''SU MAGGIORANZA SEGGI AVEVAMO RAGIONE NOI'', ESCE LIBRO DI PALMA E BECCHI Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

''SU MAGGIORANZA SEGGI AVEVAMO RAGIONE NOI'', ESCE LIBRO DI PALMA E BECCHI

Pubblicazione: 11 gennaio 2018 alle ore 18:15

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L’AQUILA - Il 2018 è iniziato con l’ammissione, da parte di Repubblica e altri quotidiani nazionali, che la lista o la coalizione di liste che otterrà all’incirca il 38-40 per cento dei voti si aggiudicherà la maggioranza assoluta dei seggi. 

Eppure fino a poche settimane fa, sondaggisti compresi, offrivano simulazioni completamente diverse, ipotizzando solo il caos dopo le elezioni.

Eppure ci sono due uomini che avevano anticipato tutto già tre mesi fa su Libero, con un articolo col quale dimostravano "conti alla mano che la coalizione di liste (o la lista) che ottenesse il 40 per cento circa dei voti conquisterà la maggioranza assoluta sia a Montecitorio che a Palazzo Madama".

Si tratta dell’avvocato Giuseppe Palma e del professor Paolo Becchi, i primi che, con le loro simulazioni “carta e penna”, hanno anticipato ciò che "solo oggi giornali e istituti di statistica gridano ai quattro venti come una loro scoperta".

Palma e Becchi hanno scritto sul tema molti articoli, tutti su Libero. E nel frattempo hanno pubblicato un libro, uscito a dicembre, I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi. Dal proporzionale puro della Prima Repubblica al Rosatellum (Key editore, e disponibile sia in e-book che in formato cartaceo), "nel quale scriviamo delle leggi elettorali italiane dal 1946 ai giorni nostri".

Dal 15 ottobre 2017, data di pubblicazione del primo articolo, fino a pochi giorni fa, l’avvocato e il professore hanno svolto simulazioni "molto precise con le quali dimostriamo come il 38-40 per cento dei voti ottenuti dalla lista o coalizione di liste nei collegi plurinominali produce l’assegnazione di circa il 70 per cento dei seggi attribuiti dai collegi uninominali, dove si vince per un solo voto".

Perché, secondo lei e Becchi, la coalizione di liste o la lista che otterrà il 38-40 per cento nei collegi plurinominali si vedrà attribuire circa il 70 per cento dei seggi assegnati dai collegi uninominali?

Perché ciascun collegio uninominale assegna il seggio al candidato che ottiene un solo voto in più rispetto agli altri, qualunque sia il numero o la percentuale di voti ottenuti. Si chiama sistema first-past-the-post, cioè maggioritario secco a turno unico, all’inglese. Anche se la ragione è nei meccanismi del Rosatellum: l’impossibilità per l’elettore di esprimere voto disgiunto, l’estensione automatica del voto dai collegi plurinominali a quelli uninominali e viceversa, e la possibilità di formare coalizioni tra liste. Questi tre fattori creano il cosiddetto “effetto-traino” dai plurinominali agli uninominali e viceversa. Tale effetto produce un vero e proprio travasamento dei voti dai collegi plurinominali agli uninominali e il contrario.

Questo vuol dire che chi non si coalizza parte svantaggiato?

Esatto. Prendiamo ad esempio il Movimento 5 stelle. Sicuramente risulterà la lista più votata e potrà anche raggiungere il 30% dei voti nei collegi plurinominali, fregiandosi del fatto che abbia conquistato la maggioranza relativa dei voti, ma non servirà praticamente a nulla perché, se l’intera coalizione di centrodestra ottenesse circa il 38-40 per cento dei voti nei collegi plurinominali, vincerà nella stragrande maggioranza dei collegi uninominali, dove vince semplicemente il candidato che ottiene più voti ottenendo conseguentemente il seggio. Se la legge elettorale avesse previsto il voto disgiunto, questo ragionamento non valeva. E invece il Rosatellum prevede espressamente il divieto di esprimere voto disgiunto, con la conseguenza di un vero e proprio travaso automatico del voto dai collegi plurinominali a quelli uninominali e viceversa.

Quindi è giusto dire che la legge elettorale è per circa 2/3 proporzionale e per circa 1/3 maggioritaria? Oppure sarebbe meglio dire che è una legge maggioritaria?

Sono giuste entrambe le affermazioni, ma la prima riguarda soltanto come vengono assegnati i seggi. Prendiamo ad esempio la Camera dei deputati: 386 col sistema proporzionale a listini bloccati seppur coi nomi dei candidati indicati sulla scheda elettorale e con soglia di sbarramento del 3 per cento su base nazionale (ma l’elettore non potrà esprimere nessuna preferenza), mentre 232 col sistema first-past-the-post. Questo vale anche per il Senato, dove il sistema è praticamente identico seppur ovviamente con un numero di seggi diverso visto il dettato costituzionale anche in ordine all’attribuzione degli scranni, che a Palazzo Madama è su base regionale. Per la seconda affermazione, invece, il punto è più complesso. 

E quale sarebbe questo punto complesso? Ci spieghi meglio.

Il fatto che il Rosatellum nasconda una specie di premio di maggioranza, che è quello che spiegavo prima. La legge non lo prevede, ma nella sostanza esiste e garantisce alla lista o alla coalizione di liste che otterrà all’incirca il 40 per cento dei voti nei collegi plurinominali di vedersi assegnare la maggioranza assoluta dei seggi, tanto alla Camera quanto al Senato, vista anche l’omogeneità tra i due sistemi. La questione è facilitata anche dal fatto che siamo di fronte ad un sistema politico quantomeno tripolare, infatti in un sistema bipolare il nostro ragionamento sul Rosatellum non troverebbe riscontro.

Lei e Becchi siete stati i primi a dimostrarlo. Come mai nessuno ve lo riconosce?

Non lo so. Eppure dal 15 ottobre 2017, data del primo articolo su Libero su questo argomento, sempre sul giornale diretto da Vittorio Feltri abbiamo scritto tanti altri articoli con simulazioni ancor più dettagliate, dimostrando la nostra tesi che oggi è diventata anche la tesi di tutti i giornali nazionali e i più importanti istituti di sondaggi, i quali, ad ottobre, affermavano che addirittura col 45 per cento non vi sarebbe stata alcuna maggioranza in Parlamento. Oggi hanno completamente cambiato idea, grazie a noi, ma senza mai citarci.

Bella soddisfazione, però.

Certo, ma per onestà intellettuale dovrebbero quantomeno citarci.

 

 



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