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''UN TEATRO SENZA IPOCRISIE CHE RACCONTI LA REALTA''',
IL ''MACELLO'' DEI SOCIAL PER GAETANO ARONICA

Pubblicazione: 17 aprile 2018 alle ore 06:30

Gaetano Aronica
di

L'AQUILA - "Il teatro deve seguire il tempo, ma deve anche precederlo e l’artista sul palcoscenico non spiega nulla, ma seguendo anche il suo intuito porta in scena i cambiamenti e li personifica".

A parlare è il regista ed interprete Gaetano Aronica, dopo la messa in scena, giovedì 22 marzo, all'Aquila, al Ridotto del Teatro Comunale di "Vestire gli  ignudi", commedia del 1922 di Luigi Pirandello

Siciliano, di Agrigento, non è alla sua prima nel capoluogo, che aveva già visitato, molti anni prima del terremoto e che ha trovato comunque "splendida".

E ha, per L'Aquila, anche parole dense di speranza e ottimismo.

"Avete queste montagne meravigliose - commenta ad AbruzzoWeb - a fare da corollario a una città che sta provando a ricominciare. Questo fermento io l'ho sentito, anche nel centro storico. La vita brulica, si sentono rumori tipici di chi sta lavorando. Ho l'impressione che possiate farcela, ho notato una gran voglia di raccontare e una bella disponibilità al dialogo. Si, ci sono ancora i cantieri e i palazzi da ricostruire, ma avrete una città, molto più bella e sicura di prima".

"Lo spettacolo che abbiamo portato all'Aquila, è un’indagine profonda sul voyeurismo morboso che infetta la  società contemporanea. Abbiamo voluto accendere i riflettori sulla donna, sulla violenza e su questa nuova figura femminile, che non vuole essere più vittima".

"Una donna - aggiunge - che spesso è vittima due volte, perché la società spesso sospetta, in un contesto terribile dove bisogna stare molto attenti, perchè chi cerca di reagire in qualche modo mette in crisi dei meccanismi preimpostati che tutti hanno accetttato passivamente e tacendo".

Vestire gli ignudi porta quindi a teatro, le ipocrisie, i drammi dei tempi moderni, con Ersilia, la protagonista, amante di un console di Smirne, stanca di condurre una vita, secondo quello che gli altri pensano di lei.

Lo spettacolo, prodotto dalla Fondazione Teatro Pirandello, è stato campione d’incassi del cartellone 2016/2017, dell’omonimo teatro.

Aronica si occupa da sempre di cinema e teatro impegnati, con una aprticolare attenzioni per tematiche importanti quali la mafia, (ha interpretato Paolo Borsellino nella fiction Il capo dei Capi), o il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.

Per il regista, "le donne sono sempre più vittime inconsapevoli, non vogliono essere considerate oggetti e reagiscono, facendone le spese. È il caso di Ersilia di Pirandello, ma anche nei giorni nostri, e i fatti di cronaca ce lo confermano. Le donne non vogliono più subire soprusi e denunciano, in una società coperta dall'ipocrisia, per cui alla fine spesso, si tende a giustificare in qualche modo la violenza che si innesca dai tentativi di denuncia".

Nel mondo lavorativo di Aronica in quest'ultimo periodo, si è parlato molto delle violenze anche psicologiche, subite dalle attrici, che hanno denunciato dopo anni, registi di fama come Harvey Weinstein o l'italiano campione di incassi Fausto Brizzi, accusato da alcune ragazze dopo un servizio al programma televisivo Le Iene, e sull'argomento ha le idee molto chiare.

"Tutto è noto, ma non si può dire, coperto da questo velo ipocrita, e la risposta la dà proprio Pirandello. È la vita che purtroppo vive di meccanismi di potere dove anche mettersi dalla parte delle vittime, come è giusto che sia, può diventare pericoloso".

Segliendo il suo percorso artistico, ha sentito da sempre la necessità, "di un teatro che abbia un senso rispetto alla realtà, che porti queste verità sul palcoscenico e con Pirandello ci siamo riusciti perfettamente, nonostante sia un testo scritto più di 90 anni fa".

Il risultato è un noir elegante ed originale, girato ad una sola inquadratura in chiaro, "in stile hitchicockiano", come definito dalla critica.

Un regista molto attento alle sfumature drammaturgiche, alla "parolatura" e  che si reputa un "osservatore del mondo di ieri e di oggi. E questo mondo di oggi è alla deriva, tanta forma e poca sostanza".

Per questo la scelta di un testo che "è sicuramente applicabile al nostro tempo, in una società che brama di apparire, essere qualcuno. Una società fatta di conosciuti e riconosciuti, con il macello creato anche dal boom dei social, in cui si fa di tutto, ci si espone anche al ridicolo, giusto per un pugno di like".

Un mondo che definisce, "marcio, in cui per andare ai talk show farebbero di tutto, spettacolarizzando anche il dolore, praticamente la moda del momento. Negli ultimi fatti di cronaca nera, alla ribalta nazionale, abbiamo assisitito a siparietti televisivi, tra lacrime e urla, dei parenti delle vittime di efferati omicidi".

"Questo stato di cose mi preoccupa, non solo per me, ma per i miei figli, per il mondo che ci apprestiamo a consegnarli in mano", conclude.



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