ACQUA CANISTRO: REPORT INDAGA SUI RAPPORTI RENZI-PESSINA, SMENTITE

Pubblicazione: 12 aprile 2017 alle ore 20:07

CANISTRO - Il gruppo Pessina, neo aggiudicatario del bando per l'acqua di Canistro (L'Aquila), al centro di un polverone politico e giornalistico a seguito di una puntata della trasmissione di Raitre Report, che ha sollevato dubbi sul nesso tra le fortune recenti della società e il salvataggio del quotidiano l’Unità, house organ del Partito democratico al governo, ricevendo a stretto giro, e anzi ancor prima della messa in onda della trasmissione, secche smentite e minacce di querele dai legali sia dal gruppo stesso che dell'ex premier Matteo Renzi, citato nel servizio.

La vicenda riguarda indirettamente anche l’Abruzzo proprio perché alla potente holding dei fratelli Pessina appartiene il gruppo Norda, titolare di marchi nazionali di acque minerali come la Sangemini, la Monticchio e la Gaudianello che, come noto, ha vinto il bando indetto dalla Regione Abruzzo per l’imbottigliamento dell’acqua minerale che sgorga dalla sorgente Sponga.

Superato l’ultimo scoglio rappresentato dalla valutazione di impatto ambientale, in caso di assegnazione definitiva Norda dovrà dar seguito a quanto previsto nel bando, ovvero riassumere almeno 50 dei 75 dipendenti che oggi sopravvivono con gli ammortizzatori sociali e che vedono nel nuovo gestore l’àncora di salvezza.

Il vecchio concessionario, la Santa Croce, con una sua controllata ha partecipato allo stesso bando e, ultimo atto di un durissimo scontro con la Regione, il Comune e i sindacati, ha annunciato l’impugnazione. La Pessina, tra l'altro, dovrà costruire anche un nuovo stabilimento, visto che quello attuale è di proprietà della Santa Croce.

L’inchiesta di Report firmata da Emanuele Bellano ripercorre la recente storia della società, evidenziando che nel 2014 gli utili del gruppo Pessina erano crollati del 96 per cento poiché le vecchie commesse si erano quasi esaurite mentre dal 2015, da quando, cioè, Pessina ha rilevato l’Unità, che vendeva poche migliaia di copie macinando perdite, con i lavoratori non pagati da mesi, l’azienda ha invertito il trend, conquistandosi nel mercato un gran numero di commesse.

Tra queste, in Italia, i poliambulatori di Bologna e Sassari e l’ospedale di La Spezia mentre all’estero la realizzazione di ospedali in Iran a seguito di un accordo di cooperazione firmato dallo stesso Renzi, e infine in Kazakistan per il Consorzio Kpo, controllato da Shell ed Eni, entrambe impegnate nella gestione dell’enorme giacimento di petrolio e gas di Karachaganak. 

Evenienza, quest’ultima, sdegnosamente smentita però dalla Pessina costruzioni, che nega di aver "ricevuto favori da chicchessia” e ribadisce che "non ha realizzato alcun tipo di commessa in Kazakistan con l’Eni, né ha mai intrattenuto rapporti e contatti con Eni".

Nel frattempo, dall'altro lato, le sorti dell’Unità non si risollevano e la crisi è ancora nera. E Report cita, a tal proposito, anche le intercettazioni dei carabinieri del Noe, con protagonisti, nel 2016, Carlo Russo, vicino alla famiglia Renzi, e l’imprenditore Alfredo Romeo. Romeo valuta l’ipotesi di salvare anche lui il quotidiano e  Russo gli risponde: “Se lei riuscisse a fare l’operazione, a quel punto s’è fatto un amico per tutta la vita".

Romeo è poi finito in carcere nell’abito della stessa inchiesta, che ha al centro la commessa centralizzata della manutenzione e la pulizia degli uffici pubblici italiani, dal valore di 2,7 miliardi di euro, risalente al 2014. Sotto indagine, tra gli altri Tiziano Renzi, padre di Matteo. Ma di recente sotto indagine c'è finito il capitano del Noe, Gianpaolo Scafarto, accusato di aver attribuito ad Alfredo Romeo e non a Italo Bocchino, ex parlamentare e ora collaboratore di Romeo, una frase intercettata, e tacciato anche di aver modificato i dati di un'intercettazione in cui veniva citato Tiziano Renzi.

La tesi di Report, stringendo, è che il gruppo Pessina, in particolare nel ramo delle costruzioni, abbia avuto tutto da guadagnare rilevando buona parte dell’Unità, di per se stessa un operazione a perdere, facendo un favore al Pd e al governo, che poi avrebbe facilitato la società a trovare commesse. Un teorema, per i legali di Renzi, "palesemente falso, diffamatorio e dal contenuto calunniatorio", tanto da rendere inevitabili, ancor prima della messa in onda, "opportune iniziative giudiziarie".

A sua volta il gruppo Pessina, con una nota di fuoco,  sostiene che siano stati diffusi da Report "dati economici antecedenti e successivi all'iniziativa imprenditoriale di rilancio del quotidiano l'Unità del tutto fantasiosi e bizzarri. Tutto ciò - si evidenzia infine - è già stato chiarito per iscritto alla redazione di Report, alla quale era stato anche richiesto, ma non concesso, di partecipare in diretta alla trasmissione, e si vuole fermamente auspicare che la informazione ai telespettatori venga resa in forma equilibrata e rispettosa della verità dei fatti". (f.t.)



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