BASILICA COLLEMAGGIO RIAPERTA, LA STORIA:
''ORA DIVULGARE IL MESSAGGIO DI CELESTINO''

Pubblicazione: 23 dicembre 2017 alle ore 06:41

La Basilica di Collemaggio

L’AQUILA - “Non vi è dolcezza più pura dell’amore per la propria terra. La restituzione al mondo cristiano della Basilica di Collemaggio incarna la rinascita culturale e sociale di una città che si nutre del dono elargito da Papa Celestino V. È arrivato il momento di diffondere, con forza e tenacia, il messaggio del papa del perdono, oltre i confini puramente localistici”.

All’indomani della riapertura di Collemaggio, a quasi nove anni dal sisma del 2009, AbruzzoWeb pubblica l’intervento che ricostruisce la storia che lega la Basilica a Celestino V della giornalista e scrittrice Monica Pelliccione, autrice del libro Nel nome di Celestino. Una nuova luce per L’Aquila, pubblicato all’indomani del terremoto.

La Basilica di Collemaggio è tornata a splendere in tutta la sua maestosità. A quando risalgono i prodromi storici della sua edificazione?

La sua fondazione si deve a Celestino V, al tempo Pietro da Morrone, che scelse L’Aquila, in fase di ricostruzione dopo il saccheggio del 1294, come luogo eletto dove edificare un’abbazia. L’avvio delle pratiche per la costruzione dell’edificio, sull’allora Colle di Maio, risale al 1287 quando l’appezzamento di terreno sul quale sorge venne acquistato per 20 fiorini e 4 tarini da Rogata della Torre, che ne era proprietaria. Un anno dopo, il 25 agosto 1288, la chiesa, culla dell’elezione al Soglio Pontificio di Papa Celestino, venne consacrata. Collemaggio aveva un aspetto austero e maestoso, con tre navate divise da imponenti pilastri ottagonali e arcate ogivali. Già dalla sua primitiva edificazione era presente la Porta Santa, sul lato sinistro.

Come si arrivò all’elezione a Papa di un umile frate eremita?

Il trono pontificio era vacante da oltre un anno dopo la morte, il 4 aprile 1292 di Niccolò IV. Il conclave dei cardinali si era riunito più volte senza trovare l’accordo sul nome del nuovo papa: per l’elezione era necessaria, infatti, la maggioranza dei due terzi del Collegio cardinalizio. Un conflitto nato all’interno delle due famiglie degli Orsini e dei Colonna, accentuato dalla rivalità tra le comunità religiose dei francescani e dei domenicani. Passarono mesi prima che il Collegio cardinalizio, su indicazione del decano Latino Malabranca, indicasse il nome di fra’ Pietro come futuro Papa.

E proprio a Collemaggio Celestino fu incoronato.

Pietro si trovava in meditazione sul monte Morrone. La sua era un’esistenza ascetica e votata alla solitudine e al raccoglimento. La notizia dell’elezione sconvolse l’animo del futuro Papa, che fu colto da viva sorpresa e, come da testimonianze dell’epoca, si prostrò a terra versando lacrime di timore e trepidazione. L’umile frate venne incoronato il 29 agosto 1294. La storia lo dipinge su un cavallo bianco, scortato da Carlo I e Carlo Martello, mentre attraversa la città tra due ali di folla in tripudio.

Quando fu emanata la Bolla che sancì l’elargizione del dono della Perdonanza?

La Perdonanza è il primo atto papale, eseguito la sera stessa dell’incoronazione. Celestino emanò la Bolla del Perdono concedendo il dono dell’indulgenza plenaria “a tutti coloro che veramente pentiti e confessati entreranno nella Chiesa di Collemaggio dai vespri del 28 agosto ai vespri del giorno successivo”. Celestino V e la Perdonanza sono parte integrante del patrimonio storico e culturale dell’Aquila. Non va tralasciato come l’indulgenza abbia prodotto la più grande frattura all’interno della Chiesa cattolica, mettendo in contrapposizione potere e coscienza. Papa Paolo VI, a 673 anni dall’emanazione, pose la Perdonanza aquilana al primo posto del protocollo della Sacra Penitenziaria. La prima indulgenza della storia: fino a qual momento, la remissione totale dei peccati veniva concessa solo ai crociati in partenza per la Terra Santa e ai fedeli in pellegrinaggio alla Porziuncola di Assisi. Cestino V elargì la Perdonanza dapprima a voce, la sera del 28 agosto 1294. Il 29 settembre arrivò la conferma scritta, con la Bolla, che fa riferimento a un sincero pentimento dell’animo e alla riconciliazione con Dio e con il prossimo.

La Porta Santa di Collemaggio è la seconda, al mondo, dopo quella di San Pietro, a Roma. Ma la valenza di Collemaggio e della Perdonanza celestiniana è ancora appannaggio di pochi. Perché?

Nella Perdonanza troviamo l’anticipazione del Giubileo cristiano. La Porta Santa, che annualmente viene attraversata dai fedeli pentiti e confessati, nella sua imponenza e il profondo significato spirituale, incarna il simbolo del perdono. La Perdonanza si incastona perfettamente nel grande Giubileo della chiesa, che viene celebrato ogni 25 anni.

Le spoglie di Celestino V sono tornate a casa. Collemaggio ha riaperto le sue porte alla città e ai fedeli. Qual è il prossimo passo da fare?

Ritengo che la comunità aquilana abbia preso piena consapevolezza della valenza della Perdonanza. La commozione, l’intensità con cui gli aquilani hanno vissuto l’evento della riapertura della Basilica, parlano da sole. È un momento storico, di rinascita culturale, civile, non solo religiosa. Adesso bisogna andare oltre: la candidatura della Perdonanza a patrimonio immateriale dell’Unesco è un’occasione importante, ma non l’unica, per diffondere il messaggio di Celestino V. Per far comprendere alla comunità internazionale il grande tesoro che custodisce L’Aquila: la meraviglia del Perdono che si rinnova ogni anno. La Perdonanza possiede una forza intrinseca rimasta a lungo sopita, circoscritta all’alveo locale, anche per la controversa interpretazione della rinuncia al papato di Celestino. Il papa dei miracoli e del cammino spirituale. Il Papa delle suppliche e della flagellazioni, del raccoglimento e della devozione. Semplicemente, il Papa del Perdono.



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