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VIAGGIO NEL CRATERE/45. IL SINDACO LUCCI, ''INCERTEZZA BUROCRATICA''

ARSITA, ''SERVONO CERTEZZE SUI FONDI''

Pubblicazione: 02 febbraio 2013 alle ore 08:20

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L'AQUILA - Nell'alta valle del Fino, nella provincia teramana, c'è un paese abitato da poco meno di 900 anime: Arsita.

I primi documenti attestano la sua esistenza intorno all'anno mille, un patrimonio di storia e cultura di inestimabile valore.

Almeno fino al 6 aprile 2009, data ormai nota a tutti gli italiani che hanno visto venir giù a causa di un violentissimo sisma la città dell'Aquila, e con lei tutti i paesi limitrofi. Compreso Arsita.

Il sindaco, Enzo Lucci, spiega ad AbruzzoWeb cos'è successo a questa piccola gemma della regione.

Quante vittime e quali danni ha fatto il terremoto?

Fortunatamente non ci sono state vittime. I danni più rilevanti sono stati alla scuola, che ospitava le tre categorie: infanzia, primaria e secondaria. È ancora inagibile ma dal 2012 abbiamo un Musp (Modulo uso scolastico provvisorio). È stata molto lesa anche la chiesa del paese, fortunatamente siamo riusciti a restituirla alla popolazione dopo 8 mesi. Per quanto riguarda la periferia, invece, ci sono state molte case classificate “E” e la loro ricostruzione è iniziata e quasi conclusa. Ora rimane il problema del centro storico, dall'Università Enea di Pescara è stato redatto il piano di ricostruzione, dobbiamo passare alla fase progettuale, spero che i lavori possano iniziare in estate.

Com'è stata risolta l'emergenza abitativa?

Sono stati costruiti 15 Map, ma adesso ne sono abitati solo alcuni perché la maggior parte delle famiglie sono tornate nelle loro case di origine.

Quali sono le condizioni della "zona rossa"? Potrà essere ristretta?

Nella zona rossa esiste ancora una situazione di pericolo e incertezza, gli edifici sono stati comunque messi in sicurezza. Stiamo aspettando di iniziare a ricostruire anche da quella parte.

Il piano di ricostruzione a che punto è nel suo comune?

Il piano di ricostruzione è stato riconsegnato e siamo in attesa che venga perfezionato l'iter, per dare sostanza al piano stesso. Ma non è stato ancora registrato alla Corte dei conti.

A oggi qual è il problema più urgente da affrontare?

Dobbiamo avere l'approvazione delle convenzioni e lavorare in tranquillità e trasparenza.

Cosa vorrebbe dire al ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca?

C'è stata prima fase in cui ha funzionato tutto bene, poi siamo piombati nell'incertezza burocratica per le rendicontazioni e i finanziamenti. Vogliamo avere la certezza dei piani di finanziamento, soprattutto per le ditte. Servono certezze sulle tempistiche per l'ottenimento dei fondi.

Quanto ci vorrà per ricostruire il suo paese?

Il cronoprogramma dipende dai tempi dei finanziamenti. Se ci fossero i soldi nel giro di due anni sarebbe tutto ricostruito, ma sappiamo già che non è fattibile, quindi diciamo 5 o 6 anni.



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