BALL: IPOTESI DELOCALIZZAZIONE IN SERBIA, LOLLI, ''NON VI ABBANDONEREMO''

Pubblicazione: 27 ottobre 2018 alle ore 16:15

SAN MARTINO SULLA MARRUCINA - "Faremo di tutto per scongiurare una scelta assurda: ai lavoratori assicuro che non saranno lasciati soli".

Il presidente vicario della Giunta regionale, Giovanni Lolli, annuncia di essere pronto a portare la vertenza della Ball sul tavolo nazionale, qualora fosse necessario e, intanto, dopo il primo incontro di qualche giorno fa con i rappresentanti della proprietà, ne è stato fissato un altro dopo il 5 novembre.

Lo scorso 11 ottobre la Ball Corporation aveva annunciato l'intenzione di cessare la produzione nello stabilimento di San Martino sulla Marrucina entro fine dicembre 2018. L'impianto, che produce lattine per bevande, è attivo dal 1981 e impiega attualmente circa 70 persone. "Ball intende procedere alla chiusura dello stabilimento con un approccio  rispettoso dei propri dipendenti supportandoli attraverso una serie di misure in via di definizione", aveva assicurato con una nota Colin Gillis, presidente Ball Beverage Packaging Europe.

Interrompere la procedura di chiusura dello stabilimento di San Martino sulla Marrucina, avviare un confronto sulle argomentazioni sollevate oggi da Regione e sindacati, individuare una soluzione condivisa che non cancelli altri posti di lavoro sul territorio. Queste le richieste avanzate Lolli nel corso della riunione, alla quale hanno partecipato anche i rappresentanti sindacali, i sindaci dei centri del comprensorio e una delegazione dei lavoratori della Ball.

Durissima la reazione delle organizzazioni sindacali secondo le quali "non esiste una modalità più barbara e irrispettosa di quella utilizzata dalla Ball Srl nei confronti delle proprie maestranze dello stabilimento di San Martino sulla Marrucina". E che hanno definito "un film già visto in Honeywell quello che oggi viene riproposto a San Martino sulla Marruccina dalla Ball, addirittura forse con un livello più basso".

Il 15 ottobre scorso, allo sciopero indetto dai sindacati hanno partecipato tutti i dipendenti che hanno lanciato un accorato appello alle istituzioni, chiedendo il massimo sforzo "per evitare che l'ennesima multinazionale in salute lasci questo territorio dopo averlo sfruttato, semplicemente alla ricerca di una tasca più piena".

Il riferimento è alle voci, sempre più insistenti, di un probabile spostamento della produzione in Serbia, come ha spiegato Donato Di Camillo, della Fim-Cisl di Chieti Pescara: "Questa azienda ha attivato tre linee produttive in Serbia e due in Spagna, noi pensiamo - ha aggiunto Di Camillo - che vogliano spostare questa produzione in Serbia".

I sindacati hanno parlato di "strani atteggiamenti" dell'azienda negli ultimi mesi, "quasi sempre provocatori". Le lavoratrici e i lavoratori, secondo Fiom-Cgil e Fim-Cisl, "sono stati bravi a resistere, l'azienda è stata costretta a palesarsi nella forma più violenta e schifosa possibile sotto la propria responsabilità, mancando di rispetto alle maestranze con questa chiara volontà di delocalizzare l'azienda in maniera del tutto ingiustificata sia sotto il profilo produttivo che economico, lo stabilimento in oggetto ha addirittura un costo fisso più basso di altri".

"Inutile nascondere le difficoltà di questa trattativa - ha spiegato Lolli - ma porremo in essere tutte le iniziative possibili per difenderci e scongiurare quella che appare come una scelta assurda, visto che lo stabilimento di San Martino è uno dei più performanti del gruppo. Ai lavoratori, però, assicuro che non molleremo e non li lasceremo soli in questa vertenza, che siamo pronti a portare anche sul tavolo nazionale".



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