'LA VOCE DI FANTOZZI', IN UN DOCUMENTARIO
''L'ATTO DI CREATIVITA''' DI PAOLO VILLAGGIO

Pubblicazione: 08 ottobre 2017 alle ore 08:30

I protagonisti del film 'La voce di Fantozzi'
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L’AQUILA - “Quando si riesce a cambiare il senso di un suono che facciamo con la faringe e dargli un significato particolare, prima ancora delle parole, significa che siamo di fronte a un atto di creatività inaudito. E tutti abbiamo fatto prima o poi la voce lupata di Fantozzi”.

È qui il cuore del documentario che si intitola proprio così, La voce di Fantozzi, nelle parole del regista Mario Sesti che ricordano un po’ a tutti di avere, prima o poi nella loro vita, parlato con quel tono di voce cavernoso, cupo, eppure irresistibilmente divertente, che preannuncia tragicomiche sciagure in arrivo o già capitate.

Tutti, ma proprio tutti: da Dario Fo a Roberto Benigni, da Fiorello a Lino Banfi, da Renzo Arbore ad Antonino Cannavacciuolo, solo alcuni dei nomi che compaiono in video a parlare del “loro” Fantozzi che, svela Benigni, ha salvato dalla follia anche la poetessa Alda Merini.

È l’ultimo film di Paolo Villaggio, “il suo testamento artistico a tutti gli effetti”, come spiega ai microfoni di AbruzzoWeb Massimo Mescia, uno dei produttori assieme a Daniele Liburdi dell’opera che è stata molto applaudita qualche mese fa a Venezia.

Applausi copiosi, e una riunione incredibile di personaggi legati al mondo di Fantozzi, anche qualche settimana fa, al cinema Farnese di piazza Campo de’ Fiori, per la premiere romana, alla presenza della moglie di Villaggio, Maura, che compare nel film vincendo la timidezza, e dei figli Piero (il mitico Hooligan di Italia 90 di Fantozzi alla riscossa, anch’egli nel documentario, ed Elisabetta.

C’era chi a Fantozzi ha dato il fisico letteralmente facendo da stuntman di Villaggio dal primo film del 1975 fino all’ultimo del 1999, Clemente Ukmar; c’era anche il dimesso ragionier Fonelli, alias mega direttore naturale del personale Cobram II, ovvero Michele Mirabella, che recitò in Fantozzi subisce ancora.

Ma grande impressione ha destato l’inossidabile (e come potrebbe essere altrimenti!) mega direttore galattico Balabam “in persona”, ovvero Paolo Paoloni, 88 anni, un altro che ha seguito il ragioniere dal primo all’ultimo film, pur con qualche pausa nel mezzo.

“Il documentario è fatto molto bene, si vede Villaggio negli ultimi momenti della sua vita, si vede come lui affronta questo futuro ignoto davanti a noi - ha detto ad AbruzzoWeb - Certo è commovente, è triste, ma poi c’è tutta la parte divertente e comica della sua attività: lì si capisce che razza di uomo di cultura era Villaggio”.

Per Paoloni, e non solo, “un grande scrittore, io gli avrei dato il premio Nobel. I suoi testi si dovrebbero studiare a scuola perché ha ideato un linguaggio e sfruttato la lingua italiana come nessun altro scrittore, giocandoci sopra da vero artista. Ci manca molto”.

Il regista Sesti fa notare come “si parla tantissimo del talento di Villaggio come attore, scrittore, creatore di televisione. Quello che abbiamo capito è che la forza di questo talento è ancor più primordiale”.

Uno capace di esprimere un concetto solo cominciando a parlare con la “voce lupata”, ma anche uno capace di andare “da Cortina a Milano in taxi perché voleva mangiare le polpette, ditemi voi come si fa”, come racconta ancora esasperato il produttore Bruno Altissimi.

Tantissimi i dettagli presenti: la troupe è tornata a girare all’interno del Palazzo della Regione Lazio prima sede della “megaditta” ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica; ha ritrovato la Bianchina dell’epoca fidata auto fantozziana; il basco originario e i vestiti (lo “spigato siberiano”) indossati da Ukmar per l’occasione come negli ultimi film. Perfino il tema, malinconico e avvolgente, con il sax di Stefano Di Battista, richiama inevitabilmente La ballata di Fantozzi, colonna sonora dei primi due film.

“La passione pretende una completezza di dettagli - annuisce il regista Sesti - come il diavolo, la passione è nei dettagli. Mostrare la maggiore ricchezza possibile, riprodurli e condividerli con un pubblico che ha amato quanto te l’oggetto di cui stai parlando è un po’ lo scopo del mio lavoro”.

Sesti ha scritto anche il film, assieme ai due produttori Mescia e Liburdi e a Francesco Schietroma, quest’ultimo autore anche del fumetto Fantozzi forever. Ma nel film c’è anche tanto, tanto Villaggio.

“C’è l’orgoglio di essergli stati vicini: questo film è fatto con lui, non solo su di lui, Paolo ha scritto le parti dei personaggi, ci è stato vicino e l’ha seguito passo passo - conferma il regista - Quando la salute glielo ha concesso, ci ha consentito di fare quest’ultima intervista. È un film fatto insieme a noi”.

La morte, sopraggiunta a produzione in corso, non ha cambiato lo spirito del lungometraggio, che non è un peana ma una confessione di quanto l’uomo e il personaggio abbiano inciso nelle vite di chi lo ha conosciuto e lo ha visto.
 
“Quando una persona scompare qualsiasi cosa che lo riguarda acquista un carattere particolare - conclude Sesti - L’idea era vedere questo film con gli occhi con cui l’avrebbe visto lui. Magari avrebbe detto che è una c. pazzesca!”.

Appuntamento a gennaio nelle sale, con la raccomandazione di prestare la massima attenzione, pena concludere la visione a bordo schermo, ovviamente in ginocchio sui ceci.



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