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ANALISI FOCUSABRUZZO.EU DEI DATI CORTE CONTI: DAL 2013 RIDOTTA PROGRESSIVAMENTE SPESA PER ASSUNZIONI; AL SETTENTRIONE SEMPRE PIU' RISORSE, ''COSI' AUMENTANO LISTE DI ATTESA E FUGA PAZIENTI FUORI REGIONE''

ASL SENZA PERSONALE: ''ABRUZZO DEVE TIRARE LA CINGHIA, MENTRE IL NORD SCIALA''

Pubblicazione: 07 ottobre 2019 alle ore 06:43

L'AQUILA - L'allarme accorato sulla carenza di personale, a cominciare dai medici e infermieri, che opera negli ospedali abruzzesi, lo aveva lanciato forte e chiaro, per l'ennesiva volta, nel convegno “Diritti e doveri di un medico”, a L'Aquila, Carlo Palermo, segretario nazionale del sindacato dei medici Anaao-Assomed. A rafforzare, con i numeri questo appello, una fonte autorevole come quella del “Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica”, in cui si conferma, come fa notare il gruppo di ricercatori animatori dei Focusabruzzo.eu, che in Abruzzo la diminuzione di personale è un processo che va avanti dal 2013, legato al commissariamento della spesa sanitaria, e proseguita dopo la fine del commissariamento, nel settembre 2016, imposta come misura di risanamento dei conti, dal tavolo di monitoraggio del Ministero della Salute.

Ma emerge anche un altro dato: le regioni del Nord sono nel comparto della sanità ben più "spendaccione" di quelle del Sud, Abruzzo compreso, a sfatare un pregiudizio che suggerisce una lettura diametralmente opposta, e che è uno degli argomenti a favore dell'autonomia regionale differenziata, tanto cara alla Lega.

Per quanto riguarda il personale: tra il 2013 e il 2017, emerge una considerevole diminuzione di risorse a disposizione, per la crescita quantitativa e qualitativa delle risorse umane da mettere al lavoro nei servizi sanitari delle Asl abruzzesi.

Se nell’anno 2013 le risorse erano pari a 759 milioni nell’anno 2017 hanno un decremento fino a 747 milioni di euro, cioè meno 12 milioni di euro.

Un trend che non si è arrestato, come hanno più volte denunciato sindacati e associazioni di categoria, nemmeno dopo l'uscita dell'Abruzzo dal commissariamento per l'eccessivo indebitamento.

In conclusione, la politica di economie sul personale, ha prodotto, osserva Focusabruzzo, “il ricorso diretto alla sanità privata, con l’ovvia diminuzione degli ingressi di risorse per la sanità pubblica, la mancanza di risposta da parte dei servizi sanitari pubblici (Liste di Attesa, Disorganizzazione attività di Intramoenia, etc) una situazione negativa, quindi, accresciuta dalla rinuncia alla cura per problemi di reddito".

Infine l'aumento della mobilità passiva, ovvero le migrazioni dei pazienti abruzzesi in ospedali e centri specialistici di altre regioni, oneroso per le amministrazioni regionali, ma anche per i cittadini che, per trovare risposta ai propri bisogni di salute, spesso sono costretti a spostarsi anche dalla città in cui risiedono.

Nell’anno 2013, la restituzione alle altre regioni consisteva in 78 milioni  e 714 mila euro (differenza tra mobilità attiva e passiva). Mentre nell’anno 2017 si accresce attestandosi a 87 milioni e 296 mila euro.

Nei dati della Corte dei conti, spiega Focusabruzzo, emerge anche un altro aspetto non scontato: nel comparto sanità le regioni del Nord producono “deficit” e spendono in percentuale più del Sud e del Centro Italia.

La maggiore spesa è dovuta in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna proprio all'assunzione di personale e dalle maggiori risorse per gli investimenti nelle infrastrutture, dai nuovi ospedali all’acquisto di apparecchiature.

Nel Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica, si legge infatti che nel 2018 le Regioni settentrionali hanno speso 14,737 miliardi per il personale, incrementando, rispetto al 2017, la spesa di 237 milioni.

Il Sud ha avuto una incremento residuale. Nello stesso periodo appena 69 milioni di euro, quasi un terzo rispetto al Nord. Riferito ad una spesa ridotta : nel 2017 di 7,017, nel 2018 di 7,086 miliardi.

Non solo: da almeno dieci anni le Regioni settentrionali ricevono maggiori fondi da spendere per i dipendenti. Le Regioni in piano di rientro, tutte a Sud, hanno visto riduzioni particolarmente rilevanti, del10,2 per cento dal 2008,  del 4 per cento nell’ultimo quinquennio, come effetto del blocco del turn-over e delle manovre di contenimento della dinamica della spesa.

Infine, nel 2018, rispetto al 2004, al Nord  i costi per assumere nuovi dipendenti negli ospedali sono lievitati di oltre il 23 per cento, mentre al Mezzogiorno solo dell’8,5 per cento. Uno scarto di quasi 15 punti. Secondo la Corte dei Conti alcune regioni come Lombardia, Emilia Romagna e Veneto ,  in questi anni hanno mantenuto livelli di spesa di dimensioni assolute maggiori, coprendo il differenziale con risorse proprie e garantendo l’equilibrio dei conti. (f.t.)



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