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TRA GLI INDAGATI ANCHE IL DIRETTORE GENERALE PASQUALE FLACCO,
PER L'ACCUSA COI PROVENTI DELLA TRUFFA COMPRATA VILLA IN SARDEGNA

APPALTO OSPEDALI, IN MANETTE IMPRENDITORE
COLASANTE E FUNZIONARIA DELLA ASL CHIETI

Pubblicazione: 06 marzo 2017 alle ore 09:31

Antonio Colasante

LANCIANO - “Se a qualcuno viene in mente di incrociare questi dati, siamo nei guai”.

Una frase profetica, quella intercettata di una tra i 9 indagati dell’inchiesta della procura della Repubblica di Lanciano denominata, appunto, “Dati incrociati”, che ha portato a scoprire un giro di fatture gonfiate per la fornitura di certi servizi nei presìdi ospedalieri della Asl Lanciano-Vasto-Chieti.

Oggi sono arrivate le misure cautelari, dopo che, nei mesi scorsi, gli accertamenti sull’inchiesta hanno riservato risvolti curiosi che hanno inevitabilmente attirato l’attenzione degli inquirenti.

Secondo quanto acclarato da passaggi testimoniali resi da alcuni indagati, per esempio, ben 700 lenzuola sarebbero state consegnate per soli 8 posti letto del presidio territoriale di assistenza di Casoli (Chieti), meglio di un hotel di lusso.

Una plusvalenza pazzesca per il principale indagato, l’imprenditore Antonio Colasante: doveva incassare zero, ha ricevuto 4,5 milioni di euro complessivi.

Risultato? L’acquisto di una villa di lusso in Sardegna, finita sotto sequestro.

GLI ARRESTI

Oggi sono finiti agli arresti la funzionaria del settore economato dell'azienda, Tiziana Spadaccini, e il noto imprenditore Antonio Colasante, nell'ambito dell'inchiesta "Dati incrociati" che conta al momento 9 indagati in tutto, tra cui il direttore generale della Asl Pasquale Flacco, accusato di concorso in abuso di ufficio per aver firmato alcune delibere relative al servizio.

Sono indagati anche il dirigente dell'ufficio legale della Asl Stefano Spadano, seppure per un fatto marginale, e la dipendente della Asl Rita Pantaleone, che lavorava a stretto contatto con la Spadaccini.

Gli altri indagati sono Costantin Gogonea, Sonia Pace, Enio Colasante e Camillo Desiderio Scioli.

La Spadaccini, tra l'altro, ha avuto un malore mentre si trovava in commissariato.

L’inchiesta è nata lo scorso anno e riguarda un giro di fatture per servizi esterni, in particolare lavaggio di biancheria ospedaliera e di strumenti chirurgici da sterilizzare, appaltati dalla Asl ad una impresa di Colasante, la Publiclean di Lanciano.

L'accusa è quella di aver gonfiato le fatture per circa 1 milione 700 mila euro sul dovuto, il cui ammontare reale era di 500 mila euro. L'importo complessivo del servizio lavanderia sarebbe stato di 4,5 milioni di euro dal 2009 al 2014.

L'ordinanza cautelare è firmata dal giudice per le indagini preliminari di Lanciano, Massimo Canosa, su richiesta del pm Rosaria Vecchi.

L’inchiesta sarebbe partita da un'intercettazione nella quale si affermava che "se incrociano i dati sono guai", di qui il nome dell'operazione, condotta dalla Polizia di Stato con il commissariato di Lanciano e la squadra Mobile di Chieti, oltre alla Guardia di finanza teatina.

VILLA IN SARDEGNA CON I PROVENTI DELLA TRUFFA

Una villa acquistata a Porto Cervo, in Sardegna, con i soldi, oltre 2 milioni di euro, ottenuti indebitamente per prestazioni che dovevano essere gratuite nell'ambito del servizio di lavanderia negli ospedali della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti da parte della Publiclean srl: a scoprirlo la procura di Lanciano che ha contestato i reati di abuso d'ufficio, falso ideologico e riciclaggio a nove persone, di cui due finite agli arresti.

Si tratta del titolare della ditta Antonio Colasante, mentre la dirigente Asl, Tiziana Spadaccini, è finita ai domiciliari.

Tra gli indagati c'è anche il manager Asl Pasquale Flacco che ha firmato alcune delibere relative al servizio.

L'inchiesta riguarda la liquidazione illecita effettuata dalla Asl alla Publiclean con l'indebita erogazione di 2 milioni 130 mila euro. I funzionari della Asl indagati sono accusati di aver abusato del loro ufficio per favorire la Publiclean attraverso atti amministrativi illegittimi per liquidare somme non dovute per gli anni 2009-2015.

Partite nel giugno 2016 e condotte dal commissariato di Lanciano e dalla squadra Mobile di Chieti, con l'ausilio della Guardia di finanza di Chieti, coordinati dal procuratore facente funzioni Rosaria Vecchi, le indagini hanno accertato che alla ditta venivano liquidate somme milionarie, mentre per contratto le spettavano zero euro, perché il contratto prevedeva che a fronte del pagamento per la biancheria dei letti la ditta si era impegnata a garantire due cambi di divise settimanali gratuitamente.

In realtà questo non è mai avvenuto e le divise lavate avevano superato il numero di quelle che avrebbero dovuto essere garantite gratis.

Inoltre le somme incassate dalla Publiclean venivano fatto oggetto di illecite movimentazioni: nel giro di pochi giorni transitando dal conto della Publiclean a quello della Hospitale Service facente parte della Colasante holding, poi girate ad altre società, sempre della stessa holding, prima alla Omnia Servitia poi alla Zaffiro srl.

Infine utilizzate da Colasante per l'acquisto di una villa a Porto Cervo, posta sotto sequestro in via preventiva.

CHI È ANTONIO COLASANTE

Nato a Guardiagrele ma residente a Lanciano, gli interessi di Antonio Colasante spaziano dal mondo della sanità a quello delle costruzioni, passando per l’editoria.

Alle fine del 2015 avrebbe voluto rilevare la Virtus Lanciano, squadra della sua città, poco prima dell’addio dei Maio, ma l'interessamento svanì dopo alcune valutazioni. Nel 2008 fu tentato anche da una scalata al Pescara.

Nel 2013, Colasante insieme al rettore dell'Iri School college, Carmine De Nicola, tentò l’acquisto di Villa Pini di Vincenzo Angelini.

Nello stesso anno fece scalpore l'iniziativa di Colasante che voleva costruirsi in via Eraldo Miscia, in pieno centro a Lanciano, un eliporto privato vicino a case, scuole e negozi.

I permessi erano tutti in regola ma la città si oppose.

Colasante chiese anche di poter effettuare la recinzione del terreno per poter costruire un hangar dove parcheggiare il velivolo.

LE REAZIONI

OLIVIERI, "CHE BISOGNAVA INTERVENIRE SU ASL CHIETI LO DICIAMO DA DUE ANNI"

"In relazione alla bufera giudiziaria che sta interessando la Asl2 Chieti-Lanciano-Vasto ci corre l’obbligo di ricordare, a chiare lettere, che da circa due anni abbiamo rappresentato, a tutti i livelli politici e amministrativi, la necessità di avvicendare l’intera Direzione generale della Asl2, ma non siamo stati ascoltati".

Lo dice il consigliere regionale di Abruzzo civico, e presidente della Commissione Sanità, Mario Olivieri, che annuncia di aver convocato la Commissione Sanità che presiede "per ascoltare la direzione generale sulle azioni da porre in essere per traghettare la sanità della provincia di Chieti verso livelli prestazionali adeguati ai bisogni della gente".

"A prescindere dall’esito delle indagini in corso per le quali ci fidiamo dell’operato posto in essere dalla magistratura inquirente, e che ci auguriamo ridimensioni l’intera questione, pur tuttavia è sotto gli occhi di tutti l’esito inefficiente di una Direzione generale assolutamente inefficace, lacunosa e inconcludente".

"Lo abbiamo rimarcato con forza senza essere ascoltati e senza trovare, fino ad oggi, il conforto di quelli che dovrebbero gestire la sanità abruzzese", aggiunge.

"La Asl2 Chieti-Lanciano-Vasto che brilla per lo scarso interesse dimostrato verso i territori più disagiati delle zone interne della provincia evidenzia, in questo frangente, la mancata governance e nei settori della manutenzione e della gestione dei servizi sanitari che non sono tollerabili in una sanità adeguata alle esigenze della popolazione".

"Per questi motivi, comunque finisca questa incresciosa vicenda per la quale non vogliamo assumere una posizione inutilmente giustizialista - conclude - ho appena convocato una Commissione".



© RIPRODUZIONE RISERVATA

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