''PSR PRIVILEGIA LE GRANDI AZIENDE CON L'OK
DI COLDIRETTI'', E' MARETTA CONTRO PASETTI

Pubblicazione: 12 maggio 2017 alle ore 07:00

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L'AQUILA - Maretta tra gli associati della Coldiretti Abruzzo, dopo che il presidente Domenico Pasetti ha concordato con la Regione Abruzzo parametri per i bandi del Piano di sviluppo rurale che vengono considerati poco equi nei confronti delle piccole aziende, a tutto vantaggio delle grandi.

È stato lo stesso assessore all'Agricoltura Dino Pepe, a spiegare come la decisione di dividere i 24 milioni di euro della misura 4.1 al 50 per cento tra grandi e piccole imprese sia stata assunta di concerto con le associazioni di categoria.

Pasetti, dopo una confusa divagazione ha preferito liquidare frettolosamente la telefonata sottraendosi a qualsiasi intervista. Tra gli insoddisfatti, fa invece sentire la propria voce Alfonso D'Alfonso, titolare dell'azienda Terre di Solina a Capodacqua di Capestrano (L'Aquila).

"Abbiamo letto che, sulla misura 4.1, destinata agli investimenti e all'ammodernamento, il 50 per cento è stato destinato ai grossi interventi - spiega - Sulla scorta di quel che è successo a gennaio sarebbe stato auspicabile il contrario, perché sono le piccole aziende quelle che hanno maggiori difficoltà".

"Mi ha lasciato di stucco la risposta dell'assessore che dice che la scelta è stata avallata dalle associazioni. Io faccio parte di Coldiretti, ma l'organizzazione non può aver avvalorato una posizione del genere! - prosegue - Mi aspetto che nei prossimi giorni questa posizione venga rivista anzi, ci confido vivamente. Se si dice che è un modo per spendere, non possiamo concentrare le azioni in 4 o cinque grosse aziende".

E il rischio che ad accaparrarsi il grosso delle risorse sia un manipolo di grandi imprese, lo ha denunciato anche il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo. La dotazione della misura 4.1 è di 25 milioni di euro, la metà destinata a investimenti sopra ai 250 mila euro, e gli altri 12,5 milioni a quelli inferiori a 250 mila.

"Ci sono poi punteggi attribuiti a misure tecnologiche non utili alle dimensioni di aziende come la nostra - spiega D'Alfonso - come il Gps installato sui trattori. Si impone di fare spese inutili a scapito della qualità dei nostri prodotti".

Il problema di tanti piccoli produttori, infatti, "non è quello di recuperare il costo di mercato della materia prima persa, ma quello di tutelare il prodotto", dice anche a proposito delle grosse perdite avute dal maltempo.

La Valle del Tirino è stata colpita anche dalle gelate tardive di fine aprile, seppur con danni ridotti rispetto a quelli dello scorso anno.

"Le tecniche che abbiamo adottato come la potatura e le semine tardive, hanno fatto sì che l'impatto fosse minore, tenendo conto che le temperature si sono fermate a -4,5 gradi e non hanno toccato i meno 7 del 2016 - racconta D'Alfonso - C'è stata una mobilitazione dei coltivatori con la copertura dei vigneti e l'accensione delle balle di fieno tra i filari, abbiamo constatato che queste tecniche aiutano ma non sono risolutive".

"La soluzione non può che essere quella del recupero delle tecniche tradizionali, è ovvio però che poi cambia anche il risultato delle vendemmie. L'unica tecnica valida è quella della nebulizzazione dell'acqua che consente la formazione del ghiaccio a protezione delle colture, ma comporterebbe la messa a disposizione del servizio di irrigazione e quindi efficientamento del consorzio di bonifica", aggiunge ancora.

"L'anno scorso di fronte al danno rilevante. Quest'anno gli indenizzi neanche li abbiamo chiesti - conclude - non capiamo quindi perché ci si prende in giro annunciando nuovamente degli aiuti".



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