SI CONFRONTERANNO I SISTEMI DEI VARI PAESI; CONVEGNO A ROMA A NOVEMBRE

5 ANNI DOPO IL PROCESSO CHOC, DA L'AQUILA
STUDIO EUROPEO SU COMUNICAZIONE RISCHI

Pubblicazione: 24 ottobre 2017 alle ore 07:00

Il processo di primo grado alla commissione Grandi rischi (foto Roberto Grillo)
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L’AQUILA - A cinque anni e qualche giorno dalla clamorosa sentenza di primo grado del processo alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio inquisito per aver rassicurato i cittadini dell’Aquila prima del terremoto 2009, il capoluogo abruzzese si appresta a diventare capofila di un progetto europeo di studio e confronto delle modalità di comunicazione nelle situazioni di rischio.

A lanciare l’idea, e a cominciare a tessere la trama dei contatti istituzionali, è Marco Billi: proprio il magistrato del tribunale aquilano che ha stilato quella sentenza, con 7 condanne a 6 anni di carcere per omicidio colposo e lesioni, poi in parte riformata dalla Corte d’Appello, che ha assolto i 6 scienziati della Grandi rischi, mantenendo la condanna a 2 anni solo per il vice capo della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, verdetto infine sigillato dalla Cassazione.

L’obiettivo è quello di confrontare i diversi modi di comunicare nei principali Paesi europei da parte delle istituzioni incaricate quando ci sono situazioni di rischio non solo sismico, nel tentativo di trovare le migliori pratiche e imparare qualcosa dall’esperienza aquilana.

Un tema su cui c’è ancora tanta strada da fare: solo per fare un esempio, quasi fosse una “reazione” al processo, all’epoca definito erroneamente “alla scienza, per non aver previsto il sisma del 6 aprile” dai media nazionali, in occasione della nuova emergenza sismica 2016-2017, la risposta dell’ambito scientifico è stata opposta nell’altro senso, diffondendo note stampa con ipotizzati rischi di terremoti di magnitudo 6-7 che hanno gettato nello sconforto la popolazione.

L’idea fa seguito al libro che Billi ha pubblicato nei mesi scorsi approfondendo alcuni aspetti tecnici della sentenza, intitolato La causalità psichica nei reati colposi - Il caso del processo alla commissione Grandi rischi (Aracne, 2017).

La tappa di avvicinamento a questo progetto sarà un convegno previsto per il prossimo 7 novembre a Roma, dalle 10.30 presso la sala conferenze Isma del Senato in piazza Capranica.

Il titolo è esattamente “La comunicazione in situazioni di rischio” e oltre allo stesso magistrato promotore parteciperanno l’avvocato Fabio Alessandroni e il giornalista Stefano Cianciotta, collaboratori del progetto e anch’essi autori di un libro sul processo, intitolato La condanna della commissione Grandi rischi, responsabilità istituzionali e obblighi di comunicazione nella società del rischio (Aracne, 2013).

Tra gli ospiti, l’europarlamentare componente della commissione Giustizia Enrico Gasbarra, la senatrice Stefania Pezzopane, il docente di Scienze politiche all’Università di Roma 3 Paolo Naticchioni e il giornalista Primo Di Nicola, che sarà moderatore dell’incontro.

Possibile anche la presenza di alcuni avvocati difensori degli imputati del processo alla Cgr, tra cui Filippo Dinacci, che assisteva l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e lo stesso De Bernardinis, oltre all’attuale capo della Polizia, ex successore di Bertolaso ed ex prefetto aquilano, Franco Gabrielli, e l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel post-terremoto, Gianni Letta.

IL PROCESSO

L'organo consultivo della presidenza del Consiglio è stato indagato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 29 persone.

Originata dall'esposto di un avvocato aquilano, Antonio Valentini, per conto di alcuni familiari delle vittime del sisma, l'inchiesta è divenuta di pubblico dominio il 3 giugno 2010 con l'emissione di sette avvisi di garanzia.

Il 10 dicembre 2010 l'esordio in aula per l'udienza preliminare, conclusa con il rinvio a giudizio per tutti; il 20 settembre 2011 la prima udienza dibattimentale, con il giudice unico Marco Billi che ha imposto un ritmo veloce, spesso un appuntamento a settimana.

Ecco perché, dopo un anno e un mese, un tempo considerato record per un dibattimento così delicato, il 22 ottobre 2012 è arrivata la sentenza di primo grado, esplicitata dal magistrato in 950 pagine di motivazioni il 18 gennaio 2013 mentre 500 erano le pagine della requisitoria scritta dei pubblici ministeri Fabio Picuti e Roberta D'Avolio, che hanno sostenuto l'accusa assieme al procuratore della Repubblica, Alfredo Rossini, poi deceduto.

L'Appello ha visto l'accusa rappresentata dall'avvocato generale presso la procura generale della Repubblica, Romolo Como, mentre a emettere la sentenza è stato il collegio presieduto da Fabrizia Ida Francabandera con i colleghi giudici Carla De Matteis e Marco Flamini.

Il 10 novembre 2014 la sentenza, con 6 assoluzioni e la condanna con pena ridotta a 2 anni per il solo De Bernardinis e per soli 13 casi su 29, con assoluzione anche per lui per gli altri 16. Un verdetto confermato giusto un anno dopo, il 20 novembre 2015, dalla Suprema Corte di Cassazione.

Definito spesso "processo alla scienza" (erroneamente secondo l'accusa e il giudice), questo dibattimento ha avuto una rilevanza internazionale, seguito dai media di tutto il mondo e anche da riviste scientifiche estere.

In primo grado sono sfilati quasi 300 testimoni tra quelli dell'accusa, quelli di parte civile e delle difese. Nelle deposizioni i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che contavano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, Franco Coppi, legale di Silvio Berlusconi in alcuni procedimenti, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea.



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