PROCURA DELLA REPUBBLICA DI PESCARA CHIUDE INDAGINI SU INCHIESTA CONCESSIONI EDILIZIE INSEDIAMENTO LUNGOMARE; GOVERNATORE, ''LETTO DA STAMPA''

''PESCARAPORTO'': NEI GUAI D'ALFONSO,
L'AVVOCATO MILIA E TRE DIRIGENTI PUBBLICI

Pubblicazione: 27 luglio 2018 alle ore 15:44

PESCARA - Chiusura indagini con avviso a cinque persone, tra cui il governatore della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, nell'inchiesta conosciuta come “PescaraPorto” sulla variazione di destinazione d'uso di un'area vicino al porto di Pescara. 

L'inchiesta, condotta dal procuratore capo di Pescara, Massimiliano Serpi, e dal pm Anna Rita Mantini, e giunta a conclusione ieri, come anticipato dalla stampa locale, oltre a D'Alfonso, vede indagati il suo ex segretario particolare Claudio Ruffini, che si è dimesso in seguito al coinvolgimento nella inchiesta, il capo di gabinetto del sindaco di Pescara, Guido Dezio,  Giuliano Milia, legale del foro di Pescara, che fa parte del pool di avvocati di D'alfonso, noto e il dirigente del servizio regionale del Genio civile di Pescara, Vittorio Di Biase

Le accuse sono di falso in atto pubblico e abuso patrimoniale. 

Ma il presidente-senatore non ci sta e denuncia, come riportato dall'Ansa, il fatto di aver saputo della chiusura delle indagini dai giornali: “Mi aspettavo di essere il primo a ricevere questo atto e invece per l'ennesima volta lo leggo dalla stampa. Spero di individuare prima o poi questa manina o queste manine così interessate allo spettacolo giudiziario”, commenta il governatore interpellato a margine di un evento a Pescara.

La vicenda cosiddetta “PescaraPorto” fa parte della maxi indagine, iniziata nel 2015, della Procura della Repubblica dell'Aquila su una serie di appalti gestiti dalla Regione Abruzzo, che hanno portato all'apertura di 11 filoni, tra cui quello principale sulla ricostruzione di palazzo Centi, sede della presidenza, gravemente danneggiato nel sisma del 6 aprile 2009.

Tutto ha avuto inizio con la richiesta di variazione della destinazione d'uso, da uffici e alberghi a residenze, di due dei tre edifici di 21 metri che avrebbero dovuto essere costruiti sul lungomare di Pescara nei pressi dell'area ex Edison, accanto all'ex Cofa, dalla società PescaraPorto, che risulta intestata a due società minori: Viana, di cui sono azionisti i costruttori Andrea e Luca Mammarella, e Uropa, di cui sono soci Ugo, Roberto e Paola Milia, figli di Giuliano Milia, legale di fiducia del presidente della Giunta regionale d'Abruzzo, Luciano D'Alfonso.

Sono state alcune intercettazioni, relative ad altre indagini, a fare scattare l'inchiesta giudiziaria che poggia, in particolare, su una conversazione in cui D'Alfonso chiede a Ruffini di recarsi da Milia per parlare del caso PescaraPorto, alla luce di un documento in cui il dirigente del Genio civile sottolinea la "situazione di potenziale pericolo" nell'area dell'intervento edilizio e chiede a Comune e Autorità di bacino "di verificare regolarità e compatibilità idraulica delle attività".

In base alla ricostruzione della Procura, Milia si sarebbe servito di una copia dell'atto del Genio civile in suo possesso per scrivere una minuta con cui chiedere allo stesso ente di modificare l'orientamento espresso precedentemente.

Dopo ulteriori incontri e presunte pressioni, il 15 marzo 2016 Di Biase scrive una nuova nota, che - sempre secondo la Procura - ricalca l'appunto scritto da Milia, risultando "ideologicamente falsa" e finalizzata a favorire la società PescaraPorto.

Il documento, sempre secondo la ricostruzione della Procura concepito per blindare il cambio di destinazione d'uso richiesto da PescaraPorto, in realtà non sortisce gli effetti sperati, visto che il Consiglio comunale di Pescara il 24 febbraio 2017 boccia la richiesta.

Intanto nell'ambito dell'inchiesta su palazzo Centi, la Procura ha inviato una richiesta di archiviazione per il governatore e oltre 30 persone indagate tra dirigenti e funzionari pubblici, imprenditori e tecnici.

La maxi inchiesta era coordinata dal pubblico ministero Antonietta Picardi, nel settembre 2017 trasferita presso la procura generale della Corte di Cassazione. Il procuratore capo, Michele Renzo, ha affidato i vari filoni ad altri pm. Nel caso di palazzo Centi, il testimone è stato raccolto dal sostituto Fabio Picuti. 

Le ipotesi di reato, a vario titolo, sono di corruzione, turbativa d'asta, falso ideologico e abuso d'ufficio. 

La commessa, molto ambita, ha un valore di circa 13 milioni, messi a gara con ritardo e cambi di commissioni dalla Regione come stazione appaltante: secondo l'accusa sarebbero state attuate procedure per favorire la Iciet Engineering di Castelli (Teramo), arrivata terza.

D’ALFONSO: “LO LEGGO DALLA STAMPA, SOLITA SPETTACOLARIZZAZIONE”

“Francamente - prosegue D'Alfonso - sono molto infastidito e troverò qualche iniziativa per mettere alla berlina coloro che organizzano questa gestualità distributiva prima che l'interessato sappia e conosca”.

Una “spettacolarizzazione - continua il governatore - che non accenna a cessare in Abruzzo e soprattutto a Pescara. Penso di sapere anche qual è la veste dell'ambito delle manine che procedono a distribuire queste carte. Sono manine di contrattualizzati dello Stato - dice D'Alfonso rispondendo ai cronisti - che non riescono a capire che il loro compito è di accertare la verità, non di produrre nocumento alla storia di vita delle persone”.

“Questa mattina mi è stato chiesto se sapevo e ho risposto: fatemi leggere i giornali e poi dirò. Detto questo - afferma il governatore abruzzese - mi sembra si tratti di un'inchiesta che farà molta fatica a cercare di mettere in evidenza la distinzione fra verosimiglianza e verità e mi dispiace che farà molta fatica, perché io penso che debba essere facile mettere in evidenza la verità. Io parteciperò anche a questo procedimento giudiziario versando in atti patrimonio conoscitivo e documenti, nella speranza che trovino idoneità di lettura e rilettura”.

“Penso - sottolinea ancora D'Alfonso - che debba essere garanzia del cittadino quando viene sottoposto ad accertamento conoscitivo, che si leggano con attenzione tutti gli elementi. Ricordo che parliamo di una concessione edilizia del 2012 e parliamo di un'attività inibitoria per quanto riguarda le vicinanze del fiume che questa Giunta e questa persona giuridica hanno stabilito come attività inibitoria”.

“Sono pronto ora - conclude il governatore - a rendere ulteriore collaborazione, affinché la complessità del diritto urbanistico e amministrativo trovino facilitazione di lettura”.

 



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