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DURA LETTERA LAGATTA A COSTA E AUTORITA' GIUDIZIARIA SU MEGA-DISCARICA RIFIUTI TOSSICI 2A E 2B, ''45 MLN PRONTI DA 2016, GARA AGGIUDICATA, TERRENI ACQUISITI DAL COMUNE, E' MISTERO SUL CONTRATTO NON ANCORA FIRMATO''

VELENI BUSSI: SINDACO A MINISTRO
E PROCURA, ''PERCHE' BONIFICA FERMA?''

Pubblicazione: 03 novembre 2019 alle ore 08:29

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BUSSI - "Cosa impedisce al Ministero di firmare il contratto con le società che devono effettuare le bonifiche delle discariche 2a e 2b di Bussi?”

A chiederlo il sindaco di Bussi sul Tirino (Pescara),  Salvatore Lagatta, in una durissima lettera del 30 ottobre, inviata a ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, e per conoscenza al presidente della Regione Marco Marsilio, al consigliere regionale Giovanni Legnini, presidente della commissione di inchiesta istituita in consiglio regionale sul sito di Bussi sul Tirino, e anche alla Procura della Repubblica di Pescara.

Il riferimento è all'eterna emergenza delle due discariche, a ridosso del paese, di prodotti chimici, accumulati per decenni, provenienti dal polo chimico del comune pescarese, di cui è stata individuata come responsabile la multinazionale Edison, che lì ha operato fino al 2002.

Discarica che si aggiunge a quella della Tremonti, a sud del polo chimico: tre ettari contaminati da sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene, scoperte nel 2007 quando il Corpo Forestale dello Stato ha trovato nel terreno più di 250 mila tonnellate di scarti della lavorazione industriale. Dove sta cominciando però l'opera di bonifica. Anche qui dopo tanti ritardi e polemiche.

A far saltare sulla sedia il sindaco, le dichiarazioni di Costa relative alla bonifica della discarica di prodotti chimici Caffaro a Brescia: "le risorse finanziarie ci sono, ma non si possono usare su un sito privato, le aree devono essere acquisite dal Comune, poi si potrà procedere alla bonifica", ha detto il ministro alle testate locali.

Quella auspicata dal ministro è però esattamente la condizione ideale che da tempo sussiste a Bussi dove, ha rilevato Lagatta, con "l'accordo di programma sottoscritto il 3 maggio 2017, si è stabilito tra Ministero dell’Ambiente, Regione, Comune di Bussi sul Tirino e Solvay l’acquisizione da parte del Comune dei Siti inquinati al fine di rendere possibile l’utilizzo delle risorse finanziare pubbliche all’uopo stanziate. Abbiamo fatto dunque esattamente il percorso che lei auspica per bonificare l’area Caffaro".

Non solo: il progetto di bonifica è stato predisposto nel 2014, nel 2015 è stato approvato il piano di "caratterizzazione", ovvero l'analisi puntuale dei veleni presenti nel sito, come pure il progetto di bonifica. I fondi, 50 milioni di euro, erano disponibili nel 2010, a disposizione dell commissario straordinario Adriano Goio, scomparso nel marzo 2016. Nello stesso anno con la legge finanziaria, i soldi, 45 milioni, visti che 5 erano stati utilizzati per i primi interventi di messa in sicurezza della Tremonti, sono stati trasferiti al Ministero dell'Ambiente, a valere sui fondi della ricostruzione post-sismica 2009. Grazie all'interessamento di Legnini, allora sottosegretario all'Economia, prima di diventare vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, e infine candidato presidente del centrosinistra alla Regione Abruzzo. Su sua iniziativa, e con l'appoggio del presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri di Forza Italia, e dell'opposizione del Movimento 5 stelle, è stata istituita ad agosto anche una commissione d'inchiesta, volta a far luce sui motivi dei ritardi delle bonifiche di Bussi.

Proseguendo nella cronostoria dell'iter, garantiti i fondi è poi stata indetta la gara, che nel febbraio 2018 è stata aggiudicata ad un raggruppamento d'imprese guidato dall’azienda belga Dec-Deme e composto da Safond Martini Srl, Elios Ambiente Srl, Sidra Società italiana dragaggi Spa e Cooperativa San Martino soc.coop.

Ma i lavori non sono mai partiti, perché il contratto con l'ati aggiudicataria non è stato mai firmato. La motivazione ufficiale è che la pratica si è incagliata al Ministero dell'Ambiente, sulla legittimità di utilizzare fondi pubblici, per una bonifica di cui è stato dichiarato responsabile un'impresa privata, in questo caso la Edison.

Un falso argomento, ha più volte affermato Lagatta, e non solo lui, perché in ogni caso la bonifica con soldi pubblici, andrà fatta "a danno" del responsabile, che poi risarcirà lo Stato, dunque non ci sarebbe rischio di intervento della Corte dei Conti.

"Non posso esimermi dall’esprimere il più profondo risentimento - scrive dunque Lagatta -, per i ritardi che il suo Ministero sta determinando non firmando il contratto con la ditta aggiudicataria delle opere di bonifica della discarica 2a e 2b di Bussi sul Tirino, visto che l’amministrazione ha seguito il percorso tecnico amministravo dal Ministero stabilito. Voglio ricordarle che, per tale opere di bonifica, sono stati stanziati 50 milioni di Euro, con la Legge di conversione 26 Febbraio 2011 numero 10 opere e interventi di bonifica e messa in sicurezza da attuare prioritariamente sulle aree industriali dismesse e siti limitrofi, al fine di consentirne la reindustrializzazione”.

E aggiunge: "Inutile sottolineare che il protrarsi immotivato del ritardo nell’avvio delle opere di bonifica - scrive Lagatta -, rischia di creare pesanti e irreparabili conseguenze, non solo rispetto alle opere di reindustrializzazione che rischiano di bloccarsi ma, anche, per l’eventuale danno materiale ed economico che, in assenza di immediate ed urgenti azioni da parte del competente Ministero, potrebbero crearsi nei confronti della scrivente amministrazione e dell’intera comunità locale".

A complicare la vicenda ci sono poi i contenziosi in essere nelle aule dei Tribunali.

La Provincia di Pescara nel giugno 2018, dopo anni dalla scoperta della discarica, ha individuato formalmente, come previsto dalle norme vigenti, la Edison come responsabile dell’inquinamento; condizione preliminare per l’addebito dei costi sopportati dal Ministero competente.

La Edison però, sostenendo di non essere l'unica responsabile, avendo lasciato l'attività a Bussi nel 2002, rimpiazzata dalla Solvay, che è a sua volta andata via nel 2016, ha fatto ricorso, che è stato però bocciato a marzo dal Tar. La Edison così si è appellata al Consiglio di Stato.

Il Comune di Bussi, ritiene che comunque il contenzioso, quale che sia l'esito e la tempistica, non impedisce l'avvio dei lavori, visto che i soldi ci sono, e la ditta pure, pronta ad avviare i lavori. Resta dunque il mistero sul perché sia ancora tutto fermo.

 



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