AQUARIUS: BLANGIARDO, ''BASTA DEPREDARE L'AFRICA O IN EUROPA GUERRA TRA POVERI'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

INTERVISTA ALL'ESPERTO DI FLUSSI MIGRATORI, DOCENTE DELLA BICOCCA
''INCREDIBILE CHE NIGERIA SIA POVERA CON TUTTO IL PETROLIO CHE POSSIEDE''

AQUARIUS: BLANGIARDO, ''BASTA DEPREDARE
L'AFRICA O IN EUROPA GUERRA TRA POVERI''

Pubblicazione: 14 giugno 2018 alle ore 19:38

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L'AQUILA - "L'immigrazione dall'Africa verso l'Europa va affrontata in modo strutturale, perché il rischio di una 'bomba' legata alla mobilità delle popolazioni è pronta ad esplodere. All'Africa serve un Piano Marshall che permetta agli africani di non emigrare in massa e di vivere delle enormi ricchezze purtroppo storicamente depredate da potenze straniere. Altrimenti ci troveremo di fronte a scenari ancor più drammatici di quelli cui abbiamo assistito in questi anni e negli ultimi giorni".

Gian Carlo Blangiardo è tra i massimi esperti in circolazione dei fenomeni migratori. Docente di Demografia all'Università di Milano Bicocca e collaboratore della Fondazione Ismu - Iniziative e Studi sulla Multietnicità - ente scientifico indipendente, autore di decine e decine di pubblicazioni, interviene su un tema da nervi a fior di pelle che da giorni tiene banco sui media italiani e non solo.

Tema tornato alla ribalta con il caso dello stop alla nave Aquarius con a bordo 629 persone, tra cui donne anche incinte e bambini, da parte del governo italiano a guida Lega e Movimento 5 stelle che ha portato a una miriade di reazioni sia sul piano politico, pure sul terreno europeo, sia su quello sociale, con un'Italia pressoché divisa tra chi è entusiasta per la decisione di chiudere i porti italiani alle Organizzazioni non governative impegnate in mare e chi invece sostiene l'apertura ad ogni costo.

"Nel corso di questi anni, a furia di mettere una pezza qua e là per anni sul fenomeno migratorio - spiega l'esperto ad AbruzzoWeb - si è evitato un intervento strutturale che certamente non avrebbe risolto la questione, ma che avrebbe permesso di allargare la sfera dei soggetti coinvolti, in termini di Paesi e organismi internazionali, e di dare all'Italia un appoggio che è spesso mancato".

"E proprio perché le cose sono state lasciate così - continua Blangiardo - si sono creati due 'blocchi': uno composto da chi, a torto o a ragione, esaspera situazioni che talvolta forse non sono poi così drammatiche, in parole semplici c'è chi non ne può più perché convinto che stia montando un grosso problema e dunque non vede l'ora di trovare una via per risolverlo; un altro blocco costituito da chi ha come valore prioritario la solidarietà ed è disposto a passare sopra ad alcuni disagi che si possono vivere personalmente".

"Più passa il tempo e più quei 'blocchi' si allontanano, in proporzione al fatto che strada facendo il fenomeno aumenta", dice poi sul punto il docente.

"E se nel XX secolo - precisa - avevamo l'idea della 'bomba' demografica legata alla crescita della popolazione sulla Terra, nel XXI l'elemento da cercare di tenere sotto controllo per evitare che esploda è quello della mobilità a livello planetario. La demografia ci dà dei numeri rispetto all'aumento delle popolazioni. E di dice che l'Africa, oggi, è a 1 miliardo e 300 milioni di persone. Si tratta soprattutto di giovani che, diciamo così, si guardano intorno. Cinquecento milioni di africani sono su internet attraverso cui guardano il resto del mondo e si chiedono 'perché noi no?'".

Ed è proprio quello della mobilità il passaggio, per Blangiardo, su cui fare molta attenzione.

"In queste condizioni totalmente diverse rispetto al passato - afferma il docente - è ben presente nei luoghi di partenza l'idea della mobilità come dell'investimento della comunità locale, oltre che del singolo;  ad esempio, si hanno molti casi di famiglie che mettono insieme un po' di soldi per mandare all'estero i figli in attesa di poterli raggiungere. Ciò succede  già oggi assai spesso, ma in futuro potrebbe accadere addirittura con maggiore frequenza a meno che, qui torno sul punto dell'intervento strutturale, non vengano a crearsi le condizioni per valorizzare un Continente ricco e per evitare che la gente sia costretta a fuggire".

"D’altra parte, il mondo sviluppato prende il petrolio dalla Nigeria - continua - e le condizioni di vita dei nigeriani, anziché essere da Paese ricco, sono da Paese povero. Lo stesso si può dire del Congo, Paese ricchissimo di risorse ma con una popolazione poverissima".

Sul ruolo delle grandi potenze straniere, l'esperto è convinto che ce ne siano alcune, come Stati Uniti d'America, Francia e Cina, che  "hanno  un ruolo pesantissimo, anche indirettamente attraverso il ruolo delle multinazionali, nello sfruttamento dell'Africa".

"Basta con l'emergenza - conclude Blangiardo - si agisca con lungimiranza. Per evitare due strade: o l'invasione, o la guerra tra poveracci che cercano di sopravvivere".

 



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