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''VIVIAMO UN MONDO CHE E' UNA PRIGIONE'', YANG LIU ALL'AQUILA PER PREMIO LAUDOMIA BONANNI AI DETENUTI

Pubblicazione: 23 novembre 2018 alle ore 19:30

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L’AQUILA - "Non sento di stare in un carcere, ma in una scuola di poesia. Questa è per me un'esperienza molto forte, queste persone sono qui private della propria libertà, ma il mondo globalizzato in cui viviamo alla fine non è sempre una grande prigione?".

Queste le parole del poeta cinese Yang Lian, ospite d'onore oggi all'Aquila per la diciassettesima edizione del Premio intitolato a Laudomia Bonanni, la celebre scrittrice aquilana scomparsa nel 2002, per la sezione dedicata ai componimenti dei detenuti degli istituti di pena di tutta Italia, che si è tenuto presso la casa circondariale di Preturo.

Nel carcere attualmente ci sono 20 detenuti per reati definiti "comuni" e 160 persone in regime di massima sicurezza.

Il primo premio della sezione è andato a un detenuto del carcere Opera di Milano, con la poesia "Da dove nasce l'amicizia".

Secondo classificato, con una poesia sulla speranza, Giovanbattista Della Chiave, originario di Marsala (Trapani) e detenuto anch'egli nel carcere Opera di Milano, dove c'è un laboratorio di scrittura molto seguito; terza classificata, una detenuta nel carcere di Genova, Monica Risli, che non ha partecipato alla premiazione ma che ha mandato i suoi saluti, con la poesia "Amen".

Presenti all'evento anche gli studenti del quinto anno del Liceo scientifico delle Scienze applicate "Andrea Bafile" e del liceo Classico "Cotugno" dell'Aquila.

Il presidente del premio è Raffaele Marola, presidente della Bper dell'Aquila.

In giuria, la docente dell'Università degli Studi dell'Aquila Liliana Biondi, l'onorevole del Partito democratico Stefania Pezzopane e la poetessa aquilana Anna Maria Giancarli; quest'ultima, insieme alla Pezzopane e al notaio Antonio Battaglia, fondò il premio nel 2002, voluto dall'allora Carispaq, di cui Battaglia fu direttore, e oggi sotto l'egida della Bper.

"Mi hanno commosso i testi che hanno vinto, ho capito questo discorso di quando si chiude questa porta e si viene tagliati fuori dal mondo esterno", le parole di Lian, considerato nel suo Paese "il più grande poeta del mondo vivente", che ha parlato della poesia come "forma di esilio" citando alcuni tra i grandi della nostra cultura come Ovidio e Dante.

Un esilio che il poeta ha realmente vissuto sulla propria pelle, dopo aver viaggiato a lungo in Asia e in Europa, perché critico testimone dei tragici fatti di Piazza Tienanmen.

Le denunce di quei sanguinosi avvenimenti gli valsero la "scomunica" del regime Comunista, fu dichiarato persona non gradita e per questo decise di abbandonare la Cina per sempre.

Da allora Lian vive in esilio a Londra ed è stato vincitore, tra le altre cose, del Premio Flaiano nel 1999.

"Spero per i detenuti scrivere, mettere i versi le proprie emozioni possa essere da supporto importante - ha aggiunto - la prigione un posto estremo dove comprendere la libertà e la poesia è qualcosa di estremo per comprendere un posto come la prigione. Scrivere in versi cerca sempre di spiegare qual'è il sogno della libertà".

"Abbiamo un sacco di porte dentro di noi, nella nostra mente e nel nostro corpo. La poesia apre tutte le serrature e ci consente diessere davvero noi stessi, è incontro tra diverse culture, un momento di aggregazione importante che rappresenta lo strato profondo di ogni lingua, di ogni storia delle popolazione", ha concluso il poeta. 

"Mi emoziona leggere questi scritti in cui queste persone, private della libertà tirano fuori emozioni, nostalgia, voglia di sognare. Di anno in anno gli elaborati sono sempre più ricchi, segno che nelle carceri sono seguiti e stimolati. Vengono fuori tutte le sensazioni come genitori, come uomini", il commento di Liliana Biondi.

"Oggi vogliamo far incontrare cuori, testi e parole e dobbiamo cercare di vivere un momento speciale all’insegna della che Incontra studenti e gli ospiti della casa circondariale. Questi uomini vivono una privazione della libertà, conseguenza di errori ma comunque una limitazione. Voglio ringraziare tutti i presenti, gli operatori della struttura, che svolgono un impegno gravoso e faticoso", ha detto la Pezzopane.

"Negli anni abbiamo creato questa possibilità anche a chi privato della libertà di partecipare al premio. Un momento di bellissime emozioni, attimi di poesia sentiti e di espressione forte  dei sentimenti che ogni ci colpiscono", il pensiero di Raffaele Marola.

"Ho sempre cercato di inondare la mia città con la poesia che reputo essere una delle forme d’arte più nobile e pura. Nella condizione di detenuto la poesia svolge un ruolo sociale importante, dona a questi uomini in qualche modo da le ali e si vede dal contenuto di questi scritti bellissimi. Nelle loro parole leggiamo la volontà di riscatto, il pentimento sentito per quello che li ha portati alla reclusione", ha dichiarato Anna Maria Giancarli.

Era presente anche il nuovo direttore del penitenziario, Barbara Lentini che ha definito la premiazione, "un momento emozionante in cui si sono incontrate poesia e detenuti. Queste persone hanno tanto da dire e per noi è importante ascoltare e riflettere". 

A conclusione della proclamazione dei vincitori è stata letta anche una poesia di Lian dedicata all'Aquila e  "Speranza di vita" dal giovane detenuto James, che ha parlato di pensieri positivi nella sua lingua del suo Paese, la Nigeria.

Anche il giovane Yocu, di origini africane come James, ha voluto declamare i versi della sua poesia dal titolo "W la pace abbasso la guerra".



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