ANCE L'AQUILA: IL GIORNO DELLA VERITA', TRA
CICCHETTI E LAURINI SFIDA ALL'ULTIMO VOTO

Pubblicazione: 29 giugno 2018 alle ore 22:09

L’AQUILA - Ancora poche ore e si saprà dopo una campagna elettorale senza particolari sussulti, chi sarà il successore di Ettore Barattelli, a capo della Associazione nazionale costruttori edili (Ance), della provincia dell’Aquila L’assemblea voterà con scrutinio segreto in tarda mattinata. Due i candidati in campo: Adolfo Cicchetti e Francesco Laurini.

Cicchetti, 44 anni, ha fatto la trafila nella dirigenza Ance, è l'attuale presidente dell'Edilconfidi, è ex presidente dei giovani ma, soprattutto, è figlio di Filiberto, già presidente provinciale, e "capo" di una famiglia storica nel settore. Laurini, 61 anni, in passato vice presidente, è un imprenditore più esperto, anche lui molto noto nel comparto e in città.

Alla vigilia del voto Laurini ha inviato al direttore di Abruzzoweb, Berardino Santilli, una lunga lettera in cui riassume il suo programma elettorale e l’idea di un Ance "principale attore della ricostruzione, esecutore ed applicatore di norme dello Stato, ma anche esecutore sociale di distribuzione di reddito e di economia su scala non solo locale".

Contattato da questa testata per par condicio, Cicchetti ha invece spiegato che "non ritengo adeguato in questa particolare fase un confronto mediato da dichiarazioni sui quotidiani. Ho preferito e continuo a preferire il rapporto diretto con i miei colleghi. Per questo rimando ogni dichiarazione a dopo l’esito del voto".

"Domani ci riuniremo tutti nella casa dei costruttori dove da sempre ci si misura con gli strumenti del dialogo diretto  - ha aggiunto Cicchetti - su temi vitali per il mondo dell’edilizia e dell’impresa. Il momento del confronto doveroso con tutta la provincia verrà dopo, se avrò l’onore di rappresentare l’Ance nei prossimi mesi".

L’ambìta carica è rimasta vuota in seguito alla decisione di lasciare l’incarico conquistato circa un anno e mezzo fa da parte di Barattelli, per via di una condanna in primo grado per truffa in un processo relativo a un appalto pubblico per la ricostruzione post-terremoto di una parte della Caserma Campomizzi, dove è insediata una residenza per studenti.

Un’elezione quella dell’Ance aquilana che riveste una grande importanza, considerato che l’associazione è un player centrale nell’ambito delle ricostruzioni post-terremoto 2009 e 2016.

LA LETTERA DI LAURINI

L’elezione del Presidente Ance della provincia di L’Aquila, domattina, segnerà una nuova opportunità per la città, qualora essa, ovvero i suoi cittadini costruttori iscritti all’Ance ed in regola con i pagamenti, privilegino il contenuto di esperienza e continuità imprenditoriale rispetto ad una pur interessante storia familiare.
I nostri competitori un tempo erano i nostri vicini di casa ed/o di provincia, oggi essi sono su scala quantomeno Europea e per tale ragione il livello qualitativo delle scelte è bene si alzi ai massimi termini, quindi professionalità, affidabilità, innovazione, energia, esperienza, consolidamento generale sono indispensabili e non sostituibili da buona volontà o storia indiretta, è bene quindi evitare di far prevalere i sentimenti alla razionalità.

L’Ance è il principale attore della ricostruzione, esecutore ed applicatore di norme dello Stato, ma anche esecutore sociale di distribuzione di reddito e di economia su scala non solo locale.
Intorno al sistema delle costruzioni gira un mondo infinito di interessi e di marginalità tali da assicurare il rientro in favore dello Stato di tutte le somme da esso destinate alla ricostruzione, e non solo, questo nel termine di soli pochi anni, ovvero, il nostro finanziatore (lo Stato) riacquisisce le somme da esso anticipate, tramite servizi, tasse dirette ed indirette, imposte e azioni sociali, tutto quanto destinato alla ricostruzione nel giro di circa un quinquennio.

Nella ricostruzione post sisma è mancata una programmazione generale sugli effetti positivi e negativi delle singole scelte, cioè, pochi o nessuno ha analizzato l’effetto delle norme sulle attività cogenti e successive, si è così verificato un tracollo del mercato immobiliare (di tutto il mercato e non solo dei costruttori) impoverendo il patrimonio di ognuno di noi, non sì è ricostruita una città evoluta e d’avanguardia, abbiamo cioè pensato alla ricostruzione dov’era e com’era, senza aggiungere tecnologia, sicurezza, contenimento energetico (tranne i limiti imposti dalle norme) e senza innovare, mancando così l’obiettivo di creare un modello L’Aquila per la ricostruzione/costruzione, come invece, ad esempio, ha fatto Bolzano con Casaclima. Facciamo, forse, ancora in tempo e questo è certamente un impegno.

Le nostre universita’, non sono state valorizzate e stimolate nel modo giusto e possibile, si doveva e si dovrebbe utilizzare e promuovere il nostro sapere sul luogo, onde stimolare i giovani alla permanenza ed allo sviluppo, invece molto spesso si sente e si vede un certo illogico interesse esterofilo e comunque oltreconfine regionale, penalizzando così la nostra zona nella visione pluriannuale, valorizzare il prodotto dell’Università significa valorizzare il territorio.

Non è veicolata o lo si è fatto poco, la sicurezza raggiunta dai nostri immobili nel post sisma e si è dato poco risalto agli aspetti storico artistici che sono nostri, le mura cittadine sembrano una cosa comune ed invece sono elemento di grande promozione culturale e turistica.

Non si è dato spazio ai Project financing, né sul piano locale né sul piano provinciale, onde consentire alla moltitudine di imprese di essere stimolate di stimolare di raggrupparsi e di proporre idee di attrattività cittadine, tali da scrivere il nostro presente su progetti di coraggio di innovazione e di adeguamento delle necessità della società che cambia e che, ora più di ieri, ha bisogno di identità e di appartenenza.
In sostanza, essere orgogliosi di vivere in luoghi ricompresi nella provincia di L’Aquila, significa conoscerne i vantaggi, le realtà e le potenzialità ed anche proporre gli adeguamenti per vivere in città accoglienti e sicure, cosa che dovremmo e potremmo permetterci, dato il momento attuale.
L’Ance in tutto questo ha un ruolo fondamentale di promotore, in quanto detiene le risorse ideologiche e tecniche nonché esecutive di programmi e progetti, basati sulla perfetta conoscenza delle realtà e delle difficoltà locali.

Sulmona vive ad esempio in questo momento una grave crisi lavorativa, molte imprese chiudono i battenti e questo è un danno anche per le imprese che sopravvivono, si impoverisce il territorio economicamente e nelle idee, si abbandona il territorio; Ance può generare accordi, sollecitare soluzioni e suggerire attività perché conosce il sistema dall’interno, è responsabile ed abituata (ANCE e quindi le Imprese) a vivere nella incertezza e ricercare questa ai soli fini di programmare attività attinenti.

Superare il gap è possibile con progetti globali e di sviluppo specifico di zona, unendo le forze e le idee, ovviamente si deve avere conoscenza di dove si parte e dove si arriva, facendo prevalere la programmazione strutturata e non il semplice sentimento, lavorare di testa e non di pancia.
Avezzano, mantiene una sua autonomia economica, ma anche qui i problemi sono alla porta: troppo immobilismo, troppa inattività e mancanza programmatoria e quindi il mondo delle imprese rischia di implodere su se stesso, visto che ogni impresa vive di programmi e sull’anticipo delle attività rispetto alle necessità locali.

Queste, ma non solo, sono parte delle idee e delle strategie che leggo dal sistema territoriale e questo è l’humus su cui è possibile seminare un’altra provincia ed un’altra Ance.

 



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