BUSSI: E' GIALLO SULLA CONCESSIONE
DELL'ACQUA DA PARTE DELLA REGIONE

Pubblicazione: 07 ottobre 2017 alle ore 07:24

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BUSSI SUL TIRINO - Sorgono i primi dubbi sulla legittimità dell'autorizzazione per lo sfruttamento dell'acqua ai fini della produzione energetica a Bussi sul Tirino (Pescara) concessa alla Società Chimica Bussi Spa, del gruppo che fa capo a Donato Todisco, la prima insediata tra le tre imprese interessate a investire nell'ex polo industriale, che sono Uniholding di Alberto Filippi e Carlo Toto.

Secondo quanto emerso, infatti, in una delle ultime riunioni tra il presidente della Giunta regionale, Luciano D'Alfonso, e il sindaco, Salvatore Lagatta, a cui hanno partecipato in 11 tra dirigenti e funzionari regionali, la Regione ha deciso di ritirare in autotutela sia l'autorizzazione concessa alla società Energia Diffusa per la realizzazione di nuove turbine all'interno dello stabilimento ex Solvay, sia il provvedimento che respingeva la richiesta di concessione presentata dal Comune.

È proprio quest'ultimo atto, che sarebbe stato assunto dagli uffici all'insaputa dello stesso governatore, che ha fatto saltare sulla sedia il sindaco. Visto che persino il presidente, in un'assemblea pubblica a Bussi, aveva annunciato la volontà di concedere l'autorizzazione per lo sfruttamento dell'acqua al Comune.

Per questo, quando D'Alfonso, nell'imbarazzo generale, ha appreso dai dirigenti che l'ente aveva di fatto contraddetto il percorso indicato nel protocollo d'intesa con Comune e Uniholding, che contemplava proprio la realizzazione di una nuova centrale da parte dell'ente locale, si è di fatto stabilito di tornare indietro, ripristinando quanto deciso dalla politica.

Lo sfruttamento della risorsa idrica è considerato essenziale per rendere appetibili e, soprattutto, sostenibili nuovi investimenti sul sito industriale, che prova a rialzarsi dopo l'epocale crisi seguita alla scoperta della mega discarica dei veleni, che da dieci anni attende ancora la bonifica.

L'energia prodotta dall'acqua serve anche a garantire il funzionamento della barriera idraulica Taf, realizzata dalla Solvay su prescrizione del ministero dell'Ambiente per scongiurare l'ulteriore fuoriuscita di sostanze tossiche dalla fabbrica.

La richiesta dell'acqua da parte del Comune risale al luglio 2016 e l'idea dell'ente era, ed è ancora, quella di costituire un consorzio pubblico-privato per la realizzazione di una nuova centrale idroelettrica.

A novembre, poi, c'è stata la sottoscrizione del protocollo d'intesa tra Comune, Regione e Uniholding, che contempla appunto la realizzazione della centrale da parte dell'ente locale con il contributo del privato.

Nei mesi scorsi, tuttavia, con due determine, il capo dipartimento della Giunta alle Opere pubbliche, Emidio Primavera, prima ha rigettato la domanda del Comune e poi ha concesso l'autorizzazione per lo sfruttamento dell'acqua a Energia Diffusa, senza darne alcuna comunicazione al Comune.

Atti sui quali il sindaco Lagatta, nell'ultimo incontro in Regione, avrebbe sollevato dubbi di legittimità, visto che l'assegnazione a suo dire sarebbe avvenuta "senza bando pubblico".

Secondo quanto appreso da AbruzzoWeb, inoltre, la nuova turbina di Energia Diffusa dovrebbe essere installata all'interno della centrale data in gestione a Todisco, ma dirigenti e funzionari regionali, sempre nel corso dell'ultima riunione con il sindaco e il governatore, avrebbero sostenuto che la concessione era stata data a Solvay Chimica.

Quest'ultima, dal canto suo, avrebbe nel frattempo cambiato nome, pur mantenendo la stessa partita Iva, andando così incontro alla decadenza prevista nel caso in cui questo non fosse stato comunicato alla Regione, così com'è avvenuto.

"Stiamo esaminando la situazione, ma non c'è ancora stato alcun atto, non posso aggiungere altro", dice laconico a questo giornale il responsabile del servizio Gestione demanio idrico della Regione Abruzzo, Luca Valente, che tuttavia conferma che l'ente ha concesso l'autorizzazione alla Energia Diffusa e respinto la richiesta del Comune.

Da fonti regionali, in ogni caso, si ritiene di aver agito in maniera corretta, pur nell'ambito di una serie di incertezze generali.

Una matassa difficile da sbrogliare, se fosse confermato che due diversi soggetti si sono avvicendati nello stesso stabilimento, mantenendo però, all'interno dello stesso, la più importante fonte di guadagno  e di sussistenza dell'intero insediamento industriale.



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