CIUCA (UILM): ''LA PRIORITA' E' DIFENDERE IL LAVORO, OGGI NO ALTERNATIVE''

ACCORD PHOENIX: SI INDAGA PER REATI AMBIENTALI, I NOMI DEI VERTICI INDAGATI

Pubblicazione: 21 dicembre 2016 alle ore 19:57

L'AQUILA - "Si tratta di reati ambientali, non esiste alcuna ipotesi di truffa, l'azienda è pronta a porre in essere qualsiasi tipo di correzione nelle procedure ambientali al fine di tutelare l'occupazione nella città dell'Aquila".

Così l'avvocato Giulio Agnelli che assiste i vertici della società Accord Phoenix, chiarisce alcuni aspetti dell'inchiesta della procura della Repubblica dell'Aquila sull'azienda di triturazione di rottami metallici, che dovrebbe riassumere 128 lavoratori dell'ex polo elettronico ma che attualmente è sotto sequestro dopo il blitz notturno della Guardia di finanza ordinato dal sostituto procuratore Roberta D'Avolio.

Le indagini delle Fiamme Gialle, comunque, vanno avanti serrate e nel massimo riserbo e sono attesi altri sviluppi.

Agnelli dal canto suo esclude "che l'indagine riguardi la sovvenzione pubblica di 10 milioni assegnata all'Accord Phoenix", presa dal 4% dei fondi della ricostruzione post-terremoto 2009 destinati per il rilancio economico e produttivo e assegnata tramite un accordo con l'agenzia Invitalia.

"La società non è assolutamente al corrente di indagini su altri fronti - assicura l'avvocato - e in tutti i casi la proprietà e la dirigenza sono a completa disposizione a chiarire qualsiasi problematica".

Nel registro degli indagati per una serie di reati ambientali sono attualmente iscritti in tre: il presidente del Consiglio di amministrazione e rappresentante legale, Ravi Shankar, il consigliere di amministrazione e direttore generale della stessa società, Francesco Baldarelli e infine il responsabile della produzione, il danese Hansen Jorgen Lundo, i quali sono assistiti dagli avvocati Agnelli e Claudio Verini.

"La dirigenza di Accord Phoenix fa acqua da tutte le parti ma oggi non ci sono alternative e non si può buttare l'acqua sporca con il bambino, come si dice", ha commentato ad AbruzzoWeb la sindacalista della Uilm Clara Ciuca.

"Al netto delle inchieste giudiziarie che faranno il loro corso, il nostro obiettivo è difendere l'occupazione perché oggi ci sono famiglie spaventate e disorientate - ha rimarcato - La nostra priorità resta il lavoro e lo ribadiremo domani nel vertice con il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, che è saltato oggi per suoi impegni istituzionali".

UNA VICENDA INTRICATA

In conseguenza di un’operazione politica fortemente voluta dalla classe dirigente di centrosinistra cittadina e regionale, Accord si è insediata nell’ex polo elettronico dell’Aquila con un investimento privato mai ben stimato, tra 35 e 50 milioni di euro.

Di certa, fin qui, c’è stata solo la quota di fondi pubblici, con 10,8 milioni concessi dall’agenzia Invitalia e resi disponibile modificando la delibera Cipe numero 135 del 2012, che stornava una quota del 5% (poi abbassata al 4%) dei fondi per la ricostruzione post-terremoto del 2009 per lo sviluppo economico, con un plafond di quasi 300 milioni di euro.

Entro 3 anni l’azienda dovrebbe riassumere 128 persone, in larga parte i dipendenti fuoriusciti dalle crisi industriali delle aziende Finmek, Fida, Intercompel e P&A Service.

Al momento gli assunti sono 24, ma i sindacati hanno denunciato tra essi troppe consulenze o profili esterni e solo 9 operai riassorbiti. L’azienda ha fatto sapere che aveva in programma altre 35 assunzioni entro gennaio, che ora sono in bilico vista la chiusura.

La Accord ha acquisito lo stabilimento ex Finmek, nella zona Ovest dell’Aquila, adattando l’edificio al nuovo e grande macchinario per la triturazione dei rottami elettronici, ampio 12 metri.

Gli spazi dove la società amministrata dall’imprenditore Ravi Shankar si è insediata erano di due padroni diversi: una parte, lo stabile Finmek Solutions, è stata acquisita dal commissario liquidatore di Finmek, Gianluca Vidal.

L’altro sito era di proprietà del Comune, ed è stato acquisito dopo lunghi ritardi attraverso un avviso esplorativo per la cessione cui ha risposto la sola Accord con un’offerta di 1,7 milioni di euro.

Altri 800 mila euro sono stati versati dal Comune per risolvere il rapporto con l’attuale affittuario, la società Tecnopolo Abruzzo, e rifonderla dei mancati affitti futuri. Anche su queste somme, da quanto appreso, ci sarebbe attenzione degli inquirenti.

A ottobre, i sindacati attraverso le sigle Fim, Fiom e Uilm hanno denunciato che “nell’azienda circolano una miriade di consulenti, vengono elargiti stipendi da favola ai non operativi e vengono assunti lavoratori che già avevano un lavoro a tempo indeterminato con professionalità che possono essere individuate all’interno del bacino dell’ex Polo Elettronico”.



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