APPALTI RICOSTRUZIONE: LAVORI GONFIATI, TUTTI I CANTIERI E LE CIFRE

Pubblicazione: 28 luglio 2015 alle ore 10:04

Antonietta Picardi
di

L’AQUILA - Fatture gonfiate con lavori mai svolti e orari di lavoro dilatati per aumentare le parcelle percepite dai tecnici.

Queste le dinamiche che hanno portato all’accusa di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche nell’ambito dell’inchiesta “Redde rationem” della procura distrettuale antimafia dell’Aquila, che ha visto 5 arrestati ai domiciliari e 19 indagati complessivi per accuse che vanno dall’abuso d’ufficio alla corruzione, dalla truffa all’estorsione.

I fatti, che prendono spunto dall’inchiesta “Do ut des” del gennaio 2014, si riferiscono in particolare a tre interventi nella zona del centro storico del capoluogo, affidati nel 2010, svolti e pagati tra il 2011 e il 2012.

Il sequestro preventivo per equivalente ha colpito le imprese Polisini e Dipe, i cui rappresentanti sono ai domiciliari.

Sono stati sequestrati circa 470 mila euro, corrispondenti al denaro pubblico versato nelle casse delle imprese alle quali, come ha spiegato il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Antonietta Picardi, venivano liquidati quattrini superiori ai lavori fatti.

I tre appalti diretti riguardano la messa in sicurezza degli stabili della Distilleria, Villa Palitti e Consorzio Angioino.

Per “Distilleria” si intende un aggregato nelle vicinanze di via XX settembre e via Bone Novelle, tra via Donadei, via Piscignola e via Alemanni. La sovrafatturazione in eccesso è di 97.024 euro, come da consulenza degli inquirenti.

Gli indagati in questo cantiere sono Mauro Pellegrini e Giancarlo Di Persio di Dipe e il tecnico Roberto Scimia.

“Villa Palitti” è un palazzo vincolato che si trova nella frazione di Roio, con una fatturazione gonfiata di 119.284 euro. Oltre a Pellegrini e Di Persio, indagato il tecnico Roberto Arduini.

Il “Consorzio Angioino” riguarda un palazzo in via Buccio da Ranallo, con lavori dilatati per 76.629 euro. Con i soci di Dipe, l’altro indagato è il tecnico Michele Giuliani.

Il totale dei lavori gonfiati è quindi di 292.937 euro.

A questi si aggiunge nei tre cantieri l’escamotage di “contabilizzare ore di lavoro non effettivamente prestate, permettendo così ai tecnici di percepire in percentuale un orario maggiorato rispetto a quello effettivamente spettante”, per un totale illecito di 173.346.

Le percezioni indebite sono nel dettaglio di 162.671 euro per Dipe Costruzioni, 5.639 per Roberto Scimia, 2.298 per Roberto Arduini, 2.738 per Michele Giuliani.

Il totale tra lavori e orari gonfiati è, sommando tutto, di 466.283 euro, somma recuperata con i sequestri per equivalente.

Tra i cantieri citati dagli inquirenti anche la gara per la messa in sicurezza della prefettura crollata dove, invece, si evidenzia un reato diverso: l’abuso d’ufficio da parte dei tecnici del Comune dell’Aquila, finiti sotto inchiesta per la mancata esclusione, a causa dell’assenza di alcune dichiarazioni, dalla gara del consorzio “Le Ali”, costituito tra le altre da Dipe e Polisini.

Indagati per questo ci sono Mario Di Gregorio, Carlo Cafaggi e Giuseppe Galassi, oltre ai soliti Pellegrini e Di Persio (Dipe) e Maurizio Polisini di Edilcostruzioni.



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