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''IN POCHI ANNI NIENTE PIU' CURE AI CITTADINI'', L'ALLARME DEI MEDICI LANCIATO A L'AQUILA

Pubblicazione: 05 ottobre 2019 alle ore 16:50

Alessandro Grimaldi

L’AQUILA - “Se non si prendono provvedimenti ora, rischiamo di chiudere i servizi e di negare l’accesso alle cure ai cittadini”.

L’allarme suona da tempo, ma i soccorsi continuano a non arrivare. 

Questo il senso delle dichiarazioni di Carlo Palermo, segretario nazionale del sindacato dei medici Anaao-Assomed, tra i relatori del convegno di ieri all’Aquila, nella sala conferenze del Palazzetto dei Nobili, dal titolo “Diritti e doveri di un medico”, alla presenza dei vertici nazionali e di numerosi gruppi giovani del sindacato provenienti da altre regioni.

Un convegno, quello aquilano, molto partecipato, durato diverse ore, che ha riacceso le luci sullo stato di salute del sistema sanitario italiano, con un occhio particolare sulla situazione in cui versano i medici.

“Noi abbiamo, oggi, in Italia, il grave problema della carenza dei medici specialisti, dei medici che operano negli ospedali, nei territori, dipendenti del sistema sanitario nazionale - ha detto Palermo - Le nostre proposte per superare questa carenza ormai sono chiare: bisogna aprire finalmente i processi di assunzione, cioè i concorsi, limitati dalla attuale legislazione che va assolutamente rivista”.

In sintesi, “Bisogna permettere alle Regioni, alle Aziende sanitarie, di rimpinguare le dotazioni organiche. Altrimenti, per mancanza dei medici dovuto al blocco del turnover, si innescherà la curva dei pensionamenti che arriverà a livelli molto alti, i più alti degli ultimi dieci anni, fino al 2025. Se non si prendono provvedimenti ora, rischiamo così di chiudere i servizi e di negare l’accesso alle cure ai cittadini”.

Quelle di Palermo sono solo alcune delle moltissime e gravi parole utilizzate nel corso del convegno per far capire le condizioni in cui versa la sanità in Italia, disastrata soprattutto dai tagli in generale allo stato sociale e dalla sempre più invasiva privatizzazione dei servizi ai cittadini.

Nulla di nuovo per Alessandro Grimaldi, medico aquilano, segretario regionale del sindacato.

“Se non si rispettano i diritti dei medici, che continuano a fare sacrifici per mantenere l’alto livello qualitativo del sistema sanitario nazionale, uno dei migliori del mondo - ha spiegato - non si rispettano quelli dei cittadini. Lavoriamo in situazioni drammatiche, se non si interviene subito tra qualche anno le carenze di personale saranno terribili”.

“Se poi parliamo dei territori come il nostro, cioè delle zone interne - ha detto ancora - notiamo le differenze con altri territori, come quello costiero. Non è semplice portare specialisti nei paesini dell’Appennino, ad esempio. Ci vuole maggiore attenzione per evitare che si crei una sanità a due velocità, come tra nord e sud. I territori degradano anche così, con i servizi che non ci sono più, neanche gli uffici postali, con la popolazione che invecchia e con i giovani che vanno via”.

“Il nostro sistema pubblico continua a rendere la nostra società migliore di tante altre nel mondo - ha tenuto a far notare infine - perché non è quello privato statunitense, o di altri Paesi in via di sviluppo, dove si può ‘tranquillamente’ morire di banali infezioni, perché non si hanno le carte di credito e le assicurazioni, perché non ci si può permettere un parto in condizioni normali”.



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