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PAOLUCCI

ASL CHIETI TIRA LA CINGHIA: FEBBO ''50 MILIONI DI DEBITI''; PAOLUCCI ''FALSO''

Pubblicazione: 08 marzo 2017 alle ore 07:00

di

CHIETI - Nel difficile cammino della Regione Abruzzo per mettere in sicurezza i conti della sanità, uscita da pochi mesi dal commissariamento ma ancora sotto tutela governativa, pesante è ancora la zavorra rappresentata dalle perdite della Asl di Chieti-Lanciano-Vasto.

Il consigliere di Forza Italia Mauro Febbo, nel corso di un’infuocata conferenza stampa in cui ha duramente contestato il project financing per la realizzazione dell’ospedale di Chieti, sostiene che il buco nell’esercizio 2015 è di 31,6 milioni di euro, perdita che viaggia verso un'ulteriore perdita di 40 milioni per l’esercizio 2016.

Non si fa attendere la replica dell'assessore alla sanità Silvio Paolucci , che bolla le esternazioni di Febbbo come “politica degli allarmismi, volti a generare paure e timori anche se la mia abituale raccomandazione e' di non farla sulla sanità”.

E ricorda che in base al piano che è stato approvato dai Ministeri dell’Economia e della Salute e che ha previsto per il 2016 una perdita di esercizio di 38 milioni di euro, per tutte e quattro le Asl), " il risultato 2016 è migliore di 15 milioni di euro nonostante siano stati bloccati i trasferimenti statali legati al payback, che sarebbe il rimborso di parte del prezzo dei farmaci da parte delle aziende farmaceutiche, che da soli valgono quasi 40 milioni di euro".

Tenuto anche conto che i soli farmaci per la cura dell’epatite C hanno generato in appena nove mesi del 2015 una spesa aggiuntiva effettiva di oltre 20 milioni di euro. Ed anche dei debiti lasciati sotto il tappeto nell’epoca del centro destra, e dei tagli da parte del governo centrale ai fondi della sanità. Insomma, assicura Paolucci, il piano di risanamento va avanti meglio di quanto preventivato.

Secondo Febbo invece, la situazione diventerebbe drammatica se si considera che la Asl provinciale ha iscritto in bilancio tra le entrate circa 7,9 milioni nel 2015, e ben 16,2 milioni nel 2016, i crediti vantati dalla Clinica privata Villa Pini, dell’imprenditore Vincenzo Maria Angelini, gola profonda del processo Sanitopoli, ma fallito al termine di un altro procedimento penale tanto da mettere seriamente in forse le entrate che potrebbero scivolare verso l'inesigibilità.

Numeri che confermerebbero che la Asl Teatina resta la grande malata della sanità abruzzese, anche se le altre Asl non possono certo gioire.

Ma sui numeri è scontro anche tra il presidente della Commissione garanzia e il direttore generale, Pasquale Flacco, in sella da fine 2015, che li contesta decisamente.

"Il nostro disavanzo - assicura ad AbruzzoWeb Flacco - sarà inferiore rispetto ai ai dati parziali che circolano in queste ore, ed anche confidiamo rispetto a quello dell’anno precedente, ma la quantificazione si avrà solo a fine aprile, quando chiuderemo il bilancio".

E aggiunge: "Purtroppo le perdite sono gli effetti di scelte fatte negli anni passati, che ci siamo ritrovati in eredità, ma ora daranno i loro frutti le politiche di contenimento dei costi e razionalizzazione".

La speranza è che sarà così. Non va dimenticato infatti che proprio la situazione debitoria della Asl teatina era stata individuata come uno dei principali ostacoli per l’uscita dell’Abruzzo dal regime del commissariamento nel settembre 2016, visto che poche settimane prima il Ministero dell'Economia e delle Finanze aveva certificato all'Asl di Chieti, debiti per oltre 50 milioni di euro.

A proposito di conti della Asl teatina, c’è un altro importante aspetto che andrà chiarito, in sede di approvazione del bilancio.

Le perdite per Febbo sarebbero addirittura ben più consistente, in quanto sono state "alleggerite" circa 7,9 milioni nel 2015, e di ben 16,2 milioni nel 2016, mettendo nella voce entrate i crediti vantati dalla Clinica privata Villa Pini, dell’imprenditore Vincenzo Maria Angelini, il grande accusatore dell’ex presidente della Regione Ottaviano del Turco, nel processo Sanitopoli, a sua volta caduto in disgrazia e condannato ad ottobre 2016 per prestazioni sanitarie secondo l’accusa non dovute o gonfiate, che anche la Asl di Chieti gli ha pagato, per una cifra pari a 46,7 milioni di euro.

Ora la clinica Villa Pini è sotto curatela fallimentare. Ma il punto è che non è affatto scontato che i soldi pretesi dalla Asl arriveranno in quell’importo e soprattutto in tempi brevi. Anzi per Febbo si tratta di crediti molto dubbi e difficilmente esigibili.

In quel caso la perdita effettiva del 2015 sarebbe non di 31,6 milioni, ma di quasi 40 milioni, quella del 2016 di oltre 56 milioni. Cosa gravissima per Febbo, che ha anche ricordato che appena tre anni fa la Asl diretta allora da Francesco Zavattaro, poi sostituto dalla nuova giunta di centrosinistra con Flacco, aveva registrato per l’esercizio 2014 un utile di oltre 200 mila euro.

Ad appianare le perdite delle Asl, va però ricordato, ci dovrà pensare la Regione. Per dare un’idea, a dicembre 2015 per chiudere tutte le perdite pregresse delle quattro Asl abruzzesi, la Regione ha dovuto metterci 235 milioni di euro.

Ma i tempi non si preannunciano rosei, visto che gli equilibri di bilancio della sanità abruzzese sono ancora sotto stretta osservazione governativa, anche dopo la fine del commissariamento, molto probabilmente si dovrà tirare nei prossimi anni ancor di più la cinghia.

Tenuto conto che il disavanzo complessivo della Regione, ovvero la differenza tra entrate e uscite è stato quantificato a fine dicembre in 770 milioni di euro, che andrà estinto con un piano di ammortamento in 10 anni.

Intanto però la spesa sanitaria, che è al voce principale di questo disavanzo torna a crescere, ad esempio perché, non per colpa della Regione i farmaci costano di più.

E ad incombere in un futuro tutt’altro che roseo, è anche l’Europa che chiede, minacciando procedure di infrazione o dirittura di un commissariamento, manovre lacrime e sangue per ridurre l’immane debito pubblico.

Nelle leggi di Stabilità per il 2015 e il 2016, firmate dall’ex premier Matteo Renzi e dall’ancora ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, sommando anche la manovra per il 2017, è previsto poi un taglio di quasi 8,2 miliardi a carico delle Regioni. La cui principale voce di uscite, come è noto, è rappresentata proprio dalla sanità.

E come se non bastasse, il Fondo nazionale sanitario rischia di essere ridotto di altri 422 milioni di euro, perché le regioni a statuto speciale Valle d'Aosta, Sicilia, Sardegna e Friuli Venezia Giulia, si sono appellate alla Consulta non intendono fare la loro parte.
Questo significa che l’ammanco andrà ripartito, in forma di ulteriori minori trasferimenti, tra le regioni a statuto ordinario, tra cui l’Abruzzo.

LA REPLICA DI PAOLUCCI: "ALLARMISMI STRUMENTALI"

"Oramai siamo abituati alla politica degli allarmismi volti a generare paure e timori anche se la mia abituale raccomandazione e' di non farla sulla sanità. Questa è la volta della strumentalizzazione sui conti. Per quanto riguarda gli equilibri economici della sanità abruzzese e di quelli della Asl di Chieti , si deve tener conto dello straordinario cambiamento di scenario in cui negli ultimi anni è venuto a trovarsi il Servizio Sanitario.

Le politiche di spending review nazionali e il calo demografico che in Abruzzo è stato più significativo che nel resto d’Italia, hanno generato disponibilità di risorse da fondo sanitario decrescenti, contrariamente ai sei anni di legislatura precedente, che comportano che le azioni di riorganizzazione a livello regionale siano ancora più incisive di quelle nazionali. Inoltre è diventato di ancora più di attualità in questa legislatura il tema del caro farmaci, con particolare riferimento a quelli innovativi che vengono immessi sul mercato a prezzi non etici sui quali non abbiamo leve di intervento.

I soli farmaci per la cura dell’epatite C hanno generato in appena nove mesi del 2015 una spesa aggiuntiva effettiva di oltre 20 milioni di Euro, non vorrei che la posizione di chi banali allarmismi fosse quella di erogare i farmaci.

È in questo scenario che è stato concepito il piano di risanamento, piano che è stato approvato dai Ministeri dell’Economia e della Salute e che ha previsto per il 2016 una perdita di esercizio di 38 milioni di euro, a fronte della quale il risultato 2016 è migliore di 15 milioni di euro nonostante siano stati bloccati i trasferimenti statali legati al payback (che sarebbe il rimborso di parte del prezzo dei farmaci da parte delle aziende farmaceutiche) che da soli valgono quasi 40 milioni di euro.

Le valutazioni gestionali sull’operato del management messo alla guida delle nostre Asl devono essere effettuate alla luce di questo scenario e non di quelli passati. Allora emerge che la Asl di Chieti ha avuto tra il 2014 ed il 2016 una contrazione nelle risorse da fondo sanitario, che è passato da 690 milioni di euro a 679 milioni, e che questa contrazione è particolarmente complessa da gestire se si considera il fatto che il fondo sanitario ogni anno per garantire le stesse attività effettuate l’anno precedente dovrebbe avere una crescita minima almeno pari alla copertura dell’inflazione.

Se i ricavi sono diminuiti, tra il 2014 ed il 2016 i costi operativi (personale, appalti, erogatori privati, insomma i costi ordinari per la gestione dell’azienda) sono rimasti invariati a circa 675 milioni di euro, questa è sicuramente capacità manageriale.L’unica voce che ha registrato una crescita significativa è stata quella per i farmaci che nei 2 anni sono cresciuti di circa 12 milioni di Euro per le motivazioni già dette.

Inoltre, con riferimento alle sopravvenienze del gruppo Villa Pini, esse hanno comportato nel 2016 non 16,2 milioni di entrate straordinarie bensì 13,9 milioni, e che a fronte di tale componente attiva ve ne sono altre passive ereditate dal passato quali i quasi 10 milioni pagati ai medici di base per cause che la Asl in base agli obblighi della prudenza avrebbe dovuto accantonare precedentemente, ma che le gestioni pregresse si sono ben guardate dal farlo.

In sostanza sono debiti che si tenevano nascosti sotto il tappeto.

Infine nel 2015 la Regione ha proceduto alla copertura di 235 milioni di perdite pregresse, azzerando i debiti del sistema sanitario e che nulla c'entrano con  l'annualità corrente. Sono debiti vecchi che semmai andavano ristorati prima e non oggi. Nell anno 2015 abbiamo dovuto coprire, nonostante la contrazione delle entrate e la enorme spesa per i farmaci appena 7 milioni che erano ampiamente disponibili nei bilanci delle Asl. Insomma prima di strumentalizzare il bilancio bisogna conoscerlo bene".



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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