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A MILANO UNA STRADA A ONDINA
VALLA, PRIMA OLIMPIONICA
AQUILANA D'ADOZIONE

Pubblicazione: 26 marzo 2018 alle ore 13:30

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L'AQUILA - Da oggi Milano ha via Ondina Valla.

L'amministrazione comunale meneghina ha deciso così di tributare un riconoscimento alla prima campionessa olimpionica italiana.

Bolognese di nascita ma aquilana d'adozione, Trebisonda Valla è stata un'ostacolista e velocista, campionessa degli 80 metri ostacoli a Berlino 1936, nonché la prima donna italiana a vincere una medaglia d'oro ai Giochi olimpici.

Il capoluogo abruzzese, che gli dedicò una mostra nel 2008 nel salone della sede centrale dell'allora Carispaq, ha un forte legame affettivo con la campionessa, che vi si trasferì negli anni Cinquanta assieme al marito Guglielmo De Lucchi.

Quella della medaglia vinta alle olimpiadi di Berlino fu una storia travagliata, visto che nel 1978 le fu rubata nella sua abitazione dell'Aquila, dove trascorse gran parte della sua vita fino alla scomparsa, nel 2006. Nel 1984 il Coni decise poi di rimediare a questo spiacevole episodio, riproducendone una copia consegnatale in un'apposita cerimonia che si tenne a Roma.

"È stata una decisione del Comune di Milano che ci riempie di orgoglio", commenta ad AbruzzoWeb il figlio Luigi De Lucchi, che stamattina ha partecipato alla cerimonia nel capoluogo lombardo.

"L'intitolazione rientra in un progetto che abbiamo di dedicare vie ad importanti atleti che abbiano rappresentato lo sport nel mondo - dice l'assessore allo Sport e alla qualità della vita del Comune di Milano Roberta Guaineri - quella di oggi è particolarmente importante perché è dedicata alla prima donna che ha vinto una Olimpiade, nell'anno che tutti ricordano per la vittoria di Owens ma che fu anche l'Olimpiade della prima donna vincitrice".

Alla cerimonia ha partecipato anche l'ex campionessa di sci Claudia Giordani, "che ha ricordato come Ondina Valla abbia tracciato la via per tutte le atlete donne che si sono poi affermate, una volta il mondo sportivo non era riconosciuto idoneo per le donne, che non potevano fare neanche la maratona. Oggi invece c'è perfetta equità tra uomini e donne", conclude la Guaineri.



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