BANCHE IN CRISI, IL BAIL-IN METTE PAURA
''PERICOLO PER CONTI SOTTO 100 MILA EURO''

Pubblicazione: 09 luglio 2016 alle ore 13:30

L’AQUILA - Sono giorni di discussioni bollenti sul Bail-in, il salvataggio interno, per i più esperti la direttiva dell’Unione Europea - che è stata recepita in Italia dai decreti legislativi numeri 180 e 181 del 16 novembre 2015 - che introduce nuove regole volte a prevenire e gestire le crisi di banche e imprese di investimento.

Detto in parole povere, si tratta di una normativa che, in caso di una crisi bancaria, impone il salvataggio solo attraverso il diretto coinvolgimento di azionisti, obbligazionisti, correntisti.

Ieri, come ha riportato Il Sole 24Ore, il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi) Antonio Patuelli, nel corso della relazione all’assemblea annuale a Roma, ha dichiarato che è "necessario rivedere al più presto la normativa sul bail-in che contrasta in parte con la Costituzione".

Mentre il governatore di Bankitalia Ignazio Visco e il Fondo monetario internazionale (Fmi) hanno aperto alla possibilità di un salvataggio pubblico in casi specifici.

Per fare chiarezza, allora, AbruzzoWeb ospita l’intervento di Giuseppe Palma, giurista e scrittore, autore del blog ScenariEconomici.it e di alcuni libri come Figli destituenti. I gravi aspetti di criticità della riforma costituzionale e Il tradimento della Costituzione. Dall’Unione Europea agli Stati Uniti d’Europa: la rinuncia alla sovranità nazionale.

SALVATAGGIO BANCHE IN CRISI, LA PERICOLOSITA' DEL BAIL-IN

di Giuseppe Palma

Il bail-in nasce per impedire gli aiuti di Stato alle banche. Come funziona il sistema bancario in ordine al bail-in?

La banca ha due grossi ‘recipienti': fonti e impieghi.

Le prime sono quelle da cui la banca reperisce il denaro, i secondi invece sono i 'settori' in cui il denaro viene investito.

Il denaro si prende da conti correnti, azioni, obbligazioni, e la banca dà un certo tasso di interesse, poniamo l’1 per cento.

Prestandolo, mettiamo al 4 per cento, la banca ottiene quindi il 3 per cento di guadagno.

Ma nel caso di politiche di austerità e nell’ottica del pareggio di bilancio, succede quello che sta accadendo negli ultimi anni, cioè che mutui e prestiti non vengono più restituiti da cittadini e imprese perché in serie difficoltà, quindi la banca va in crisi.

E in quel momento, da dove attinge, cioè da dove prende il denaro? Dalle fonti, ovviamente.

Il bail-in, dunque, prevede in caso di banca in sofferenza, cioè in una situazione in cui vi siano molti crediti deteriorati, essa attinga dalle fonti, cioè da azioni ed obbligazioni - prima subordinate e poi senior - e poi dai conti correnti superiori a 100 mila euro.

Ma attenzione, non è assolutamente vero che ad essere garantiti siano i conti correnti con cifre inferiori a 100 mila euro, perché se è vero che la garanzia è data dal sistema bancario, è anche vero che il fondo interbancario copre fino allo 0,8 per cento degli attivi bancari. 

Quindi, se salta una banca medio-piccola, vengono a mancare le coperture per i conti correnti sotto i 100 mila euro. 

A questo punto, o interviene lo Stato, ma non può farlo a meno che non ci sia una deroga da parte delle istituzioni europee, oppure si 'tocca' anche chi sta sotto questa soglia. 

In tal caso salta il sistema, con la conseguenza che una banca, per attirare investimenti darà ad esempio il 4 per cento di interessi a chi deposita i soldi, poi porterà i mutui ad esempio al 7 per cento, creando così il credit crunch, cioè la stretta del credito, che tradotto in parole semplici vuol dire che la banca salta lo stesso perché avrà difficoltà a riprendere indietro i soldi prestati. 

In questo momento, nelle stanze che contano e che non sono in Italia, i ‘capi’ stanno traccheggiando sulle soluzioni perché devono garantire il capitale internazionale, che ha la necessità di tenere bassi i tassi d’interesse, perché altrimenti il capitale stesso verrebbe divorato dall’inflazione, ed è per questo che non si vuole l’aiuto di Stato alle banche, perché permetterebbe a queste ultime di prestare i soldi senza il rispetto di determinati criteri e garanzie; e questo mette a rischio proprio il capitale internazionale.

Il bail-in, dunque, che è già norma, trasforma la banca in una società come tante altre, con la differenza che a pagare in questo caso saranno gli azionisti in primo luogo, poi gli obbligazionisti subordinati, poi senior e poi i correntisti sopra a 100 mila euro, col rischio, come già detto, di una mancata garanzia per chi ha un conto con meno di 100 mila euro. 

Il premier Matteo Renzi, dopo la Brexit, ha chiesto, per i problemi che hanno avuto le banche italiane e non inglesi che sono in un sistema di sovranità monetaria avendo la Sterlina e non l’Euro, di poter intervenire come governo nel salvataggio delle banche italiane.

Se la Germania non dà l’ok agli aiuti di Stato, dovranno pagare i correntisti, ma sarebbe un bagno di sangue e credo che per questo il sì arriverà, anche per l’intervento della Bce e della Commissione Europea, ma ovviamente a certe condizioni di cui scriverò più avanti.

Non dobbiamo poi dimenticare che la Bce domani mattina può fare quello che vuole, cioè coprire tutto e risolvere ogni problema, solo che il suo statuto non lo permette. 

Con il quantitative easing può inondare le banche di soldi, ma le banche li userebbero per coprire le perdite e non per investire, creando di fatto una vera e propria bolla, lasciando a secco l'economia reale. 

E se la Germania non molla, la Bce, cioè Mario Draghi, aumenterà sicuramente il quantitative easing, ma nell’economia reale non entrerà nulla.

Insomma, l’unica via è autorizzare l’intervento pubblico e nazionalizzare almeno un istituto di credito. 

La Germania, se dice di sì, comunque pretenderà delle condizioni, cioè dirà di no a tutte le altre richieste di flessibilità, di minore austerità, di rinvio o superamento del pareggio di bilancio oppure di revisione dei Trattati. 

E questa è la strada imboccata verso l’autodistruzione. 

Il sistema salterà, con delle conseguenze gravissime per tutti noi e tutto perché ci si rifiuta di applicare degli accorgimenti logici, a cominciare dal cambiare la Bce, renderla cioè prestatrice illimitata di ultima istanza, per poi passare a togliere il Consiglio dell’Unione Europea dalla procedura legislativa attribuendola quindi soltanto al Parlamento, e per finire col cambiare l’Euro, ossia destinare la moneta unica non più ai mercati dei capitali privati, ma direttamente ai governi. 

In sei mesi, il sistema sarebbe salvo. In caso contrario, si salveranno in pochi quando tutto si dissolverà.

Personalmente, sono convinto che mai la Germania accetterà di rendere la Bce prestatrice illimitata di ultima istanza, così come mai accetterà di riformare la moneta unica, quindi è necessario, a mio parere, tornare quanto prima alla sovranità monetaria.



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