''SOCIAL NON SONO ANTICRISTO MA FUTURO''
MEHDI MAHDLOO TRA CINEMA, TV E APP PER SMS

Pubblicazione: 10 aprile 2018 alle ore 06:45

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L'AQUILA - "Ho sempre guardato centinaia di film, fin da bambino, soprattuto di Wes Anderson e Christopher Nolan, entrando in quelle scenografie, e memorizzando le parti, con la voglia e il desiderio di far parte di quel mondo, di scrivere film un giorno, e dopo anni di gavetta finalmente, posso dire di aver realizzato i miei sogni".

Lui è Mehdi Mahdloo, in arte "Brando", 32 anni, nato a Roma, e trasferito all'Aquila per studiare Ingegneria informatica prima e Scienze della comunicazione poi, lasciata a un passo dalla laurea, per seguire e realizzare la carriera di attore di cinema e teatro.

È il figlio di Feridoun Tahmasebi, conosciuto in città come "Feri", imprenditore nel campo della ristorazione, il primo, ad aprire nel capoluogo negli anni '90, un ristorante persiano.

Attore ma anche dedito al volontariato.

"Mi piace sentirmi utile - spiega Mehdi ad AbruzzoWeb - per questo, da anni sono volontario della Croce rossa italiana. Nel 2009, durante il terremoto, ero all’Aquila, e aiutai nella gestione del campo di San Gregorio. Sono nato a Roma, ma questa città la sento dentro di me, e sono sicuro che dopo tanto dolore, tornerà a splendere il sole. Già adesso, quando si cammina in centro, è davvero emozionante vedere la meraviglia di questi palazzi tornati al loro antico splendore”.

Mehdi di gavetta ne ha fatta tanta per seguire il suo sogno, seguendo tanti corsi di recitazione, soprattutto drammatica e workshop in Italia e all'estero.

Corsi che lo hanno messo a contatto con delle personalità del settore, in uno degli ultimi infatti, ha lavorato accanto a Kevin Spacey, poco prima che fosse coinvolto nello scandalo seguito al suo coming out, e sulle accuse di presunte molestie all'attore  Anthony Rapp, quando aveva 14 anni.

E durante gli studi ha imparato tutti i segreti del metodo "Stanislavskji-Strasberg", riconosciuto anche dall'Actors studio di New York, la scuola di perfezionamento per attori più importante del mondo occidentale. 

"Strasberg - spiega ancora Mehdi - si fece promotore della memoria emotiva, una funzione del cervello orientata al ricordo delle emozioni e delle reazioni conseguenti, dalla quale nacque una tecnica focalizzata più sulla modalità espressiva di un’emozione, che sul riconoscimento dello stato d’animo ad essa associato".

"Secondo Strasberg - aggiunge l'attore - le difficoltà di recitazione incontrate dagli attori derivavano dalle loro abitudini espressive, o meglio, dalla repressione dell’espressione dell’emozione così come sgorga da dentro, problema questo reso ancora più complesso dalla vita in società. La domanda dalla quale il grande regista si faceva guidare era: come può l’attore rendere espressivi i suoi veri sentimenti sul palcoscenico?".

E questa tecnica Mehdi l'ha fatta sua, e gli è stata di grande aiuto, durante le riprese nel 2015, di Stalking Eva, un thriller internazionale, in cui lui era Tom, il protagonista.

"È stato un ruolo difficilissimo - ricorda - ho avuto bisogno di tante energie e dell'aiuto del regista, Joe Verni. Il protagonista era una persona molto cattiva, disturbata anche psicologicamente. Io, nella realtà, mi reputo un ragazzo buono, se posso aiuto, faccio volontariato, mi metto dalla parte delle persone in difficoltà, e leggendo il copione, avevi visto tante cose brutte. Aver fatto mio quel metodo, mi ha consentito di calarmi nella parte".

Ha avuto una piccola parte nel film La città invisibile, del 2010, sul terremoto dell'Aquila e la Perdonanza celestiniana, e nel 2015, il primo ruolo da protagonista, in Ameluk, per la regia di Mimmo Mancini, "che racconta la tradizione della via Crucis e la vita di Cristo ai giorni nostri in un piccolo paese della Puglia e che ha avuto vari riconoscimenti all’estero".

Nel panorama nazionale, già nel 2010, ha cominciato a raccogliere le prime soddisfazioni, lavorando accanto a dei veri "big", come Checco Zalone, in Che bella giornata, in cui era il fratello di Farah, la protagonista "francese di madre bina", di cui si innamora Checco.

"Zalone è davvero un personaggio, così come lo si vede attraverso lo schermo. Preparato, attento, una persona molto divertente. Nel cast tra l'altro c'era anche Rocco Papaleo, un vero maestro, molto stimolante, che mi ha insegnato tantissimo. Io avevo 23 anni e ancora tanto da imparare".

E per la televisione, sarà a breve su Canale 5, insieme a Marco Bocci e Peppino Mazzotta, nella seconda serie di Solo, fiction sulla 'ndrangheta, in cui Mehdi interpreterà il ruolo di un capo clan.

"Contestualmente al mio primo film come autore, che sto scrivendo insieme a un amico, ho avuto anche 2 belle proposte, probabilmente a breve partirò per il Kenya per girare un film, un altro in Italia, insomma, sono proprio soddisfatto".

"Io ce la sto mettendo tutta - si confida Mehdi -  e riscontro un buon favore di pubblico anche sui social, che uso molto per tenermi in contatto con amici e fan. Io non li demonizzo, anche se in questo periodo c'è una sorta di rifiuto del virtuale, io penso che nel mio settore, siano molto importanti, per stabilire un contatto umano con chi ci segue".

Social, che secondo Mehdi non sono "l'anticristo", ma un utile strumento in tantissimi campi.

"Bisogna saperli usare, mi rendo conto che per chi non ha vissuto quest'epoca siano difficili da accettare. Per me sono il presente e soprattutto il futuro, anche nella vita di relazioni".

"Per me - spiega - consentono di fare una prima selezione nella propria cerchia e trasformare quelle relazioni virtuali in reali. Nell’800 si diceva la stessa cosa dei libri, che invece sono espressione di cultura, e secondo me tra qualche anno sarà la stessa cosa per i social”.

E proprio sul social ha creato, insieme a due soci aquilani, Luca Morelli e Massimiliano Fermo, una piccola startup, che lancerà, entro il 2018, una nuova app di messaggistica internazionale.

"Sarà qualcosa di molto diverso da Whatsapp o Telegram. Si basa sul recupero delle emozioni con un sms, andando in qualche modo a recuperare quella sensibilità e quella realtà che a detta di molti i social stanno rubando".

"Potenzierà non solo la tecnologia, rendendola diversa e più reale, e sono contentissimo di averla creata all’Aquila, con la speranza che possa accendere i riflettori su quella che sento essere la mia città, con qualcosa di bello e nuovo", conclude.



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