'LE VIE DELL'AQUILA': OLTRE 600 FOTO PER RACCONTARE
LA CITTA' SCOMPARSA NEL VOLUME DI GIANNI AMBROSIO

Pubblicazione: 16 dicembre 2017 alle ore 10:45

L’AQUILA - Le pagine lucide del libro Le vie dell’Aquila del fotografo Gianni Ambrosio, fissano in modo indelebile le immagini di una città scomparsa tra un ‘prima’ che non esiste più e un immediato ‘dopo’ terremoto, tra il 2009 e il 2013, anch’esso perduto, cancellato dalla ricostruzione.

Un racconto ordinato, di oltre 600 foto, suddiviso secondo la struttura dei quattro quarti cittadini, basato su un attento studio di toponomastica e corredato da un indice generale dei nomi delle strade e da didascalie per consentire, a chi si trovasse a sfogliare il volume, di compiere un viaggio a ritroso negli anni e ricordare luoghi, nomi, percorsi un tempo noti.

Alla presentazione, venerdì pomeriggio nelle sale riccamente decorate del Palazzetto dei Nobili, hanno preso parte tra gli altri Walter Cavalieri, storico, Walter Capezzali, presidente della Deputazione di storia patria, Giancarlo Della Pelle, consigliere comunale di Forza Italia che ha portato i saluti dell’amministrazione, e Cesare Ianni, portavoce del gruppo di azione civica Jemo ‘Nnanzi e l’autore Ambrosio, fotografo aquilano classe 1949.

Ed è proprio nella ricostruzione toponomastica che, secondo Capezzali, sta la ricchezza di quello che non è “il solito libro fotografico sulle macerie del terremoto. Ne sono stati scritti tanti, di libri sul sisma. La Deputazione di storia patria ne ha catalogati circa 230 - ha commentato - Ma nessuno si era mai preoccupato di dare alle immagini un significato preciso che andasse oltre il cogliere l’attimo emozionante”.

Un volume da sfogliare, consumare, consultare, tenere a portata di mano per ricercare il posto, lo scorcio, la propria strada, raffigurata in bianco e nero, negli scatti che l’autore ha realizzato tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, oppure colta nel momento del massimo terrore, cioè i mesi dell’immediato dopo terremoto.

“Un manuale per le nostre riflessioni in attesa di vedere di nuovo L’Aquila, bella, pulita e ricostruita” ha aggiunto Capezzali, sottolineando ancora il concetto di una città che “si regge sulle intitolazioni delle sue strade che è un peccato voler cambiare, anzi bisognerebbe correggere qualche difetto recente”.

“Una delle finalità del libro è che i giovani nati dal 2009 in poi possano fare un raffronto tra la civitas nuova che verrà e quello che era il patrimonio cittadino, compreso quel limbo del ‘durante’, le ferite provocate dal terremoto e curate dalla ricostruzione", ha spiegato invece Gianni Ambrosio, che ha scattato le sue prime fotografie con una macchinetta a pellicola regalatagli dal padre, sviluppando da sé, in camera oscura, i negativi. 

“Il passaggio al digitale è stato necessario e inevitabile, ma nel libro ci sono anche gli scatti in bianco e nero dei primi anni in cui mi cimentavo con l’apparecchio fotografico” ha raccontato l’autore. 

Toponomastica che fa rima in senso stretto con i Quarti cittadini, San Giorgio, Santa Maria, San Pietro e San Giovanni, i quattro grandi rioni che raggruppano i ‘fuochi’ dei castelli del contado che si unirono per consentire la fondazione della città nel 1254 e la successiva rifondazione, dopo la distruzione a opera di Manfredi di Svevia, tra il 1266 e il 1267.

“Una città pensata ben prima della fondazione, quindi già con una sua struttura delineata, a livello urbanistico - ha ricordato Cavalieri - Grazie alle comunità circostanti ha realizzato il suo splendore, è dal contado che è venuta la sua ricchezza ed è evidente che i 4 Quarti non si esauriscono dentro le mura ma costituiscono i quadranti dell’ampio spazio di una città-territorio che non si può scindere”.

Ancora uno spunto di riflessione dunque, che parte dal libro di Ambrosio, e che porta nella direzione della creazione di “una Casa dei quarti cittadina” ha suggerito ancora Cavalieri, casa che già virtualmente esiste su Facebook in un gruppo che ne porta la denominazione e progetto che l’amministrazione Biondi ha inserito ai primi punti del documento programmatico di governo.

“Un luogo in cui le associazioni, tante, del territorio, siano rappresentate e possano promuovere il territorio, la cultura, l’economia, le tipicità. Per trasmettere un messaggio positivo di resilienza ai giovani delle generazioni future, perché da queste ferite possano trovare la forza di superare il trauma vissuto” ha affermato, con forza, Cavalieri.

“Sono immagini che parlano dei nostri avi, di chi ci ha preceduto, sono il racconto della città distrutta non solo dal sisma ma anche dalla mano umana - è stato il commento del consigliere Della Pelle - Un’operazione di memoria e rispetto della memoria. Sarebbe bello se le scuole, specie elementari, potessero adottare una copia di questo libro per permettere ai bambini che non hanno conosciuto la città che è stata, di studiarne la storia attraverso il tessuto urbano”.

"Un vero regalo alla città dell'Aquila. Un libro che è uno spaccato di una attualità, una quotidianità che già non esiste più - ha commentato invece Cesare Ianni - e che colpisce tutti quei cittadini che spesso guardando le immagini dei palazzi restaurati si trovano a non riconoscerli, perchè irriconoscibili nel passaggio dal prima al dopo".

Una riflessione, infine, sul senso di appartenenza che è dato dai luoghi, dai nomi delle strade che costituiscono il patrimonio della città, "la sua storia, un patrimonio che non può essere toccato ma deve essere preservato" ha concluso Ianni.



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