''IN TEATRO L'ITALIA CHE SOMIGLIA ALL'AQUILA DEL SISMA'',
L'ECLETTICO MARCHIONI TRA DELUSIONI E SPERANZE

Pubblicazione: 27 febbraio 2018 alle ore 18:12

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L'AQUILA - “In una poesia di Ennio Flaiano ho trovato la definizione per il mio modo di pensare il teatro, cioè un gioco in cui si entra in una stanza buia per cercare qualcosa che non c’è. Questa frase la porto sempre con me, nel mio lavoro, quando ho dei dubbi, o quando devo capire come riuscire a comunicare con il mio pubblico”.

Si racconta ad AbruzzoWeb, citando il pescarese Ennio FlaianoVinicio Marchioni, il "Freddo" della serie tv Romanzo criminale e protagonista di tanti film e che sarà, con Francesco Montanari (il “Libanese” nella serie di cui sopra) oggi e domani al Ridotto del Teatro Comunale dell’Aquila, con il "suo" Zio Vanja di Anton Cechov, "italianizzato" e a servizio dei problemi del Paese: dal terremoto, all'Ilva di Taranto, passando per la Terra dei fuochi e la crisi della cultura.

Le piantagioni di Cechov sono state sostituite da un teatro di provincia distrutto dal terremoto, l'eco lontano delle disgrazie, trasformando lo spettacolo in scena all'Aquila in una sorta di specchio dove si può vedere riflessa tutta l'Italia.

Dietro un muro squarciato spunta l’albero di un giardino abbandonato, che rappresenta, forse, una piccola speranza.

“Viviamo un momento particolare nel nostro Paese, fatto di crisi, di città distrutte dal terremoto come è successo all'Aquila, di immobilismo culturale e di mancanza di punti riferimenti e spero di portare con il mio Cechov, un messaggio anche positivo”, spiega Marchioni a quasi dieci anni dall’enorme successo, che comunque dura ancora oggi, della serie tv dedicata alla Banda della Magliana.

Da allora, per Marchioni e Montanari, la carriera ha preso varie strade: dal cinema al teatro, passando ancora per la tv.

"In Italia - commenta Marchioni - ci si stupisce molto dell'eclettismo di un attore, ma è sintomo di una certa arretratezza. In America, in Inghilterra è uso comune cimentarsi in vari stili e lavorare a tutto tondo. Da noi, invece, spesso si resta relegati ad un personaggio, quando poi la cultura, il cinema e il teatro hanno mille sfaccettature e mille colori, ed è sicuramente interessante provarli tutti".

E nel suo Zio Vanja, Marchioni ha cercato di portare in scena uno specchio dell'Italia: il Paese delle tante contraddizioni, delle opere incompiute, “con la voglia di far toccare con mano questa crisi di cui si parla. Non solo economica ma anche e soprattutto culturale, fatta di teatri e cinema che chiudono, in un’incapacità di agire da parte dell’uomo sempre più prepotente, nonostante abbiamo un patrimonio ricco e importante che affonda le sue radici nel Rinascimento e che forse oggi non sappiamo sfruttare nel pieno delle sue potenzialità”.

I problemi, le difficoltà, le diversità sono la chiave che muove spesso i personaggi interpretati da Marchioni, come il sordomuto nel fortunato Tutta colpa di Freud, o il cuoco dalle mani d'oro e la testa calda Alfredo, nel film Quanto basta (che uscirà il 5 aprile), che dovrà relazionarsi con un giovane affetto da neurodisabilità.

“Venire a contatto con la crudezza della realtà ha sempre il suo risvolto positivo, per interpretare il sordomuto sono stato a contatto un mese con persone affette da questo problema, scoprendo alla fine un mondo particolare fatto di grande sensibilità. La stessa cosa è successa sul set di Quanto basta insieme ai ragazzi affetti dalla sindrome di Asperger”, spiega su questo punto l’attore che soffre di una forma di balbuzie.

In questo eclettismo, in questa voglia di provare stili diversi e metodologie, un filo logico, però, non c'è, come lui stesso ammette.

“Faccio tutte queste cose perché mi piace, in ogni forma d'arte trovo la mia espressione, ognuno sa emozionarmi a modo suo, in ognuna trovo lo stimolo per continuare questo mestiere”, le sue parole.

Marchioni infine non può non parlare del suo ristorante nel cuore di Roma, Casa Ripetta, che gestisce insieme al fratello Massimo, “un posto dove a preparare i piatti ci sono degli ottimi professionisti. Io mi occupo dell'aspetto culturale. Per questo, ogni lunedì organizziamo degli incontri, aperti a tutti, dove si legge qualcosa, si chiacchiera, ci si incontra, per condividere emozioni e letture interessanti”.



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