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ASL CHIETI: LA HOLDING COLASANTE DIETRO ANTAS IN UNA COMMESSA MILIONARIA?

Pubblicazione: 07 aprile 2017 alle ore 07:00

CHIETI - Ci sono diversi elementi che fanno ritenere che, nella gestione e manutenzione dei servizi di energia termica ed elettrica nella Asl numero 2 Lanciano-Vasto-Chieti affidati da Consip, la centrale unica degli acquisti del ministero dell’Economia di recente finita in una bufera giudiziaria e politica, siano coinvolte direttamente società riconducibili alla holding di Antonio Colasante, il noto imprenditore di Lanciano (Chieti) che è stato arrestato il 6 marzo scorso con l’accusa di aver ottenuto indebitamente oltre 2 milioni di euro dalla stessa Asl, per il lavaggio di lenzuola e divise del personale ospedaliero.

In particolare, ci sono documenti e circostanze che attestano la “vicinanza” tra la società Antas di Piacenza, che ha vinto l’appalto milionario per il servizio in nove regioni italiane, tra cui l’Abruzzo, e la galassia societaria di Colasante.

Non si sa se la Antas, che ha anche altre commesse Consip in Abruzzo, abbia ufficialmente affidato in subappalto il ben remunerato servizio legato alla gestione energetica di oltre 70 strutture tra ambulatori, uffici, consultori e magazzini, ma tutto lascia presupporre che ci siano legami professionali tra i due gruppi imprenditoriali, ritenuti colossi anche nel comparto sanità.

In tal senso, ad assicurare le prestazioni sarebbe la società Coop for service, di cui è presidente Enio Colasante, fratello di Antonio, e anche lui sotto inchiesta nell’indagine della procura frentana.

Il sodalizio sarebbe stato creato di recente, dopo la vittoria della commessa da parte di Antas.

Dalle carte Consip emerge che la famiglia Colasante aveva partecipato al bando di gara milionario vinto da Antas con una società della holding, la Omnia servitia, coinvolta nell’inchiesta dei pm lancianesi nell’ambito della quale sono finiti sotto indagine anche funzionari della Asl e lo stesso direttore generale, Pasquale Flacco.

Secondo quanto si è appreso, non potendo avere il subappalto con la solida Omnia servitia, perché la stessa ha partecipato direttamente all’appalto Consip, la famiglia Colasante avrebbe dunque utilizzato la Coop for service.

Le due società, peraltro, condividono la sede, che ha lo stesso indirizzo e località.

Operativa dal 2003, la Omnia dà lavoro a 121 addetti. La Coop for service ha 13 lavoratori ed è operativa dall’aprile 2016.

La vicenda si inserisce in un momento delicato per Consip. Infatti, sulla centrale acquisti del Mef c’è una inchiesta delle procure della Repubblica di Napoli e Roma, che messo nel mirino anche i subappalti regionali.

E che getta ombre su funzionamento sul meccanismo della Consip, nata per razionalizzare la spesa pubblica, con mega appalti centralizzati, che diventano poi obbligatori per tutte le pubbliche amministrazioni d’Italia.

In particolare, la clamorosa inchiesta riguarda la commessa centralizzata della manutenzione e la pulizia degli uffici pubblici italiani, dal valore di 2,7 miliardi di euro, risalente al 2014, che ha portato all’arresto per corruzione dell’imprenditore campano Alfredo Romeo, e ha messo sotto indagine, tra gli altri Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo Renzi.

Tornando all’appalto abruzzese: come già riferito da AbruzzoWeb con una delibera del 30 marzo 2016 a firma del direttore generale Flacco, la Asl provinciale chietina assegna all’Antas, e non poteva fare altrimenti, la manutenzione e gestione degli impianti di riscaldamento di oltre 70 strutture tra ambulatori, uffici, consultori e magazzini.

Un servizio dal costo di 4 milioni 356 mila euro più Iva all’anno che, per 6 anni, la durata della convenzione, arriverà alla cifra di 26 milioni 136 mila euro sempre esclusa Iva.

A destare perplessità tra gli addetti ai lavori è che il costo del servizio da parte dei vecchi gestori era molto più basso, anche se, per poter fare un raffronto, si dovrebbero vedere nel dettaglio i vari servizi effettuati o previsti.

Di fatto, comunque, non sembra direttamente l’Antas a occuparsi della commessa perché, come emerge dalle carte in possesso di questo giornale, c’è il fondato sospetto del subappalto alla società cooperativa Coop for service, di cui è presidente, dal 24 dicembre 2016, Enio Colasante, che è socio unico della Omnia servitia, e di cui è presidente Camillo Desiderio Scioli, che fa parte della holding Colasante.

Coop for service e Holding Colasante, che controlla interamente Omnia oltre al legame familiare ai vertici delle rispettive compagini societarie, condividono anche la stessa sede, quella di Mozzagrogna (Chieti), all’indirizzo “Zona industriale snc”.

Emerge poi che un anno fa, l’8 aprile 2016, Filippo Manci, direttore dell’unione operativa complessa governo dei contratti di servizi e forniture della Asl teatina, ha incontrato i rappresentanti dell’Antas, la società subentrante, e della Tecnonsanità, la società uscente, per concordare il passaggio di consegne del servizio di gestione degli impianti energetici e termici delle 73 strutture sanitarie disseminate in tutta la provincia chietina.

In quella sede si stabilisce che il passaggio di consegne scattarebbe alla mezzanotte del 30 aprile successivo, si stabiliscono le tempistiche della consegna delle varie documentazioni, un incontro con i dipendenti asl distaccati alla società uscente, e altri vari altri dettagli tecnici e operativi.

A rappresentare l’Antas, come si evince dalle firme messe in calce al verbale, oltre al responsabile di area, Enrico Salvatore, c’è anche Gianluca Di Loreto, responsabile tecnico della Omnia Servitia.

Lo stesso Di Loreto firma, per conto di Antas, in data 6 luglio, un preventivo di spesa da 34 mila euro per la realizzazione di un impianto di aria condizionata presso gli ambulatori del servizio per le Dipendenze patologiche di Vasto, inviato alla Asl.

Va ricordato che Antonio Colasante è stato arrestato il 6 marzo scorso con l’accusa di auto riciclaggio per circa 2 milioni 130 mila euro e abuso d’ufficio, poi posto ai domiciliari.

E gli è stata sequestrata anche una villa a Porto Cervo, in Sardegna, che, secondo l’accusa, sarebbe stata acquistata con i soldi indebitamente presi dalla Asl teatina.

Con lui, ma ai domiciliari, è stata arrestata anche una funzionaria del settore economato della Asl, Tiziana Spadaccini, accusata di abuso di ufficio.

Indagati, poi, il manager Flacco, accusato di concorso in abuso di ufficio, e appunto il fratello di Colasante, Enio, e il già citato Scioli.

Ferma restando la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva di tutte le persone coinvolte, le accuse della procura sono piuttosto gravi e riguardano un giro di pagamenti non dovuti per il lavaggio delle divise del personale ospedaliero.

Alla ditta sarebbero state liquidate somme milionarie, mentre per contratto le spettavano zero euro perché, a fronte del pagamento per la biancheria dei letti, si era impegnata a garantire due cambi di divise settimanali gratuitamente.

Inoltre, le somme incassate dalla Publiclean, un’altra controllata del gruppo Colasante, venivano fatto oggetto, sempre secondo i pm, di illecite movimentazioni: nel giro di pochi giorni sarebbero transitate dal conto della Publiclean a quello della Hospitale Service anch’essa della Colasante holding, poi girate ad altre società, ancora della stessa holding, prima la Omnia Servitia poi alla Zaffiro srl.

Somme, infine, utilizzate da Colasante, per l’accusa, per l’acquisto della villa sarda, posta sotto sequestro in via preventiva.

Se è vero che il ministero dell’Economia ha rilevato che le pubbliche amministrazioni hanno ottenuto, grazie alla centralizzazione degli appalti e delle forniture, ingenti risparmi in pochi anni, gli esperti fanno notare che, su determinati servizi, le pubbliche amministrazioni potrebbero risparmiare anche di più se avessero le mani libere, rivolgendosi alle piccole e medie imprese locali.

A tale proposito, molti amministratori sottolineano che da questo meccanismo le imprese locali risultano penalizzate, in quanto i grandi contractor, poi, di fatto si affidano a loro assegnando in subappalto i vari servizi, a condizioni spesso penalizzanti.

E tanto varrebbe, si ragiona, assegnare a quest’ultime direttamente le commesse, risparmiandosi il ricarico che il general contractor legittimamente applica.

Tornando alla Antas, è dal 2015 impegnata ad assicurare direttamente servizi anche a palazzo Silone, sede della Giunta regionale all’Aquila, dove negli anni precedenti era in essere un contratto di appalto per prestazioni di “global service” di gestione e manutenzione degli immobili di palazzo Silone e palazzo Centi, quest’ultimo in centro ma non ancora agibile per i danni casati dal sisma.

Questo contratto assicurava i servizi di gestione, conduzione, manutenzione di impianti tecnologici, del sistema edilizio e del verde dei predetti immobili, e ha avuto una durata di 8 anni dal luglio 2007, con un costo di 2 milioni 623 mila euro circa oltre l’Iva.

Ora l’Antas assicura a palazzo Silone la gestione e la manutenzione degli impianti di riscaldamento, di quelli della climatizzazione, degli impianti idrici, dell’impianto di illuminazione, degli impianti di automazione nonché degli ascensori.

Non si occupa, invece, della gestione e manutenzione dei diversi sistemi informatici né delle altre apparecchiature esistenti nell’immobile.

Dotata di un call center, con pronto intervento 24 ore su 24, l’Antas ore sta portando avanti un intervento di miglioramento dell’impianto illuminazione della stessa sede, con futuro abbattimento delle spesa energetica ed adesione a tecnologie ecocompatibili. (Berardino Santilli e Filippo Tronca)



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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