ASL CHIEDONO INDIETRO INDENNITA' RISCHIO,
RABBIA GUARDIE MEDICHE, ''NON PAGHIAMO!''

Pubblicazione: 22 maggio 2018 alle ore 06:30

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PESCARA - "Su una cosa siamo uniti e compatti: noi non pagheremo!"

Una miscela di rabbia e determinazione, traspare dalle parole di Antonella Ferrati, una delle circa 500 guardie mediche abruzzesi, pronte alla mobilitazione perché in questi giorni si stanno vedendo recapitare richieste di pagamento monstre anche da 60 mila euro, da versare per di più entro il 30 giugno prossimo.

Effetto della famigerata delibera di giunta regionale numero 398 del 18 luglio 2017, nel quale veniva deciso che, a seguito di una segnalazione della Corte dei Conti, i medici di guardia non avevano diritto a percepire i 4 euro lordi orari di indennità di rischio per le loro trasferte nelle case dei pazienti, che pure era stato previsto da un accordo sindacale regionale del 2008.

La conseguenza è stata che le Asl non solo hanno cancellato per il futuro questa indennità, ma rivogliono indietro anche tutte le indennità già versate ai medici, fino all’ultimo centesimo.

Somme addirittura che vengono richieste agli eredi se il medico è intanto passato a miglior vita.

Salassi in media di 50 mila euro, con punte di 70 mila euro.

Inutili finora le proteste, e le azioni legali che intendono impugnare quella delibera. Cadute nel vuoto anche le rassicurazioni dei vari consiglieri regionali, e anche del presidente D’Alfonso in occasione della manifestazione in consiglio regionale nel novembre 2017, da parte di decine di medici.

La promessa di risolvere in qualche modo il problema è stata ribadita come un mantra durante la campagna elettorale delle politiche del 4 marzo, da questo e quel candidato.

Poi, parafrasando un noto adagio, "passato il voto, gabbato il santo": la pratica di riscossione degli arretrati è andata avanti nel silenzio degli uffici. Anche perche' la Regione si e vista arrivare un sollecito dai giudici contabili a inizio aprile, in cui si chiedeva appunto notizie sulle procedure di riscossione. L'impressione insomma e' che davvero la Regione abbia le mani legate, come sostenuto dai dirigenti, che legittimamente non vogliono rischiare denunce per danno erariale, non procedendo alle riscossioni.

Ad iniziare ad inviare le cartelle di pagamento è stata così la Asl Avezzano- Sulmona-L’Aquila, a breve partiranno anche le richieste da parte delle altre tre Asl abruzzesi.

"A me è arrivata una cartella da 24.575 mila euro - spiega amareggiata Ferrati - Sono stata, per così dire più fortunata, perché quando ho prestato servizio per la Asl aquilana come medico di base, la mia indennità era ridotta, di 2 euro, non di 4 euro. Fatto sta che questi soldi li devo restituire tra un mese e mezzo e non li ho. So che è possibile anche pagare in 48 rate, devo andarmi ad informare al dirigente competente della Asl, ma il punto non è questo: non è giusto farlo, è una lesione dei nostri diritti".

Del resto neanche la rateizzazione placa gli animi di una virgola dei 500 medici di base.

Il loro stipendio medio è infatti di 1.600 euro netti, "per lavorare 12 ore continuative e soprattutto ha a che fare con la vita delle persone", tengono a precisare in una recente nota. E anche rateizzando si andrebbero a pagare 1.000 euro alle mese, calcolato sulle 50.000 euro richieste in media. Non resterebbe di che vivere, con quello che resta dello stipendio.  

Per venerdi prossimo i sindacati si apprestano a convocare una conferenza stampa in cui saranno probabilmente annunciate clamorose iniziative di protesta.

I medici hanno il dente avvelenato anche perché come spiegano in un lungo documento che ripercorre le tappe della vicenda, la Regione, i sindacati, le Asl abruzzesi, hanno trovato ad inizio anno un accordo per la continuità assistenziale, che stabiliva che a partire dal primo febbraio 2018 per prestazioni aggiuntive dei medici in regime ambulatoriali, sarebbero state erogate 4 euro lordi l’ora di rimborso aggiuntivo. Ma di quei soldi non si è vista ancora l’ombra nelle buste paga di febbraio, marzo e aprile. In compenso è arrivato il salasso della restituzione coatta dell’indennità di trasferta.  

La battaglia prosegue anche sul fronte legale, affidata in particolare all’avvocato Riccardo Crocetta del foro di Chieti. i medici assistiti dallo studio contestano la legittimità della decisione. Si sostiene infatti che un indennità introdotta da un contratto collettivo potrebbe essere cambiato solo con un nuovo contratto collettivo che decida diversamente.

Altro punto di forza legale per i medici e che l’Accordo collettivo nazionale del 2005 aveva la dicitura del compenso lordo omnicomprensivo, che ha fatto scattare la richiesta di chiarimenti da parte della Corte dei Conti.

Nel luglio 2009, si osserva però, è stato sottoscritto un nuovo accordo collettivo nazionale che ha integrato, modificato e abrogato alcuni articoli del precedente accordo del 2005, compresa quello contenente l’onnicomprensività”, sotto la lente della Corte dei Conti.

"A dover di logica – commentano dunque le guardie mediche - la pratica sarebbe stata chiusa sul nascere se l’assessore Paolucci, alla richiesta di chiarimenti della Corte dei Conti, dopo avere letto meglio i contratti collettivi dei medici, avesse risposto che l’indennità di rischio non rientrava nell’onorario professionale ma bensì un compenso extra, stante al di fuori del mansionario del medico. Insomma non c’era più la onnicomprensività del compenso".



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