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''VIVERE E' RINASCERE OGNI GIORNO'': CRISTICCHI E CALENDA PRESENTANO ''MANUALE DI VOLO PER L'UOMO''

Pubblicazione: 13 novembre 2018 alle ore 13:00

Antonio Calenda e Simone Cristicchi
di

L'AQUILA - "Vivere è rinascere ogni giorno e con Manuale di volo per l'uomo speriamo anche di portare un messaggio positivo per L'Aquila che ha sete e bisogno di rinascita dopo gli eventi sismici che l'hanno ferita al cuore".

Così il direttore artistico del Teatro Stabile d'Abruzzo, Simone Cristicchi, ha presentato  questa mattina all'Aquila lo spettacolo Manuale di volo per l'uomo, scritto insieme a Gabriele Ortenzi, un'anteprima nazionale che andrà in scena al Ridotto del Teatro Stabile giovedì 15 alle 21 e in replica venerdì pomeriggio alle 17,30.

Spettacolo che si presenta come "una mappa geografica dell’anima" che aiuterà il protagonista a trovare il suo posto nel mondo.

Con lui il regista Antonio Calenda, presenza cara e nota alla città, "aquilano nel cuore" come lui stesso si è definito, a cui è anche stata data la cittadinanza onoraria, dopo aver prestato la sua opera sempre presso l'ente teatrale per quasi 10 anni.

"Onorato di lavorare affianco a Calenda - è stato il commento di Cristicchi - che ha fatto di me un artista del palcoscenico. Prima di incontrarlo ero solo un narratore, e lui mi ha trasformato in un attore".

Simone Cristicchi proverà a stupire il pubblico teatrale con una nuova invenzione drammaturgica, stavolta ambientata nel mondo attuale.

Una favola metropolitana ricca di emozioni, musica e poesia.

Interpreta un quarantenne rimasto bambino, con un problema preoccupante: qualunque cosa guardino i suoi occhi, "dal fiore di tarassaco cresciuto sull’asfalto, ai grandi palazzi di periferia, tutto è stupefacente, affascinante, meraviglioso".

E "Fiori tra l'asfalto" è il nome che il direttore artistico ha scelto per la nuova stagione teatrale aquilana, "una metafora della vita che rinasce anche attraverso le macerie del terremoto".

Cristicchi sul palcoscenico sarà Raffaello, un eroe "super sensibile", e in quanto tale possiede dei poteri speciali: la sua mente fotografica è dotata di una lente di ingrandimento che mette a fuoco i particolari, i dettagli che sfuggono agli altri esseri umani; cose minuscole e apparentemente insignificanti che nascondono però un’infinita bellezza, forse perché "niente è più grande delle piccole cose!".

Si tratta - ha spiegato - di un spettacolo di prosa pura senza l'ausilio di nessuna canzone. È stato un lavoro importante, con grande sforzo da parte di tutto lo staff che sta lavorando da giorni intorno alla scenografia e alle luci".

E la scelta di fare l'anteprima all'Aquila non è stata casuale, innazitutto si tratta di uno spettacolo coprodotto dal Teatro stabile con il Centro teatrale bresciano, ma soprattutto il capoluogo d'Abruzzo è un posto molto caro al direttore artistico.

"Quando sono qui mi sveglio all'alba per andare a passeggiare. Questa mattina sono stato a Collemaggio, un posto denso di emozioni, un magnete fortissimo ricco di grande spiritualità e dove le vibrazioni sono amplificate. Qui c'è la religosità, ma si sente anche che è stato un luogo del dolore e della follia per via della presenza dell'ospedale psichiatrico".

E questa follia dell'uomo e l'anelito dell'infinito, Cristicchi l'ha riportata anche in questa piecès teatrale, "che rappresenta perfettamente L’Aquila e la voglio dedicare alla città. Ricca di metafore che richiamano al dolore che si trasforma in arte e in qualcosa di più elevato".

"Forse volare significa non sentirsi soli, avere il coraggio di buttarsi nella vita, mantenendo intatto il bambino dentro di noi. E soprattutto non lasciarsi sfuggire la bellezza che ci circonda".

E ha concluso citando il teologo dell'Ordine dei Servi di Maria Ermes Ronchi, "le ferite possono diventare feritoie dove vedere l’infinito,  qualcosa che va oltre il dolore e la quotidianitá e si sublima. Un messaggio universale che arriva a ciascuno di noi con i proprio dolori. Mi piacerebbe dare questo sottotitolo: vivere è rimascere ogni giorno!".

"Sono legatissimo all'Aquila - ha aggiunto Calenda - a cui ho dato i miei anni più felici e più ricchi dal punto di vista artistico. Ho trovato un posto ancora ferito dagli eventi sismici del 2009, ma speriamo con il contributo dell'arte di essere piccoli partecipi della rinascita, che può esplicarsi anche sotto forma di aggregazione sociale".

"Con Simone siamo al terzo spettacolo insieme, questa volta portiamo in scena la metamorfosi di un’anima colpita dal dolore cosmico e questo è perfettamente calazante con quanto hanno vissuto gli aquiani in questi anni".

Le metamorfosi che richiamano anche un'opera prima di un poeta abruzzese, originario di Sulmona, grande esponente della letteratura latina: Ovidio.

"Tutto si trasforma e tutto può mutare, anche dal più grande dolore può nascere esperienza - ha concluso Calenda - il nostro sarà uno spettacolo semplice con pochi strumenti e non costosi, cerchiamo di dare poesia al pubblico che ci verrà a trovare".



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