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LE BASI DELL'ADDIO DURANTE LA VACATIO DEL DIRETTORE GENERALE SILVERI;
RABBIA SU FACEBOOK DAL CILE: ''MIO PADRE CONTINUA A LAVORARE''

ASL: CASO GALZIO, IN AZIONE LOBBY MARSICA;
LA FIGLIA SI SFOGA,''POLITICANTI RIDICOLI''

Pubblicazione: 12 luglio 2016 alle ore 08:09

Renato Galzio
di

L’AQUILA - Lo scontro che ha portato all’addio del luminare della Neurochirurgia aquilana Renato Galzio affonda le sue radici all’inizio del 2016, nei due mesi in cui l’Azienda sanitaria aquilana non aveva il direttore generale e le funzioni sono state esercitate dal direttore sanitario Mariateresa Colizza.

Un periodo caratterizzato da un vuoto di potere e da un forte scontro politico sulla successione durante il quale la dirigente, di origine marsicana, avrebbe difeso le ragioni del suo territorio, alimentando l’esistenza in vita, poi confermata anche dal nuovo manager Rinaldo Tordera, di un reparto “bis” in Marsica che, invece, per Galzio non ha ragione di esistere.

È quanto emerge in ambienti ospedalieri mentre si cominciano a chiarire alcune dinamiche che hanno portato alle fragorose dimissioni del primario, a oggi non ancora ritirate a dispetto delle rassicurazioni fornite ad AbruzzoWeb dall’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci, e degli appelli bipartisan a un ripensamento.

E intanto, sulla rete sociale di Facebook si registra un clamoroso sfogo della figlia del noto medico, Annalisa Galzio, studentessa della “Bocconi” di Milano che in questo momento si trova a Santiago del Cile, e che difende a spada tratta la figura di uomo e professionista di suo padre.

“Alcuni politicanti e piccoli uomini stanno gettando fango su di lui raccontando idiozie per accaparrarsi quei due-tre voti che possono prendersi nella Marsica che non siano dei propri cugini, vorrei smentire alcune delle porcate”, scrive con la veemenza dettata dall’affetto per il genitore, la stima per il professionista e certo anche dalla rabbia.

“Non è vero che mio padre ha chiuso il proprio reparto, non ha trasferito un singolo paziente, e nonostante questa ridicola bufera politica va a lavorare tutti i giorni e continua ad operare i propri pazienti tutti i giorni come fa da cinquant’anni a questa parte”, assicura la giovane Galzio.

LA LOBBY MARSICANA

La pattuglia marsicana, da sempre, è abituata a fare lobby sui più disparati temi, in modo legittimo ma astuto, facendo pesare il proprio peso politico.

In questa vicenda, oltre alla Colizza comprende, in altri ruoli chiave dell’azienda, il direttore del personale, Stefano Di Rocco, il responsabile del settore patrimonio, Francesco Dalla Montà, il direttore del dipartimento chirurgico, Giovanni De Blasis.

Non vanno dimenticati gli interlocutori politici: i due Di Pangrazio, Giuseppe, presidente del Consiglio regionale, e Gianni, sindaco di Avezzano, e i consiglieri regionali Emilio Iampieri (Forza Italia) e Gianluca Ranieri (Movimento 5 stelle).

Nei giorni scorsi Galzio era finito in polemica proprio con il sindaco Di Pangrazio, in relazione alla chiusura della Neurochirurgia di Avezzano che, secondo il primo cittadino marsicano, sarebbe stata generata da una disposizione del professore a favore dell’ospedale del capoluogo di regione.

Una strategia sconfessata dal manager Tordera che ha parlato di chiusura temporanea, concentrando i medici all’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila in attesa di nuove assunzioni ad Avezzano, e proprio questo distinguo potrebbe aver costituito la scintilla della crisi.

Prima ancora, durante la fase di interregno, c’era stato, però, l’impegno della Colizza a difendere il presidio marsicano, lasciando inalterato lo status quo di una situazione che, ha denunciato lo stesso Galzio, vede l’Abruzzo “al di fuori di ogni regola”.

Difatti la legge prevede l’apertura di una neurochirurgia ogni 600 mila abitanti come minimo e come massimo ogni 1,2 milioni e l’Abruzzo, con 1,2 milioni di abitanti, ne ha tre, più un servizio a Chieti e uno ad Avezzano.

LA FIGLIA DI GALZIO: “PORCATE CONTRO DI LUI DA POLITICANTI RIDICOLI”

Attacco a tutto campo ai detrattori del padre e alla lobby politico-sanitaria marsicana è invece quello di Annalisa Galzio, in un accorato post sulla rete di Facebook in cui, tra l’altro, nega ogni paventata chiusura di reparto.

L’INTERVENTO COMPLETO

Sono dall’altra parte del mondo e trovo quasi al limite del ridicolo, se non anche inopportuno, rispondere su un social network alle menzogne di alcuni analfabeti funzionali ma considerando che da una settimana continuo a ricevere messaggi in cui mi vengono chieste le cose più assurde su mio padre questo è probabilmente il modo migliore.

Poiché purtroppo alcuni politicanti e piccoli uomini stanno gettando fango su di lui raccontando idiozie per accaparrarsi quei due-tre voti che possono prendersi nella Marsica che non siano dei propri cugini, vorrei smentire alcune delle porcate che mi sono state chieste ultimamente.

Non è vero che mio padre ha chiuso il proprio reparto, non ha trasferito un singolo paziente, e nonostante questa ridicola bufera politica va a lavorare tutti i giorni e continua ad operare i propri pazienti tutti i giorni come fa da cinquant’anni a questa parte con una passione che è ripagata dall’affetto che fortunatamente la mia famiglia riceve dalle persone a cui salva la vita.

Approfitto della situazione per smentire anche quei poveretti maldicenti che da qualche anno a questa parte cercano di ingannare i pazienti perché non hanno altro modo: mi dispiace dover essere io a darvi questa nefasta notizia, certo gli è venuto qualche capello bianco, ma non ha l’Alzheimer, non ha il morbo di Parkinson, non ha un tumore né nulla di ciò che si inventano, sta benissimo, si crede ancora un gran figo, opera, visita e studia ancora più di me.

Dovrete reggere la sua competizione ancora per un bel po’, vi consiglierei di utilizzare il vostro tempo per imparare a fare il medico e portare a casa la pagnotta invece di cercare senza successo di divulgare falsità.

Riconosco che sia una persona difficile, ma soprattutto poco comoda per la politica visto che non ha mai chiesto un singolo favore a nessuno e non si è mai invischiato in una singola vicenda che non riguardasse cervelli da operare quindi non dovrà mai niente a nessuno, però non è lui che si sta infilando nella scena politica quanto la politica provinciale che si sta infilando indebitamente nella sanità, ed è per questo che si è dimesso, continuando comunque a lavorare con i propri pazienti.

Detto ciò mi piacerebbe rivolgere una domandina ai marsicani: come mai questa difesa sfrenata della neurochirurgia avezzanese, che politicamente fa tanto comodo, ma sanitariamente è un peso inutile, se poi quando vi trovate nella sfortunata situazione di bisogno di una figura professionale competente correte a L’Aquila?



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