TERREMOTO: OGGI SCADE LA PRESCRIZIONE DEI REATI, IL PUNTO SUI 19 PROCESSI

7 ANNI E 6 MESI DOPO, L'INCHIESTA CROLLI
SI CHIUDE CON 17 SENTENZE DEFINITIVE SU 19

Pubblicazione: 06 ottobre 2016 alle ore 08:04

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L’AQUILA - Non ci sarà un atto ufficiale e molte cause proseguiranno ancora, forse per anni, negli uffici giudiziari più disparati, ma scende il sipario oggi, a 7 anni e 6 mesi dal terremoto del 6 aprile 2009, sulla cosiddetta “maxi inchiesta” sui crolli che venne avviata pochi giorni dopo dal sisma dalla procura della Repubblica del capoluogo, allora guidata da Alfredo Rossini, poi scomparso.

Il termine che scade è quello dell’estinzione per prescrizione dei reati, in particolare quelli di omicidio, disastro e lesioni, di volta in volta contestati tutti o solo alcuni ai presunti responsabili, fissato appunto dalla legge a sette anni e mezzo.

Una fase contraddistinta da 200 filoni iniziali, 19 dei quali sono approdati in aula, che, a prescindere dal bilancio, resterà nella storia della giustizia aquilana, anche per le difficili condizioni nell’immediatezza della tragedia in cui le indagini sono state svolte e i primi processi celebrati.

Nei mesi scorsi si temeva un’ecatombe di prescrizioni con una marea di probabili colpevoli pronti a farla franca, ma alla fine dei giochi a non concludersi saranno solo 2 processi, più uno solo satellite rispetto ai 19 procedimenti: quello di strettissima attualità che ha visto l’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, assolto dopo un lunghissimo e tormentato iter dall'accusa di omicidio per essere stato il mandante di una "operazione mediatica per rassicurare", quella della commissione Grandi rischi, pure assolta in Cassazione.

Nel caso di Bertolaso, a onor del vero, la sentenza appena emessa non è definitiva e in teoria la procura generale presso la Corte d’Appello potrebbe ancora appellarla dopo aver letto le motivazioni che verranno depositate entro 3 mesi: in secondo grado, tuttavia, i giudici si limiterebbero a dichiarare l’intervenuta prescrizione a meno che l’imputato non ci rinunciasse, cosa che ha dichiarato attraverso il suo legale di non voler comunque fare.

I due soli filoni che termineranno con la prescrizione, che verrà formalizzata dai rispettivi magistrati alla prima udienza utile, sono quelli per il crollo in via D’Annunzio, che era arrivato al giudizio di legittimità in Corte di Cassazione, ma gli ermellini hanno ritenuto di annullare il processo d’Appello, imponendo di ricelebrarlo a Perugia, e per il crollo in via Sturzo, dove l’unico imputato ultranovantenne è peraltro impossibilitato a sostenere il processo per gravi problemi di salute.

Non serve essere esperti di diritto per capire che il grosso dei procedimenti è stato giudicato in via definitiva, e questo non può che essere di conforto, a prescindere dall’esito ovvero se siano state riscontrate responsabilità, e quindi siano arrivate condanne, oppure no, e quindi assoluzioni.

“La verità è come una vitamina che ricostituisce il tessuto sociale dell’Aquila in vista della ricostruzione. Più di sapere chi sono i responsabili dei crolli, è importante conoscere perché quegli edifici 5 anni fa siano crollati, e lasciarne testimonianza per il futuro”, dichiarava 2 anni fa ad AbruzzoWeb Fabio Picuti, uno dei sostituti autori dell’inchiesta, pubblico ministero praticamente di tutti i filoni.

Con un’importante postilla: “Le sentenze, fino a oggi hanno dato una prima verifica provvisoria della tesi accusatoria. La scossa delle 3.32, pur essendo stata forte, non rappresenta una causa atipica e anomala idonea a spiegare da sola il crollo degli edifici”. Considerazioni che, oggi che l’inchiesta in sostanza si chiude, restano quanto mai attuali.

Su 19 filoni, perciò, le sentenze definitive sono state 17. Di questi, i casi giunti fino al giudizio di Cassazione sono stati 6, con i verdetti suddivisi equamente.

Le 3 condanne principali sono quelle per i crolli di Convitto nazionale, Casa dello studente e facoltà di Ingegneria, mentre tra le 3 assoluzioni quella shock è stata quella per la commissione Grandi rischi (pur con una condanna minore), senza dimenticare quelle per via Generale Rossi e via XX settembre 123.

Sono 3 soli i processi che si sono conclusi in Corte d'Appello, con assoluzioni per i crolli in via XX settembre 79 e viale Persichetti e una condanna minore per via Milonia.

A diventare definitive già in primo grado sono state 2 sentenze di assoluzione in cui l'accusa stessa ha chiesto di scagionare gli imputati, nei casi dell'ospedale San Salvatore e del palazzo in via Roma 18.

Ci sono, infine, 6 procedimenti, anche legati a crolli con molte vittime mai approdati al dibattimento per decesso degli indagati o loro impossibilità di stare in giudizio: via Campo di Fossa, via Poggio Santa Maria, via Cola dell’Amatrice, via Corridoni, via Gualtieri d’Ocre e hotel Duca degli Abruzzi.

I PROCESSI PRESCRITTI

IN APPELLO

1) Verrà dichiarato concluso per prescrizione a Perugia, in un’udienza in Corte d’Appello ancora da fissare, il processo per il crollo in via D’Annunzio, dove morirono 13 persone. Lo scorso 10 maggio la quarta sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza della Corte d’Appello aquilana nei confronti dell’unico imputato, l’ingegnere Fabrizio Cimino, accusato di omicidio colposo plurimo per una condotta omissiva in relazione ai restauri del palazzo svolti nel 2002 e, in particolare, perché nel corso dei lavori che ha diretto non avrebbe notato palesi criticità del palazzo, edificato nel 1961. A Cimino, dopo una prima condanna in tribunale a 3 anni di reclusione, giunta il 20 febbraio 2014, la Corte aquilana aveva ridotto la pena a 1 anno e 10 mesi il 23 settembre 2015.

2) È fissato al 28 novembre il processo d’Appello per il crollo di via Luigi Sturzo, che pure ha mietuto ben 27 vittime: l’unico progettista sopravvissuto, Augusto Angelini, 88 anni, per gravi motivi di salute è risultato non in grado di sostenere il processo di secondo grado dopo la condanna in primo grado a 3 anni di reclusione. L’udienza è fissata il 28 novembre.

LE SENTENZE DEFINITIVE

CASSAZIONE

3) In circa 6 anni si è concluso il processo alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio dei ministri che, il 31 marzo 2009, a cinque giorni dalla tragedia, secondo l’accusa iniziale rassicurò gli aquilani ed escluse il rischio di forti scosse di terremoto. Confermando la sentenza d’Appello, che ribaltava quella di primo grado, il 20 novembre 2015 la Cassazione ha assolto 6 esperti dalle imputazioni, condannando il solo ex vice capo dipartimento della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, con pena ridotta a 2 anni. Il processo, denominato erroneamente “alla scienza” dai media nazionali e anche esteri, ha fatto scalpore per anni ed è atteso ora dalla lunga “coda” delle cause civili.

4) Giusto un mese prima di affrontare il caso della Cgr, il 23 ottobre 2015, nel primo verdetto finale legato ai fatti aquilani la Suprema Corte ha confermato le condanne per il crollo del Convitto nazionale, dove le vittime furono 3, tutti minorenni: la Corte d’Appello aveva stangato i due imputati, confermando la condanna a 4 anni di reclusione nei confronti dell’ex preside, Livio Bearzi, e, riformando la sentenza di primo grado, condannando anche il dirigente della Provincia dell’Aquila Vincenzo Mazzotta a 2 anni e 6 mesi di reclusione, pene ora definitive. Nel crollo della scuola persero la vita 3 minorenni. Bearzi è rimasto a lungo in carcere, la sua vicenda è stata oggetto di mobilitazioni di esponenti politici e di altri dirigenti scolastici, con richiesta di grazia inoltrata al capo dello Stato, Sergio Mattarella, al momento non concessa. Alla fine è stato scarcerato e affidato ai servizi sociali.

5) Anche nel 2016 ci sono stati importanti sentenze della Cassazione. Mercoledì 11 maggio sono state confermate tutte le condanne del processo per il crollo della Casa dello studente, dove rimasero uccisi otto giovani. Il 28 aprile 2015 la Corte d’Appello aveva pure confermato il verdetto di primo grado del 16 febbraio 2013 del giudice del tribunale Giuseppe Grieco, che aveva condannato per disastro colposo, crollo di edificio, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime a 4 anni i tecnici Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone e Bernardino Pace e a 2 anni e 6 mesi il tecnico dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu), Pietro Sebastiani. Il processo prosegue anche in sede civile.

6) Il successivo 1° giugno si è chiuso con l’assoluzione dell’unico imputato il filone del crollo in via generale Francesco Rossi, con la cancellazione delle pene per Diego De Angelis, inizialmente condannato per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose gravi, che in Appello ha visto la sua pena ridotta da 3 anni a 1 anno e 11 mesi. Nell’edificio sono morte 17 persone, tra cui sua figlia Jenny.

7) Sentenza definitiva giunta a luglio e pene confermate anche per il crollo della facoltà di Ingegneria di Roio, dove non ci sono state vittime ma, secondo le accuse, con un sisma che fosse avvenuto di giorno sarebbero potute essercene a migliaia. Il direttore dei lavori, Ernesto Papale, e quello di cantiere,Carmine Benedetto, sono stati condannati per disastro colposo, in Appello la loro pena è stata abbassata da 4 anni di carcere del primo grado a 1 anno e 10 mesi ciascuno del secondo, e tale resterà.

8) Giudizio definitivo, di assoluzione, anche nei confronti di Leonardo Carulli, tecnico novantenne assolto altre due volte, in primo e secondo grado, per il crollo in via XX settembre 123 con 5 vittime, dopo il ricorso presentato dalla procura generale.

APPELLO

9) È passata in giudicato senza ricorso al giudizio di legittimità la sentenza con cui, il 17 febbraio di quest’anno, la Corte d’Appello ha confermato le assoluzioni di primo grado di costruttori e tecnici che realizzarono il nuovo palazzo “Belvedere” situato accanto a quello imploso in via XX settembre 79, dove sono morte 9 persone.

10) Continuerà in Appello, ma ai soli fini civili, con udienza a tutt’oggi ancora da calendarizzare, il filone del crollo del palazzo di via Persichetti che costò la vita a due persone. Sul piano penale è divenuta definitiva, senza bisogno, quindi, della prescrizione, la sentenza di assoluzione con formula piena del 7 maggio 2015 per Francesco Zaccagno e Maria Linda Zaccagno, gli unici due imputati.

11) Mai fissata l’udienza d’Appello e, quindi, sentenza definitiva anche per il crollo in via Milonia, uno dei casi in cui non ci sono stati morti, con il giudice Billi che ha condannato a 2 anni di reclusione ciascuno per disastro colposo Berardino Drago, 80 anni, di Pizzoli (L’Aquila) e Angelo Sabatini, 84, di Roma, ritenuti colpevoli di aver commissionato a un geometra aquilano inizialmente indagato e poi scagionato la direzione dei lavori, pur non potendolo fare. Assoluzione, invece, per il capo di accusa dell'aver autorizzato la realizzazione di opere difformi da quelle concesse dalle autorizzazioni.

PRIMO GRADO

12) Non ci sono responsabili per i crolli all’interno dell’ospedale San Salvatore. Lo ha deciso il giudice Grieco che ha assolto tutti e 4 gli imputati dall’accusa di disastro colposo. La procura ha ritenuto di non fare Appello.

13) Quattro le assoluzioni “perché il fatto non sussiste” per il crollo di un antico palazzo in via Roma 18, dove non ci furono morti, ma solo un ferito. La sentenza non è stata appellata dal pm, che aveva richiesto le assoluzioni, né dalla parte civile che è stata risarcita.

I PROCESSI MAI SVOLTI

14) Non è arrivato al dibattimento il crollo dell’edificio di via Campo di Fossa 6/B in cui morirono 27 persone perché gli 8 possibili indagati sono tutti morti.

15-18) Stessa storia per il condominio di via Poggio Santa Maria: 19 morti, deceduto anche l’unico indagato a 96 anni, così come per via Cola dell’Amatrice, 11 morti, per via Corridoni, una vittima, e per via Gualtieri d’Ocre.

19) Anche il processo per il crollo dell’hotel Duca degli Abruzzi, che solo per un caso non provocò vittime, non si è mai celebrato. Nel corso dell’udienza preliminare sono state presentate le perizie mediche in base alle quale i due imputati, Claudio Botta, all’epoca 92 anni, progettista, e Franco Seri, 87, ex dirigente del Genio Civile, sono risultati troppo anziani e con problemi di salute per poter stare in giudizio.



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