in Italia c'è e ci sarà sempre. Nel frattempo, acquisisco competenze che da noi non avrei acquisito con questa facilità, vivo nella natura come piace a me, ho evitato la grande città, Berlino, come ho evitato Roma grazie alla mia splendida L'Aquila”. 



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