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ASL L'AQUILA: PRIMA RISONANZA A FEBBRAIO,
LO SFOGO DI UNA MAMMA MALATA DI CANCRO

Pubblicazione: 08 novembre 2019 alle ore 07:30

L'ingresso dell'ospedale dell'Aquila
di

L'AQUILA - "Come si può dire a una donna che è malata di cancro, che ha già subito un intervento e una mastectomia, 'non abbiamo posto, non è l'unica persona con questo problema'? Come è possibile fare prevenzione se la prima risonanza utile, richiesta con urgenza da un medico, è fissata a febbraio?".

È lo sfogo di una donna di 55 anni, Rosanna Pellegrino, aquilana di adozione, che ad AbruzzoWeb racconta il suo calvario iniziato nel 2015, quando ha preso il via la sua battaglia contro il tumore.

Nel denunciare “le solite lungaggini delle liste d’attesa”, la donna spiega di aver risolto fissando un appuntamento nella Casa di cura privata di Villa Letizia, ma sottolinea “l’ingiustizia nel dover rivolgersi a un centro privato, soprattutto quando si hanno difficoltà economiche”.

La 55enne, pedagogista originaria di Foggia, è arrivata nel capoluogo abruzzese per studiare, ma una volta laureata, dopo aver conosciuto quello che poi sarebbe diventato suo marito, ha scelto di restare all’Aquila, dove attualmente vive con i suoi due figli di 15 e 18 anni.

“Nel 2015 ho perso il lavoro e una settimana dopo, nonostante 25 anni di prevenzione semestrale, mi è stato diagnosticato il cancro al seno - ricorda - Mi sono dovuta reinventare nonostante la malattia, mio marito lavora all’estero e senza un lavoro non avrei avuto modo di pagare le cure”.

La donna, che ha trovato un’occupazione in un’associazione nella quale si occupa di  ragazzi con problemi di apprendimento, la settimana scorsa ha contattato il Centro unico di prenotazione (Cup) della Asl dell’Aquila per una risonanza al ginocchio: “Il primo appuntamento è a febbraio, tre mesi per un controllo? Potrebbe sembrare normale alla maggior parte dei cittadini, abituati ormai ad attendere anche un anno per le visite, ma non è così. Il messaggio che deve passare è che tutti gli utenti hanno il diritto a curarsi e sono le struture a doversi adeguare, non i cittadini”.

“Basta essere solo un numero su un pezzo di carta, siamo persone. Sono consapevole che ci sono persone con il mio stesso problema e che moltissime donne ancora stanno lottando contro il cancro, ma a cosa serve operarsi se poi si hanno difficoltà per le visite di controllo?”, prosegue la donna.

Medici, oncologi ed esperti, impegnati nella lotta ai tumori, in occasione di giornate di sensibilizzazione, convegni e incontri, ricordano sempre l’importanza della prevenzione e dell’attenzione ai piccoli segnali, gli stessi che la 55enne ha illustrato dopo aver subito il primo intervento.

“A 8 mesi dalla radioterapia e dopo 4 visite in ospedale - aggiunge - ho avuto una recidiva: un cancro di 4 centimetri nello stesso sito in cui si è presentato la prima volta e sono andata allo Ieo (Istituto europeo di Oncologia) di  Milano per affrontare una mastectomia, una periodo che è stato devastante per me”.

La denuncia della donna ad AbruzzoWeb, come tiene a precisare, “non è per attaccare gli operatori sanitari, o essere polemica nei confronti del sistema, che comunque andrebbe rivisto, ma nasce dall’esigenza di una persona che ha sofferto e continua a soffrire di far rispettare un diritto a nome di tutti”.

Nel raccontare alcuni momenti della sua battaglia contro il cancro, la pedagogista svela che già nel 2016 ha avuto difficoltà a prenotare un controllo urgente, “in quell’occasione sono dovuti intervenire i carabinieri e alla fine ho risolto, questa volta ho deciso di rivolgermi a un centro privato, ma la sostanza è la stessa”.

Non essendo ancora passati tre anni dalla recidiva, scoperta nel 2016, la donna spiega di avere ancora il codice 048 che identifica i malati di cancro: “Il medico ha scritto il codice sull’impegnativa del controllo, che deve essere fatta entro 30 giorni, non tre mesi. Sabato andrò a fare la visita a Villa Letizia, nel frattempo mi auguro che questo mio sfogo possa servire per smuovere qualcosa, non per me, ma per tutte le persone che soffrono”, conclude.



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