110 ANNI CGIL: CREMASCHI,
''SCELTE LIBERISTE NON
CONTRASTATE DAI SINDACATI''

Pubblicazione: 24 settembre 2017 alle ore 20:16

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L'AQUILA - “Le scelte liberiste degli ultimi trent'anni, purtroppo, non sono state sufficientemente contrastate dalle forze sindacali. E i risultati, terribili, si vedono in regioni come l'Abruzzo, devastate dalla perdita del tessuto industriale”.

Mentre la Cgil ha festeggiato all'aquila  con Susanna Camusso in testa, i 110 anni di storia in Abruzzo, l'ex 'big' Giorgio Cremaschi, fa il suo punto della situazione occupazionale e sociale abruzzese e del resto d'Italia confermando la sua visione critica.

Cremaschi, già presidente del Comitato Centrale della Fiom, l'organizzazione dei metalmeccanici della Cgil, nel 2015 ha lasciato, sbattendo la porta, il sindacato dopo oltre quarant'anni di militanza.

“L'Abruzzo è stato preso d'assalto e smantellato – le parole di Cremaschi, bolognese classe 1948, ad AbruzzoWeb – Ricordo una regione piena di grandi aziende come la Italtel che ho visto fare a pezzi nell'arco di trent'anni, con una scelta ben precisa e non per mera casualità, nell'Italia che è arrivata a perdere il 25 per cento della produzione industriale, con punte del 40 per cento al sud”.

“Non deve quindi stupire che, ad esempio, in un territorio terremotato e ormai parliamo non soltanto dell'Abruzzo, ma di una grossa parte del Centro Italia, la disoccupazione sia altissima. E il governo continua a parlare uscita dalla crisi!”, tuona quindi l'ex Fiom.

E un errore, secondo il sindacalista tra le altre cose no Euro, no Nato e sostenitore della Catalogna indipendentista e del Venezuela chavista, delle forze chiamate a contrastare la disoccupazione, lo smantellamento dello Stato sociale, dei diritti dei lavoratori, è quello di affrontare le situazioni di crisi “singolarmente” e  “pensando che il mercato possa risolvere le cose”.

“Serve un intervento pubblico a trecentosessanta gradi – è convinto Cremaschi – altrimenti non ne usciremo. Invece, non  si sta facendo assolutamente niente. Il mercato pensa prima a se stesso, alle banche, alla finanza speculativa, pensa prima alla Svizzera e poi, se ha tempo, forse dà un'occhiata all'Abruzzo”.

“Le organizzazioni sindacali dovrebbero gridare ogni giorno la rabbia che hanno”, ammette poi, tornando sul suo 'terreno', per poi dare uno schiaffo all'Euro e ai vincoli imposti dai Trattati sovranazionali.

“Sono vincoli che hanno portato a una distruzione enorme di lavoro e alla impossibilità di ricostrurlo. E le promesse di rinascita che arrivano dal famoso mercato sono assolutamente false”, conclude Cremaschi.



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