IL PRESIDENTE DEL COMITATO PROMOTORE DI BENEDETTO, ''NON SNATURIAMO''
SI ATTENDE LA RIFORMA DEI CREDITI COOPERATIVI, C'E' OPZIONE POPOLARE

BANCA DELL'AQUILA VERSO IL VOMANO,
''I NOSTRI AZIONISTI SONO TRANQUILLI''

Pubblicazione: 24 dicembre 2015 alle ore 08:30

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L’AQUILA - Si va verso un unico istituto bancario, con l’idea di chiamarlo Banca Gran Sasso d’Italia. 

In attesa della riforma sulle banche di credito cooperativo, la costituenda della Banca dell’Aquila, da qualche anno pronta a "sbocciare" ma mai nata, conferma l’unione con la Banca del Vomano, ‘creatura’ nata da poco.

La scelta di unirsi alla Banca del Vomano è stata in sostanza dettata dalla necessità di uscire dal momento, piuttosto lungo e complesso, in cui era finito il progetto della Banca dell’Aquila, a causa del cambio di rotta della Banca d'Italia che ha stabilito l’obbligo di raggiungere un capitale minimo di 5 milioni - in questo caso siamo intorno ai 2 milioni e mezzo di euro con 800 soci - per poter, diciamo così, “mettere al mondo” una banca di credito cooperativo.

Quella del teramano è una banca che ha un capitale sociale superiore ai 5 milioni di euro, con più di 1.700 soci e uno sportello giù attivo a Scerne di Pineto.

Insieme, dunque, il capitale sociale della Banca Gran Sasso d’Italia supererebbe i 7 milioni di euro. 

“Per noi - spiega ad AbruzzoWeb Americo Di Benedetto, a capo del comitato promotore - si tratta di giocare di anticipo. Con i soci ci siamo trovati d’accordo sulle procedure che partono da lontano, dalla riforma delle banche popolari con stralcio del credito cooperativo, quindi abbiamo rivisitato il nostro percorso dal punto di vista delle procedure. In assemblea lo scorso 24 novembre, abbiamo trovato un momento di condivisione su questa riforma, nonostante le legittime preoccupazioni per quanto sta accadendo nel mondo bancario da parte di chi ha destinato soldi alla creazione di una banca, ma ci siamo capiti sugli aspetti procedurale e amministrativo e la fiducia per ciò che intendiamo fare è intatta. Il progetto nasceva come Banca dell’Aquila, oggi si trasforma, ma le direzioni sono le stesse: vogliamo unire due realtà territoriali”.

“Ora bisogna attendere la riforma per capire in quale direzione muoversi - prosegue Di Benedetto - o verso quella del credito cooperativo classico, oppure del credito cooperativo di natura diversa, popolare, che però non svilisca il nostro progetto, che era e resta un’idea nobile”.

Il presidente del comitato promotore, poi, snocciola un dato “che fa capire benissimo la nostra estrema serietà: fino al 31 dicembre dello scorso anno, gli interessi sui capitali versati, hanno fruttato il 2,50 lordo e verranno restituiti quando al momento dell’istituzione della banca”.

“Da noi - conclude Di Benedetto - si sottoscrive un’azione destinata a finalità sociali. C’è la ferma intenzione di continuare a lavorare su questo filone, adeguandoci a quei sistemi normativi che attendiamo, in un’epoca di grosse difficoltà di accesso al credito. Dobbiamo lavorare sulla città e sul territorio con i piccoli risparmiatori”.



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