VISITA NELLO STABILIMENTO AQUILANO CHE RICICLA RIFIUTI ELETTRONICI;
IL MANAGER CARRELLA, ''POLEMICHE E SOSPETTI CI HANNO DANNEGGIATO''

ACCORD PHOENIX: ''SOLO LA META' DEI FONDI
PUBBLICI EROGATA, MA GIA' 32 ASSUNZIONI''

Pubblicazione: 28 novembre 2017 alle ore 07:00

L’AQUILA - A oggi all’azienda aquilana Accord Phoenix è arrivato meno della metà dei 10,8 milioni di euro di fondi pubblici dell’agenzia Invitalia promessi come circa un quarto dell’investimento privato da 45 milioni che dovrebbe portare ad assumere 140 persone entro la fine del 2018.

È quanto emerso da fonti della stessa azienda a margine delle visite svolte sul posto nell’ambito della recente manifestazione Officina L’Aquila: è, insomma, di circa 5 milioni, a oggi, la somma rendicontata, verificata e liquidata dall’agenzia del ministero dello Sviluppo economico.

Il resto, si rivendica, è frutto dell’investimento privato che ha portato, a oggi, alla riassunzione di 32 persone, pur con numerosi stop & go, tra polemiche politiche e sindacali e inchieste giudiziarie, che hanno provocato perfino il sequestro dello stabilimento, ora ripartito.

L’obiettivo futuro è arrivare a produrre 180 tonnellate al giorno di plastica, rame, vetro e metalli, smontando e riciclando rottami elettronici, come vecchi computer, stampanti, e lampade al neon, con la speranza di creare all’Aquila anche un indotto di piccole aziende manifatturiere che possano beneficiare proprio di questa materia prima a basso costo.

A tracciare le linee future è stato ai microfoni di AbruzzoWeb Giuseppe Carrella, ex manager Telecom, ora presidente di Accord, subentrato all’imprenditore anglo indiano Ravi Shankar che resta, tuttavia, socio di maggioranza.

“La vicenda giudiziaria e il sequestro hanno ritardato il decollo dell’azienda di almeno un anno, come pure non ci hanno certo aiutato il clima di sospetto e sfiducia - fa notare - Non so se tutto ha origini politiche, non mi interessa, io sono arrivato da poco e voglio guardare avanti”.

Come testimoniano le immagini di questo giornale, nello stabilimento si lavora e i contenitori si riempiono di granulati di plastica, rame, vetro e atri materiali, che poi vengono venduti come materia prima seconda per ora principalmente in Germania.

 ”Ci piace definirci rigattieri 2.0 - scherza Carrella - Prendiamo computer, stampanti e altri materiali che la gente butta, e con un procedimento meccanico, senza uso di chimica, grazie ad apparecchiature all’avanguardia, li trasformiamo in preziose materie prime”.

“Ora siamo al 20 per cento del potenziale produttivo - annuncia - ossia circa 40 tonnellate al giorno, su 180 tonnellate che rappresenta l’optimum che nei nostri piani raggiungeremo entro fine 2018. Il che significa che avremo bisogno di non meno di 140 addetti”.

Infine un invito ai decisori politici: invece di perdersi in sterili chiacchiere e rivendicazioni, la priorità anche per la competitività di Accord è quella di favorire la nascita di aziende locali che acquistino le materie prime.

“Bisogna sapere che L’Aquila - aggiunge il manager - dal punto di vista logistico e dei trasporti non è competitiva. Non ha infatti un collegamento ferroviario, e dunque il materiale da riciclare, e quello da vendere lo dobbiamo trasportare con i tir, con costi del 25 per cento più alti”.

Tutto cambierebbe invece se si sviluppasse una piccola media industria manifatturiera direttamente nel capoluogo e a corto raggio.

“In quel caso - si infervora il manager - si abbatterebbero per noi i costi di consegna, e tenuto conto che la nostre materie prime seconde hanno costi molto vantaggiosi. Faccio un esempio: un’azienda che con il nostro alluminio si mettesse a produrre vaschette per forni a microonde, magari con un design innovativo, sarebbe fortemente competitiva”.

“Oppure basterebbe imitare quello che avviene altrove: in Inghilterra, per esempio, vicino a uno stabilimento molto simile al nostro, e che recupera rifiuti plastici, sono nate aziende che producono abiti in pile. Che cosa ci vieta di fare la stessa cosa qui a L’Aquila?”, si chiede in conclusione.

L’azienda ha avuto un tormentatissimo avvio, frenata anche dall’inchiesta della procura svolta dalla Guardia di finanza su presunti reati ambientali, che ha coinvolto l’ex presidente Shankar, che ha patteggiato 3 mesi e mezzo, commutati in una pena pecuniaria di circa 7 mila euro, per gestione illecita di rifiuti, dimettendosi ancor prima dalla carica di presidente per lasciare il posto a Carrella, restando, comunque, l’azionista di maggioranza.

A luglio la procura ha disposto il dissequestro dello stabilimento e dei macchinari, offrendo all’azienda l’opportunità di ripartire e riavviare il piano industriale.

La vicenda ha acceso anche lo scontro politico con in particolare il consigliere comunale capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio De Matteis che in passato quando era in minoranza ha per lungo tempo lanciato bordate contro un’attività definita “opaca”, “improbabile”, “incapace di creare davvero i posti di lavoro promessi”, una mezza fregatura, insomma.

Ora però le previsioni sembrano essere smentite dal piano produttivo che compie i primi concreti passi e sul quale Carrella mette le mani sul fuoco spiegando, anzi, che “la creazione di un indotto a filiera corta che acquisti le materie prime prodotte da Accord Phoenix rappresenta lo sbocco naturale di questa impresa”. Filippo Tronca



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