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GARA CONCESSIONE SANT'ANTONIO SPONGA: ANCORA NERVI TESI. SOCIETA' COLELLA: 'CONCORRENTE NON HA PRESENTATO DICHIARAZIONE COMPATIBILITA' URBANISTICA' COMMISSIONE INVIA QUESITO AD AVVOCATURA REGIONALE

ACQUA CANISTRO: SANTA CROCE AMMESSA
SAN BENEDETTO RINVIATA, SERVE PARERE

Pubblicazione: 16 novembre 2019 alle ore 07:31

PESCARA - La Santa Croce ammessa alla gara, con formalizzazione nella prossima seduta, mentre per la concorrente San Benedetto occorrerà attendere, entro dieci giorni, un parere pro veritate da parte dell'avvocatura regionale, chiamata a verificare la completezza dei requisiti, a cominciare dalla disponibilità di un terreno urbanisticamente compatibile, per realizzare il piano industriale. f.t.

Questo l'esito della riunione della commissione regionale per l'aggiudicazione della sorgente di acque minerali Sant'Antonio Sponga di Canistro, in provincia dell'Aquila, da oramai quattro anni inutilizzate, che si è tenuta lunedì scorso a Pescara, presieduta dal dirigente regionale Franco Gerardini

Seduta che fa seguito, dopo un'esternante attesa, a quella convocata il 5 luglio, per l'apertura delle buste A, con la verifica della documentazione amministrativa.

E come avvenuto nel primo step, è andata in scena anche lunedì un serrato e tesissimo confronto tra i legali della società di Camillo Colella, ex concessionaria della sorgente che poi gli è stata revocata nel 2015, e quelli della San Benedetto, che imbottiglia anche dalle sorgenti di Popoli (Pescara), intorno ai requisiti di quest'ultima per poter accedere alla gara, per quanto riguarda, in particolare, la compatibilità urbanistica dei terreni su cui realizzare eventualmente il nuovo stabilimento. 

Impasse, che ha indotto la commissione a sospendere la seduta per un'ora, per poi decidere di chiedere consulto all'Avvocatura, non vendendo al capo della questione. 

Nodo emerso, del resto, già nella seduta del 5 luglio evidenziato dalla Santa Croce, e che aveva indotto la commissione a richiedere alla San Benedetto una documentazione aggiuntiva, attraverso la procedura del soccorso istruttorio.

Nota di colore si è verificata poi allorché l'assessore del comune di Canistro, Ugo Buffone, presente come uditore, è intervenuto senza averne facoltà, subito richiamato all'ordine dal presidente Gerardini e alla fine costretto a scusarsi. 

Oltre a Buffone, erano presenti il consigliere comunale di Canistro Cristiano lodice, il segretario generale della Fai Cisl, Franco Pescara, e quattro dei 75 ex dipendenti che hanno perso il posto, allorché è stata revocata alla Santa Croce la concessione, atto a cui è seguito un durissimo contenzioso tra la società da una parte e Regione e Comune dall'altra.

A rappresentare la Santa Croce l'avvocato Claudio di Tonno, del foro di Pescara e l'architetto Francesco Dituri, mentre per la San Benedetto c'erano l'avvocato Sergio della Rocca, del foro di Pescara, e il dirigente Pierluigi Vivarini.

Oltre al presidente Gerardini, a comporre la commissione di gara Giuseppe Ciuca, Domenico Orlando, Dante Melchiorre, Silvia De Melis ed Enzo De Vincentiis, responsabile unico del procedimento (rup).

Subito all'attacco la rappresentanza della Santa Croce, rilevando "l'incompletezza" del soccorso istruttorio, visto che le richieste di integrazioni inoltrate dal rup De Vincentiis, e di conseguenza le risposte della San Benedetto, sono risultate parziali. 

Alla San Benedetto era stato richiesto infatti, in data 7 ottobre, soltanto di ottemperare a quanto previsto nel punto 6.2.1. del bando, ovvero la dichiarazione della presa di cognizione dell'area oggetto di concessione. 

E la San Benedetto, con nota del 10 ottobre, a firma dell'amministratore delegato, Enrico Zoppas, ha prontamente dichiarato di "aver preso piena conoscenza e contezza delle caratteristiche dei luoghi del giacimento, della captazioni esistente nonché delle aree ove intende realizzare l'impianto di imbottigliamento e, pertanto, rispetto allo stato dei luoghi, di assumersi ogni onere tecnico, amministrativo ed economico connesso ad interventi di costruzione, ripristino, adeguamento delle opere pertinenziali".

L'avvocato Di Tonno, ha però osservato che quello che ancora mancherebbe, e che sarebbe previsto da altri punti del bando, è "la dichiarazione di fattibilità dal punto di vista urbanistico dell'opera che San Benedetto dovrebbe realizzare", ovvero se sussiste o meno a Canistro, un'area industriale con tutti i crismi e autorizzazioni. Un aspetto dirimente, per Di Tonno, perché in caso contrario, ogni possibilità di realizzabilità dell'impianto sarebbe immediatamente preclusa.

Nella precedente seduta il legale della Santa Croce, aveva sostenuto che anzi la dichiarazione di disponibilità del terreno idoneo, andava presentata come requisito di accesso alla gara, pena l'esclusione, non potendosi far riferimento ad uno strumento urbanistico non vigente al momento della presentazione della domanda.

Il nuovo bando, indetto a febbraio scorso, giova a questo proposito ricordare, fa seguito a quello aggiudicato provvisoriamente nel marzo 2017 ad Acque minerali per l’Italia, ex Norda, che però è poi uscita di scena, presentando richiesta di risarcimento danni alla Regione e allo stesso Comune marsicano, lamentando il fatto di non aver potuto avviare il piano industriale, in quanto non gli sarebbe stato messo disposizione, già nel bando, il terreno dove realizzare lo stabilimento. Tutto ciò dopo un serrato contenzioso con la Regione, sulla necessità o meno della Valutazione di impatto ambientale (Via), da allegare al piano industriale. La Santa Croce del resto si è guardata bene da affittare o vendere il suo stabilimento al nuovo arrivato, intenzionata a tornare ad imbottigliare dalla sorgente che gli era stata tolta. 

Altra scaramuccia, in punta di diritto, si è verificata quando l'architetto Di Turi ha osservato che "i concorrenti sono comunque tenuti obbligatoriamente a rendere 46 dichiarazioni distinte di tipo giurato per qualificarsi come ammissibili ai sensi del bando di gara. E risulta anche oggi che la San Benedetto non ha presentato 28 delle dichiarazioni di ammissibilità". 

L'avvocato Della Rocca ha però ribattuto, a difesa della San Benedetto, evidenzioando "l'assoluta estraneità delle osservazioni dell'architetto Di Turi", visto che "l'allegato A della gara è solo un modello fac-simile che viene messo a disposizione dei concorrenti a titolo esemplificativo". Non si è tenuti insomma a compilarlo nella sua interezza, esiste un margine discrezionale in riferimento alle informazioni che si intendono comunicare alla commissione di gara. 

Ribadendo poi che "in relazione al procedimento di soccorso istruttorio, il seggio di gara ha ritenuto limitare al punto 6.2.1", ovvero che la San Benedetto ha ottemperato a quanto richiesto dalla commissione, altro non gli era stato chiesto. E la commissione di gara ha riconosciuto che "l'omissione non può essere addebitata alla San Benedetto".

E' accaduto però che di fronte alle osservazione della Santa Croce, la commissione di gara non è stata in grado di fornire risposte immediate, né tanto meno soluzioni per procedere oltre. E così il presidente Gerardini ha chiesto "una pausa di riflessione" e ha sospeso la seduta per un'ora. 

Tornata in sala, la commissione ha fatto mettere a verbale che "sulla scorta del soccorso istruttorio proposto dopo una attenta lettura degli atti", "ritiene necessario di munirsi entro 10 giorni di un parere pro veritate da parte dell'avvocatura regionale al fine di determinarsi sull'ammissione o meno della San Benedetto S.p.A., valutando l'esaustività dei contenuti della nota inviata in data 10 ottobre".

Tutto rinviato, insomma, per avere certezza o meno dell'ammissibilità alla gara della San Benedetto, in base alla documentazione presentata, o eventualmente da integrare. 

Mentre per quanto riguarda l'ammissibilità alla gara della Santa Croce, su esplicita richiesta dell'avvocato Di Tonno, Gerardini ha dichiarato che "non vi sono motivi ostativi" e che pertanto la stessa, "sarà formalizzata nella prossima riunione del seggio di gara". 

Durante l'intervento dell'avvocato Di Tonno, come si legge nel verbale, l'assessore Buffone, ai ferri corti con la Santa Croce, è intervenuto "senza essere autorizzato"; dichiarando che "ci sono tutti gli elementi relativi alla fattibilità urbanistica dell'area". 

Mettere a disposizione il terreno compatibile in base al piano regolatore, è del resto compito del Comune. 

Il presidente ha invitato l'assessore a non intervenire, e Buffone si è scusato. 

Il nuovo bando prevede che la concessione durerà per trent'anni, e l’importo minimo presunto d’incasso per la Regione è stato stimato in 1.340.000 di euro.

Tra gli elementi che spiccano è che il concessionario dovrà pagare l'acqua 4 euro ogni mille litri imbottigliati, ma il prezzo si ridurrà ad appena 0,30 centesimi se riassumerà, entro 5 anni, 15 impiegati e 38 operai, per un totale di 53 addetti, buona parte dei 75 che erano in servizio presso l'ex concessionario Santa Croce, e licenziati dopo la revoca della concessione alla società di Camillo Colella.

Impegno che varrà anche ben 15 punti su 100 in sede di valutazione di gara. Se l'accordo non sarà rispettato ci sarà la decadenza della concessione. 

Al bando è stato anche allegato l'elenco delle mansioni specifiche di ciascuno dei 53 dipendenti. 

Inoltre, si legge nel bando "allo scopo di agevolare la ricerca delle aree per la realizzazione dell’impianto d’imbottigliamento, il Comune di Canistro ha, altresì comunicato, con nota del 4 febbraio 2019 di "aver individuato l'area idonea e funzionale nel proprio territorio comunale".

 



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